FAMIGLIA E MEDIA

Non ridursi al conflitto

Senza paura e con coscienza critica nella nuova agorà

"Oltre a voler superare quella fase di critica e conflitto nel rapporto con i media, vogliamo cercare d’instaurare un rapporto positivo e propositivo che limiti il divario che c’è oggi tra famiglia e mezzi di comunicazione". Con queste parole Luca Borgomeo, presidente dell’Aiart (Associazione italiana ascoltatori radio e televisione), riassume al SIR la finalità del corso nazionale di formazione "Senza paura nella nuova agorà. Per un rapporto positivo famiglia-media" tenutosi a Rimini dal 10 al12 dicembre. Troppo spesso, spiega Borgomeo, "la televisione, la stampa, i videogiochi e gli altri media inviano ai giovani dei messaggi immorali, poco etici e fuorvianti che, se male interpretati, influiscono notevolmente sull’educazione del ragazzo". Per tale ragione, "abbiamo dedicato questi tre giorni al rapporto tra media e famiglia perché quest’ultima diventi un filtro di questi messaggi e ritorni così ad essere la principale fonte educativa per i giovani". Affinché ciò avvenga, aggiunge il presidente dell’Aiart, "le famiglie devono essere sostenute dalle istituzioni, dalla Chiesa e dalla scuola affinché possano svolgere al meglio questa sfida educativa".

Nuovi spazi. Dopo il convegno Cei "Testimoni digitali" che si è tenuto a Roma dal 22 al 24 aprile, sottolineano i responsabili del corso, non ci possono essere "timidezze o reticenze" e "senza pensare a facili scorciatoie, occorre recuperare una consapevolezza più certa in relazione alle positività che i media offrono alla contemporaneità, senza dimenticare i facili tranelli che l’attraversano" ma indicando "la possibilità di un rapporto positivo con la multimedialità, significa soprattutto provare a indicare una via possibile tra i generici ostracismi e le deleghe". All’incontro di Rimini ha partecipato anche mons. Domenico Pompili, sottosegretario Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, che ha illustrato gli "orizzonti d’azione" per il futuro dei media. Nella sua presentazione, mons. Pompili si è soffermato su "un’idea riduttiva di libertà come assenza di costrizioni per poter essere aperti ad ogni possibilità". Infatti, "il rifiuto della differenza produce un dualismo esasperato con, da un lato, il fondamentalismo laico e, dall’altro, il fondamentalismo religioso". La tecnica e il consumo, ha detto il direttore dell’Ufficio Cei, sono "i nuovi spazi di risacralizzazione, cioè il tentativo di costruzione di un infinito (solo) orizzontale" e "nella sacralizzazione del consumo l’esperto è il nuovo sacerdote, i templi sono i centri commerciali, i codici di comportamento sono le mode, i santi sono i divi, il calendario liturgico è sostituito da quello dei saldi, delle offerte speciali, dei last minute, delle nuove festività profane". E così "assistiamo al passaggio dal simbolo all’idolo": mentre "il simbolo apre alla relazione con qualcosa di assente che si situa su di un piano diverso della realtà, l’idolo non invita ad altro da sé ed è un’immagine chiusa su se stessa, aperta su niente". In questo contesto, "i media non sono più degli strumenti ma hanno perso i confini tra di loro e i confini con l’ambiente". Di fronte a ciò, ha proseguito mons. Pompili, è fondamentale dare valore "al primato della relazione come condizione dell’educare" e nel rapporto "tra educatore ed educando è necessaria un’asimmetria" che si raggiunge nella "forza dell’educatore".

Essere protagonisti. "Venticinque milioni di utenti, di cui una buona percentuale è rappresentata dai giovani, non vedono più la Rete come semplice piazza virtuale per fare nuove amicizie o scambiare opinioni e foto, bensì come una vera e propria finestra informativa su ciò che accade nel proprio Paese e nel resto del mondo e questo, specie nel momento in cui si verificano fatti di notevole rilevanza sociale". È la riflessione di Domenico Infante, segretario del Comitato di presidenza dell’Aiart, che ha osservato come "una nuova antropologia digitale va emergendo" e "con i Social Network le persone e i loro rapporti sono sempre più al centro delle relazioni"; "Facebook è importante non per i servizi che fornisce ma per il contributo libero di tutti i partecipanti nella condivisione dei contenuti in maniera sincronica". La novità, ha precisato Infante, "sta nel fatto che Internet era nei fatti una rete di pagine e contenuti e non di persone; le persone potevano contattarsi e dialogare tra loro ma non con una moltitudine nel web sincronicamente". Tra i relatori del corso di formazione Franco Mugerli, presidente del Comitato di applicazione del codice Media e Minori, ha citato il Rapporto Censis 2010 per evidenziare come "la natura della crisi che viviamo è in un calo del desiderio che si manifesta in ogni aspetto della vita". Per Mugerli, "anche davanti a tanta cattiva televisione e ai pericoli della Rete ci sentiamo impotenti"; invece, "nonostante tutto, è possibile cambiare e tornare ad essere protagonisti" ma "occorre un’educazione ai media, come pure è necessario esigere che norme e Codici siano applicati". In questa direzione, "il Comitato vuole aiutare telespettatori ed emittenti a migliorare la programmazione televisiva" aprendo "un procedimento su ogni segnalazione di programmi nocivi per i minori che ci perviene". Per contattare il Comitato: comitato.minori@sviluppoeconomico.gov.it.