cattolici e anglicani
2 dicembre 1960 – 2 dicembre 2010
Quella che il dottor Geoffrey Francis Fisher, arcivescovo di Canterbury e primate della Chiesa anglicana, volle rendere a papa Giovanni XXIII il 2 dicembre del 1960 era in verità una visita strettamente privata secondo il cerimoniale vaticano, "di cortesia" come ebbe a definirla lo stesso Fisher, ma acquistò carattere di quasi ufficialità sia per il rilievo che ne diedero i giornali, sia perché aveva indubbiamente l’impronta dell’avvenimento storico: era il primo incontro, dai tempi della Riforma, tra un Pontefice romano e un rappresentante della Comunione anglicana. Fu la segreteria di Stato, retta allora dal cardinal Tardini, a voler mitigare alquanto l’importanza data dai giornali all’incontro, che si svolse peraltro in un clima di grande cordialità ma con un cerimoniale ridotto al minimo, senza fotografie e senza che fosse diramato nemmeno un comunicato ufficiale. Testimoni rivelarono il primo saluto di Fisher al Papa: "Santità, sono quattro secoli che non ci vediamo".
Era un tempo di grazia per la Chiesa di Roma, quello del dicembre di cinquant’anni fa, certamente favorevole al dialogo con le altre Chiese. La "macchina" del Concilio era stata avviata, si respirava già lo spirito ecumenico della grande assise, anche sulla spinta della creazione del Segretariato per l’unione dei cristiani (l’attuale Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani), istituito da Giovanni XXIII nel giugno del 1960 al fine come spiegò lo stesso Pontefice "di manifestare il nostro amore e la nostra benevolenza verso i cristiani separati da questa Sede apostolica, perché possano seguire i lavori del Concilio e trovare più facilmente la via per raggiungere l’unità invocata da Cristo".
La visita di Fisher in Vaticano aveva rotto il ghiaccio tra cattolici e anglicani. Ma dovevano passare circa sei anni, quando il 23 marzo 1966 il nuovo arcivescovo di Canterbury, Michael Ramsey, poteva incontrarsi, questa volta ufficialmente, con Paolo VI in Vaticano e il giorno dopo, nella Basilica di San Paolo, sottoscrivere con papa Montini una "dichiarazione comune" che sanciva l’inizio del dialogo. Incominciava così il lavoro della Commissione mista che sarà suggellato il 28 aprile 1977 dalla visita a Roma dell’allora primate anglicano, arcivescovo Donald Coggan. Seguirono altri incontri storici nel cammino della comune ricerca dell’unità. Cambiano i protagonisti. Giovanni Paolo II e l’arcivescovo Robert Runcie s’incontrano una prima volta il 9 maggio 1980 ad Accra, nel Ghana, entrambi in viaggio pastorale in Africa. Poi la seconda volta nel 1982, il 29 maggio, nella Cattedrale di Canterbury (ed era senza precedenti la visita di un Pontefice al tempio simbolo dell’anglicanesimo), nel corso del viaggio in Gran Bretagna di Karol Wojtyla. E ancora nel 1989 a Roma, quando il Papa e l’arcivescovo anglicano pregarono insieme in San Pietro e nella chiesa di San Gregorio Magno, storicamente legata alla missione evangelizzatrice di sant’Agostino di Canterbury in Inghilterra.
Fino al recente incontro di settembre tra l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, e Benedetto XVI in viaggio apostolico nel Regno Unito per la beatificazione del cardinale Newman. Il Papa, nel suo discorso rivolto al Primate anglicano, ha voluto rendere merito al merito e ricordare i protagonisti di quel primo coraggioso approccio di cinquant’anni fa che valse a rompere il ghiaccio: "Il contesto nel quale ha luogo il dialogo fra la Comunione anglicana e la Chiesa cattolica si è evoluto in maniera impressionante dall’incontro privato fra papa Giovanni XXIII e l’arcivescovo Geoffrey Fisher nel 1960".