Immigrazione
Settimane Sociali di Francia: secondo giorno
(Parigi – 27 novembre 2010) Integrazione e modello repubblicano francese, anche alla luce dell’impegno delle Chiese e dei cristiani, sono stati i temi portanti degli interventi del secondo giorno dei lavori della 85ª edizione delle Settimane Sociali di Francia (Ssf), che si è aperta il 26 novembre (fino al 28) a Parigi su "Migranti, un futuro da costruire insieme".
Capacità di integrare. L’integrazione delle popolazioni di origine straniera passa per la loro integrazione sociale, che comprende la politica dei territori, il lavoro, l’alloggio, l’istruzione e la sanità. Problemi che si complicano talmente tanto per effetto delle discriminazioni che nasce il dubbio se non siano da rivedere le politiche migratorie ed il modello stesso di integrazione. Per la sociologa e direttrice della Scuola di alti studi in scienze sociali, Dominique Schnapper, "l’integrazione resta la sola strada possibile. L’immigrazione ha spiegato nella sua relazione è un fenomeno normale. Si tratta di popolazioni che hanno la vocazione a stabilirsi su terre di immigrazione, specie se provengono da Paesi poveri e poco liberi, non esiste altra politica possibile che quella di integrazione, capace di fornire loro mezzi per partecipare alla vita collettiva su una base di eguaglianza e di legalità. Non può esserci una politica che favorisca l’esclusione". Legittimo, casomai, sarà interrogarsi sulle modalità di questa politica di integrazione che, ha rimarcato Schnapper, nel decennio 1980-1990 ha visto pressoché tutti i Paesi europei convergere intorno alla nozione di multiculturalismo. "I processi di integrazione ha detto la sociologa variano a seconda dei campi della vita collettiva. Si nota una differenziazione tra l’integrazione culturale dei migranti e dei loro discendenti, vale a dire dei modelli culturali della società d’istallazione, e l’integrazione strutturale, ovvero la partecipazione alle diverse istanze delle vita collettiva, con particolare riguardo al mondo del lavoro. L’integrazione culturale è sempre stata più rapida di quella strutturale ed è da questo scarto che nascono le frustrazioni degli individui e il loro risentimento nei confronti dell’ordine sociale". "Non ci si può interrogare sull’integrazione dei discendenti degli immigrati senza porsi degli interrogativi sull’integrazione della società nel suo insieme", ha sottolineato Schnapper, per la quale "il problema dell’immigrazione è innanzitutto un problema della società nazionale e della sua capacità di integrare tutti, immigrati e non". Se l’integrazione degli immigrati non è separabile da quella della società nel suo insieme, "la politica di integrazione conoscerà il successo nella misura in cui le società democratiche avranno la capacità di riformarsi e di affermare i propri valori senza cedere alla demagogia". L’integrazione dei migranti e dei loro discendenti è dunque "uno specchio delle tensioni delle società ed interroga la loro capacità di integrare realmente tutti i suoi membri senza esclusione".
Persone non merci. A far risuonare, nello spazio pubblico, la voce delle Chiese sul tema delle migrazioni e dell’integrazione, è l’impegno di coloro che, nelle Ong, nella pastorale dei migranti, nella Caritas accompagnano, accolgono e difendono i migranti. "L’elenco delle dichiarazioni, dei documenti e delle proposte delle Chiese su questi temi è lunghissimo ha ricordato Jean-Arnold de Clermont, presidente del Servizio protestante di missione (Defap) un impegno apprezzato, con diversi riscontri e per nulla sottovalutato anche da vari strati dell’opinione pubblica". Le Chiese sono le sole a prendere la parola sull’accoglienza degli immigrati e la cosa è tanto più importante, ha aggiunto il pastore, "se a queste prese di posizione si aggiunge anche uno sguardo diverso al problema, quello di Cristo che ci invita a lavorare su noi stessi per chiarire le nostre paure così da non lasciarsi strumentalizzare e sfruttare dalla politica". Parlare di migranti è "parlare di persone e non di merci utili al funzionamento del sistema Francia", ha avvertito de Clermont. "A dettare la politica migratoria non sono più i problemi di integrazione ma la competizione internazionale e il futuro delle società francesi". Ne deriva l’urgenza di una visione diversa sul tema migrazione, come chiedono le Chiese che si pongono "sotto lo sguardo di Dio che guarda con amore all’umanità intera e ad ogni essere umano. Sguardo che ci spinge a chiederci in ogni momento, ‘di chi sono prossimo?’". La giornata si è conclusa con l’incontro dei 3 mila partecipanti con 60 gruppi di immigrati che hanno raccontato la loro esperienza di integrazione cui ha fatto seguito "Cucine dal mondo", un momento di convivialità per chiudere le conversazioni cominciate in precedenza.