Morte e vita

Senza alcun rispetto” “

L’inaccettabile censura operata dalla tv pubblica

Ogni tanto riaffiora e lo fa in modo subdolo, rifiutando ogni confronto. Sembra che parlarne di tanto in tanto sia il modo più efficace per fare breccia. Rifiuta le sedi istituzionali, quelle dove si devono affrontare le questioni per diritto, e compare nei mass-media.
Non tanto nelle pagine culturali o nei dibattiti, quanto piuttosto nelle trasmissioni serali, quelle che entrano nelle famiglie con il permesso implicito di chi, ottemperando al proprio dovere annuale di pagare le imposte, si fida della televisione di Stato, in quanto pensa sia garante dei valori e degli ideali costituzionali. A quell’ora davanti alla televisione ci sono facilmente quanti – adolescenti, genitori, anziani – desidererebbero trascorrere qualche momento di serenità. Nessuno li ha avvertiti, nessuno ha offerto loro qualche informazione previa per affrontare la serata. Pensano di vedere uno spettacolo televisivo e basta. E, invece, ecco comparire un suadente presentatore che introduce e sostiene chi nella vita ha fatto una scelta e vorrebbe che tutti la pensassero allo stesso modo. Non è la pubblicità ad un prodotto, ma poco ci manca.
Eppure, se ci si fermasse a pensare, si capirebbe che si sta svendendo la vita. Naturalmente, nessuno può manifestare una posizione diversa. Ecco realizzata – perché non dirlo? – con il portafoglio degli italiani la censura mediante la stampa. Sì, in passato i regimi proibivano la libertà di stampa con il ricorso alla censura su notizie o su fatti contrari a chi comandava. Oggi, i mezzi di comunicazione possono esercitare a pieno il loro essere il quarto potere e censurano pensieri e persone, inducendo a pensare che tutto sia monocolore e monocorde.
Eppure, esiste una verità pubblica, ma non pubblicata, che chiede di essere conosciuta. È in gioco la democrazia, perché l’informazione obiettiva e corretta ne è parte costitutiva. Se manca il confronto non c’è libertà di opinione, né libertà nella comunità civile. C’è imposizione di pochi più forti, perché hanno a disposizione uno spazio televisivo pagato, su milioni di persone. Occorre tornare alla democrazia, nella quale tutti hanno una voce. In democrazia non conta chi fa la voce più grossa, ma le tante persone che silenziosamente vi appartengono. Soprattutto e – questa è civiltà – contano le persone fragili, malate, quelle che combattono una battaglia difficile come è quella della malattia e della disabilità.
È dunque assolutamente legittimo chiedere che gli organi di informazione diano buon esempio. In un Paese democratico è legittimo che se qualcuno fa un’affermazione, qualcun altro gli risponda: il più delle volte per dovere e per chiarezza. Ora, questo non significa arrivare allo scontro o alla polemica!
Stampa e televisione hanno la responsabilità di dare voce a tutti, soprattutto a chi ritiene che i valori sui quali è costruita la nostra democrazia abbiano dalla loro la sicurezza del vero e del bene. Prima di demolire con sorrisi e facili moralismi il rispetto incondizionato che si deve ad ogni persona, tutelandone l’integrità fisica in ogni momento dell’esistenza, bisogna domandarsi se erano sciocchi e anacronistici quelli che di tale rispetto hanno fatto un punto cardine dell’Italia repubblicana. Bisogna ancora interrogarsi a che cosa si andrebbe incontro se si inserisse un’eccezione al rispetto per la vita della persona. Se si dicesse che in alcune situazioni la persona umana non è più un bene assoluto, ma è relativo a quello che di lei pensano gli altri, che cosa succederebbe? Quanti cadrebbero sotto questa eccezione. E, poi, fatta un’eccezione, non se ne può pensare altre?
Sia ben chiaro: non si vuole la vita a tutti i costi, ma il rispetto della persona ancora in vita per evitare ogni intervento o omissione che procurerebbe intenzionalmente la morte. Probabilmente certe questioni sono troppo serie per essere affrontate in una serata televisiva. Se proprio, se ne vuol parlare, che almeno si dia voce a chi vive situazioni analoghe e giunge a conclusioni diverse, rispetto ad ospiti proposti in continuazione su tutti i palinsesti.