FILIPPO
Lo sgomento, le domande, il silenzio, l’abbraccio
Suicida a 11 anni. Rimbalza così sui media la notizia di una tragedia avvenuta in un paesino vicino a Pisa. Un ragazzino di 11 anni, Filippo, che si uccide con una cinghia stretta intorno al collo. In casa, all’ora di pranzo, lasciando un biglietto in cui chiede perdono ai familiari.
Naturalmente non si può entrare in una vicenda così drammatica a partire dai titoli dei giornali. Però anche solo questi lasciano attoniti. C’è poco da sapere, ma quel che si sa non può lasciare indifferenti. Anche perché la notizia squarcia il velo della normalità intorno a noi, lascia intravedere la possibilità che proprio al nostro fianco, nelle vicende quotidiane e così rassicuranti, ben conosciute, possa affacciarsi l’abisso.
Ed è proprio l’abisso quello che spaventa. Come può un ragazzino di 11 anni arrivare al suicidio? Come è possibile che nell’età dell’"esplosione", della ricerca di sé, della voglia di affermarsi che comincia forte con la preadolescenza e l’adolescenza, come è possibile il gesto dell’annientamento? Quale scoraggiamento, quale mistero e quale abisso, anche solo momentanei, hanno catturato la mente e il cuore di un undicenne?
Sono domande difficili e, nello stesso tempo, immediate. Perché ciascuno di noi ha a fianco Filippo, o chi per lui. Magari senza accorgersene. La tragedia di Pisa riguarda un po’ tutti. Si potrà riflettere e cercare a lungo le motivazioni possibili di un gesto così sconcertante. Già, nelle prime cronache, si accenna alla separazione dei genitori, al fratellino più piccolo nato dalla relazione della madre con il nuovo compagno, con il quale l’undicenne viveva… Tante cose, da lasciare agli psicologi. Importanti, certo, per ricostruire dinamiche e sezionare, tutto sommato senza troppi riguardi, le vite altrui. Ma in fondo sono irrilevanti rispetto all’enormità del fatto e al messaggio immediato che pare di cogliere e che riguarda il mistero della vita, la sua impenetrabilità, a volte, insieme alla sua fragilità.
Siamo davvero delle piccole canne al vento, come diceva il filosofo. Capaci a volte di resistere alle tempeste più forti, come, in altre occasioni, di crollare di colpo. Cosa ci tiene in piedi? Cosa ci fa resistere? O mollare tutto? Cosa cerchiamo? Cosa cerca un bimbo di 11 anni, come un uomo anche molto più maturo?
Difficile dire. Viene da stare in silenzio e magari avvolgere in un abbraccio pieno di tenerezza e compassione nel senso autentico del patire insieme prima Filippo e poi il suo papà e la sua mamma. In fondo, siamo tutti noi.