giornata ringraziamento
Il pane, il lavoro, la pace
È il "lavoro onesto" di chi coltiva la terra che serve alla sussistenza dell’intera umanità. Nella Giornata nazionale del ringraziamento che la Chiesa italiana ha celebrato oggi, domenica 14 novembre, l’arcivescovo di Bologna, card. Carlo Caffarra, commentando l’esortazione paolina "di mangiare il proprio pane lavorando in pace" ha ricordato ai coltivatori "la pace del lavoro onesto anche se non stimato nella misura dovuta dalle leggi umane che dà dignità alla vostra persona e alle vostre famiglie". Ma anche la consapevolezza che questo lavoro "offre a tutti i credenti la possibilità suprema: offrire il divino sacrificio eucaristico", dal momento che "il pane che diventa il Corpo di Cristo e il vino che diventa il suo Sangue è frutto della vostra terra e del vostro lavoro". Proprio a Bologna, nella basilica di San Petronio, si è tenuta la celebrazione nazionale della giornata con la Messa presieduta dall’arcivescovo, seguita dall’Angelus e dalla benedizione delle macchine agricole. Nella vigilia, invece, un seminario di studio dal tema "Il mondo agricolo-rurale si misura con la sfida educativa" che ha visto la presenza, tra gli altri, dei giovani delle cinque sigle che rappresentano l’associazionismo e il sindacalismo cattolico per i lavoratori della terra: Acli Terra, Coldiretti, Fai Cisl, Feder.Agri-Mcl, Ugc Cisl.
Ringraziare, vertice dell’educazione. "Ringraziare, qualificare, intrecciare". Tre le parole utilizzate da mons. Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Boiano e presidente della Commissione episcopale Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, per parlare del valore del lavoro. Suggestioni proposte al seminario e collegate "al cammino educativo della Chiesa italiana in questi dieci anni, riconoscendo negli ‘Orientamenti pastorali’ una preziosità meravigliosa", dove "queste giornate danno al documento che potremmo definire ‘il sogno’ la concretezza del segno". "Il vertice dell’educare ha affermato mons. Bregantini è il ringraziare", perché "dice che tutto è dono: il sole e la pioggia, il bambino e l’anziano, il pane". Si esce così dalla logica del "possesso" e si aprono le mani per accogliere ciò che viene donato. "Questo ha aggiunto il vescovo ci permette di capire che noi siamo custodi, come agricoltori e imprenditori, e non solo produttori di beni. Siamo custodi del giardino, dove il frutto della terra che è il pane ci lega al pane quotidiano, ma anche all’eucarestia".
Difendere il mondo rurale. Mons. Bregantini si è quindi soffermato sulla preziosità di questa giornata "per non dimenticare" un mondo rurale che andrebbe "difeso" perché "non è solo produttore di beni ma custode di un territorio", mentre "spesso viene mortificato: si chiudono le classi scolastiche di montagna, le poste, gli ospedali". Il presidente della Commissione episcopale lamenta un "criterio solo quantitativo, dove è il numero che decide", dimenticandosi che "c’è un mondo rurale che difende un territorio". Ma "se una collina non è difesa da una comunità rurale perché questa è andata via via scomparendo, ad esempio, vi saranno tanti e tali disastri naturali che lo Stato, in fin dei conti, pagherà più di quanto sarebbe costata la scuola, o l’ospedale".
Qualificare e cooperare. Secondo pilastro, "qualificare". "Da parte dell’agricoltore ha ripreso l’arcivescovo vi dev’essere la preoccupazione di fare un prodotto di qualità", il che "non significa prezzi alti, ma certezza di aver un prodotto buono al giusto prezzo". La qualità, però, va difesa: "Sì, quindi, ai consorzi di tutela, ma anche comprare certi prodotti perché appartengono al proprio territorio o a una realtà che si vuol promuovere, come ad esempio il Sud". Educare il consumatore e proporre un prodotto di qualità sono le due facce della stessa medaglia, per la quale è importante "saper creare un legame tra ciò che io vendo e ciò che tu compri". Viene qui il terzo cardine del ragionamento di mons. Bregantini, ossia intrecciare, creare cooperative. Innanzitutto perché "le cooperative sono un obiettivo fortissimo a livello pedagogico", un "momento formativo" nel quale s’impara e si produce non da soli, ma insieme. La forza educativa di queste esperienze viene, secondo il presule, da tanti esempi positivi come le realtà del Progetto Policoro promosse dalla Chiesa italiana.
Custodire con responsabilità. "La cooperazione, la tipicità dei nostri prodotti, la qualità, l’attenzione al territorio sono valori stupendi", ha commentato a chiusura del seminario dopo la relazione del sociologo rurale Corrado Barberis e la testimonianza di Giovanni Bersani, figura storica dell’associazionismo e della cooperazione internazionale il direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, mons. Angelo Casile. Ma prima di tutto, ha precisato, "dobbiamo comprendere sempre più che la terra, ricevuta in dono da Dio, è da custodire con responsabilità e sobrietà". Inoltre "educarci a custodire il Creato ci permette di scoprire, come ricorda il Santo Padre, che siamo noi stessi custoditi da Dio", e dunque, ha concluso mons. Casile, "custodire la terrà implica custodire l’uomo".