ASSEMBLEA CEI

Trovare la direzione

La conferenza stampa di mons. Mariano Crociata

In Italia c’è "una situazione per tanti versi preoccupante": "Non cambia il registro, lo stile, perché continua il gioco del trovare qualcuno su cui scaricare le responsabilità, qualcuno da trovare come capro espiatorio". Ne è convinto mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, che rispondendo alle domande dei giornalisti – nel corso della prima conferenza stampa della 62ª assemblea generale della Cei, svoltasi il 9 novembre – ha precisato subito dopo che "con questo non si vuole fare del qualunquismo: chi ha più responsabilità deve sentire più forte il richiamo sul piano dello stile, della coerenza, delle decisioni concrete per smuovere le cose e operare scelte concrete e produttive". Nel nostro Paese – ha detto mons. Crociata – c’è "un problema di etica che si pone sul piano politico, ma anche su altri piani: gli uomini che hanno responsabilità non sono solo quelli governativi, nella società ci sono spazi e luoghi di responsabilità diffusa", come "la famiglia, la scuola, tutte le forme di vita aggregativa più o meno istituzionale". "La questione politica è una questione, inseparabilmente e anche, sociale e culturale, senza però confondere distinte e differenti responsabilità", ha spiegato il segretario generale della Cei: per questo "c’è bisogno di un’etica, di quell’accordo tra pulsioni, volontà e libertà, tra ideali e vita vissuta" già indicato dal card. Bagnasco nella prolusione.

Non "galleggiare". "Il senso della democrazia – ha detto mons. Crociata – sta nel sentirsi tutti, sempre, corresponsabili, non certo nello stesso modo e nella stessa misura". In Italia, invece, "tante cose non funzionano per il gioco dello scarico delle responsabilità, per la ricerca di un solo responsabile, di un capro espiatorio". Quanto alla "rappresentatività" politica, "riguarda la capacità di tutti coloro che hanno responsabilità pubbliche di esprimere veramente le esigenze, i bisogni, le attese della nazione tutta intera". In Italia "c’è una variegata modalità di rappresentanza, che non è solo quella strettamente politica, quella determinata dai processi democratici delle elezioni. Ci sono tante altre forme e sedi in cui rappresentare le esigenze della popolazione e della gente. Il nostro compito è essere attenti, ascoltare, rispettare le attese, i bisogni, le richieste". È in questo scenario, per mons. Crociata, che va inquadrata "anche la questione della legge elettorale", di cui si è già parlato durante la recente Settimana Sociale di Reggio Calabria. Cosa comporta per l’Italia il rischio di "galleggiare", paventato dal card. Bagnasco? "Il rischio – ha risposto il presule – è di procedere, di andare avanti senza un timone tenuto fermo e una direzione perseguita con chiarezza e decisione. Chi ha responsabilità, deve sentirsi interpellato a trovare le modalità proprie della gestione della cosa pubblica: il problema è trovare una direzione perché i problemi vengano affrontati e le decisioni assunte per il bene della vita delle persone e della collettività tutta intera". Le "valutazioni sui passaggi politici concreti" non spettano ai vescovi.

I vescovi e il "sentire" della gente. "I vescovi si ritrovano nell’orizzonte delineato dal card. Bagnasco nella prolusione, con varietà e vivacità di voci ma con un intento unitario, costante, che trova nel riferimento al magistero del Santo Padre un punto molto sentito di unità e concordia, di accordo". Lo ha assicurato mons. Crociata, ricordando che "i vescovi vivono in rapporto diretto col territorio" e sono "espressione di un’esperienza che raccoglie le domande, le attese, i problemi che la gente delle 227 diocesi italiane si trova a vivere". Tra i temi dibattuti in assemblea, "l’esigenza di coerenza", di uno "stile" fatto di "atteggiamenti e comportamenti che siano coerenti da parte di tutti", senza "riferimenti diretti o espliciti all’uno o all’altro", attraverso "un’istanza posta nella sua generalità ma non genericità". "Apprezzamento" dei vescovi anche per la "proposta operativa", fatta dal card. Bagnasco nella prolusione, di un "tavolo" sull’emergenza occupazione, da intendersi però come "spinta alla concretizzazione, più che formula tecnica, politica o istituzionale", come "sforzo che porti tutti a mobilitarsi sulla linea d’intervenire, governare, prendere iniziative e misure efficaci". Il fatto di non aver parlato, "formalmente", di famiglia – ha detto mons. Crociata rispondendo alla domanda di un giornalista – "non è un segnale di assenza o di dimenticanza" da parte del card. Bagnasco, perché "parlare di lavoro o di disoccupazione significa parlare di gente che vive un dramma all’interno della famiglia, e di cui spesso le famiglie si fanno carico". Da parte di "chi ha responsabilità pubbliche", i vescovi italiani si attendono "un’attenzione maggiore, una cura più grande verso tutte quelle situazioni sociali in cui le famiglie rischiano di essere le più dimenticate". Altro tema delle domande in conferenza stampa ad Assisi, i cattolici in politica: l’auspicio di mons. Crociata è che "i cattolici sappiano trasferire e trasmettere", nell’attuale scenario "trasversale" della politica, "la loro capacità di incidere nella vita pubblica di oggi".