SANTA SEDE

Sempre e dovunque

Il nuovo dicastero dedicato alla nuova evangelizzazione

"La Chiesa ha il dovere di annunciare sempre e dovunque il Vangelo di Gesù Cristo". Comincia con questo imperativo la lettera apostolica in forma di Motu Proprio, "Ubicumque et semper" ("Sempre e dovunque"), con la quale Benedetto XVI istituisce il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. La "missione evangelizzatrice" – prosegue il Papa nel Motu Proprio, diffuso il 12 ottobre – è "per la Chiesa necessaria ed insostituibile, espressione della sua stessa natura", ed "ha assunto nella storia forme e modalità sempre nuove a seconda dei luoghi, delle situazioni e dei momenti storici". "Nel nostro tempo", per il Santo Padre, "uno dei suoi tratti singolari è stato il misurarsi con il fenomeno del distacco dalla fede, che si è progressivamente manifestato presso società e culture che da secoli apparivano impregnate dal Vangelo". "I cristiani sono chiamati ad essere presenti nella vita politica, nella società, nella cultura, nella scienza, in tutte le espressioni che appartengono alla vita delle persone e costituiscono la vita della società". Così mons. Rino Fisichella, presidente del neonato Pontificio Consiglio, ha risposto alla domanda di un giornalista circa l’eventuale ruolo "politico" del nuovo dicastero vaticano. "Il termine politico – ha spiegato il presidente – va inteso nel senso di ‘costruzione della polis’". Di qui il compito del nuovo dicastero pontificio: "Aiutare i cattolici a recuperare il senso profondo della propria responsabilità, per una testimonianza coerente, soprattutto dei laici, negli ambiti dove solo loro possono arrivare, per lo status stesso che possiedono".

Il "distacco dalla fede" e il "deserto interiore". Nella lettera, il Papa cita "le trasformazioni sociali" degli ultimi decenni, che "hanno profondamente modificato la percezione del nostro mondo": "Si pensi ai giganteschi progressi della scienza e della tecnica, all’ampliarsi delle possibilità di vita e degli spazi di libertà individuale, ai profondi cambiamenti in campo economico, al processo di mescolamento di etnie e culture causato da massicci fenomeni migratori, alla crescente interdipendenza tra i popoli". Se, da un lato, "l’umanità ha conosciuto innegabili benefici da tali trasformazioni e la Chiesa ha ricevuto ulteriori stimoli per rendere ragione della speranza che porta", dall’altro "si è verificata una preoccupante perdita del senso del sacro, giungendo persino a porre in questione quei fondamenti che apparivano indiscutibili, come la fede in un Dio creatore e provvidente, la rivelazione di Gesù Cristo unico salvatore, e la comune comprensione delle esperienze fondamentali dell’uomo quali il nascere, il morire, il vivere in una famiglia, il riferimento ad una legge morale naturale". "Se tutto ciò è stato salutato da alcuni come una liberazione – scrive il Pontefice – ben presto ci si è resi conto del deserto interiore che nasce là dove l’uomo, volendosi unico artefice della propria natura e del proprio destino, si trova privo di ciò che costituisce il fondamento di tutte le cose".

Le "zone scristianizzate" e lo "slancio missionario". "Offrire delle risposte adeguate perché la Chiesa intera si presenti al mondo contemporaneo con uno slancio missionario in grado di promuovere una nuova evangelizzazione". Con queste parole il Papa riassume il compito del neonato dicastero pontificio, che "fa riferimento soprattutto alle Chiese di antica fondazione, che pure vivono in realtà assai differenziate, a cui corrispondono bisogni diversi, che attendono impulsi di evangelizzazione diversi". Da territori, pur secolarizzati, in cui "la pratica cristiana manifesta ancora una buona vitalità", ad altri in cui "si nota una più chiara presa di distanza della società dalla fede", fino alle "zone scristianizzate", che "avrebbero bisogno di un rinnovato primo annuncio del Vangelo" in quanto "particolarmente refrattarie a molti aspetti del messaggio cristiano": tutte situazioni, queste, che per Benedetto XVI richiedono "un attento discernimento", perché "parlare di nuova evangelizzazione non significa dover elaborare un’unica formula uguale per tutte le circostanze". "Ciò di cui hanno bisogno tutte le Chiese che vivono in territori tradizionalmente cristiani", secondo il Papa, è "un rinnovato slancio missionario".

Rifare il tessuto cristiano. Oltre al Concilio, che "assunse tra le tematiche centrali la questione della relazione tra la Chiesa e questo mondo contemporaneo", Benedetto XVI cita in particolare la "lungimiranza" di Paolo VI nel denunciare le "situazioni di scristianizzazione" e di Giovanni Paolo II, che coniò il termine di "nuova evangelizzazione" e ne fece "uno dei cardini del suo vasto magistero", tanto da farne "il compito che attende la Chiesa oggi, in particolare nelle regioni di antica cristianizzazione". Per l’intera comunità cristiana, precisa Benedetto XVI, il compito della nuova evangelizzazione "riguarda il suo modo di relazionarsi verso l’esterno" ma "presuppone, prima di tutto, un costante rinnovamento al suo interno, un continuo passare, per così dire, da evangelizzata ad evangelizzatrice". "Indifferentismo, secolarismo e ateismo", già individuati nella "Christifideles laici" come tipici delle nazioni "del cosiddetto Primo Mondo", portano ad uno scenario, sempre attuale, in cui "il benessere economico e il consumismo ispirano e sostengono una vita vissuta ‘come se Dio non esistesse’", e nel quale "l’indifferenza religiosa e la totale insignificanza pratica di Dio per i problemi anche gravi della vita non sono meno preoccupanti ed eversivi rispetto all’ateismo dichiarato". Di qui la necessità di "rifare il tessuto cristiano della società umana", anche attraverso strumenti come il neonato dicastero della Santa Sede.