MEETING SANT'EGIDIO
In corso a Barcellona il 24° Incontro interreligioso
"In un tempo difficile di crisi e conflitti", le religioni sono chiamate a mettersi a servizio della pace e della convivenza. È l’appello che papa Benedetto XVI ha lanciato ai partecipanti al 24° meeting per la pace che si è aperto il 3 ottobre a Barcellona su iniziativa della Comunità di Sant’Egidio e dell’arcivescovado di Barcellona. Al meeting sono presenti 300 rappresentanti religiosi delle grandi tradizioni spirituali mondiali mentre oltre 3.000 persone si sono iscritte ai vari eventi che si svolgeranno fino a martedì 5 ottobre in contemporanea in diversi punti della città. Importanti le rappresentanze dell’Ortodossia provenienti da 11 diverse Chiese. Spicca la delegazione della Chiesa Ortodossa di Mosca, composta da 6 rappresentanti, e guidata dal Metropolita Ilarion, presidente del Dipartimento Relazioni Esterne del Patriarcato. Oltre 60 i rappresentanti delle diverse Chiese cristiane (anglicani e protestanti). L’ebraismo è rappresentato da più di 20 personalità tra le quali spicca il rabbino capo di Israele, Yona Metzger, mentre l’Islam religioso è rappresentato da oltre 30 personalità. Infine ci sono le grandi religioni asiatiche (buddismo, tenrikyo, rissho kosei kai, jainismo, induismo).
Il seme della pace radicato nel cuore degli uomini. Nel messaggio, il Papa ha esortato i credenti di tutte le religioni a radicarsi nell’impegno "ineludibile e prioritario della preghiera". "Nella preghiera ha sottolineato ci è data anche la possibilità di imparare il linguaggio della pace e del rispetto, fortificando quel seme di pace che lo stesso Dio ha seminato nel cuore degli uomini e che costituisce, al di là delle differenze di razza, cultura e religione, l’anelito più profondo dell’essere umano. Allo stesso tempo, nella preghiera possiamo trovare nuove forze spirituali per non lasciarci vincere dalle difficoltà né dalle insidie del male e per non perderci d’animo nella necessaria via del dialogo, che allontani definitivamente incomprensioni e diffidenze, e ci permetta di continuare a costruire come fratelli e membri della stessa famiglia umana la via della convivenza armonica".
Mai il nome di Dio può essere usato per giustificare la violenza. Il meeting della Sant’Egidio è costellato di segni di amicizia. Come l’abbraccio fraterno e spontaneo tra il metropolita ortodosso Filaret, esarca di Bielorussia del Patriarcato di Mosca e il card. Lluis Martinez Sistach, arcivescovo cattolico di Barcellona. I due rappresentanti delle Chiese avevano appena finito la loro predicazione alla cerimonia eucaristica cattolica nella basilica di Santa Maria del Mar (alla quale hanno partecipato anche i rappresentanti delle Chiese cristiane), quando si sono stretti in un abbraccio. "La pace ha detto al SIR il card. Sistach a margine dell’incontro è sempre necessaria. Siamo qui per lavorare, per cercare, uomini di tutte le religioni, le strade della pace e per dire che mai il nome della religione e il nome di Dio possono essere usati per giustificare odio e violenza". "Per quelli che cercano le dispute ha detto il metropolita Filaret questo spirito può sembrare follia. Ma non dobbiamo temere questo, perché la nostra testimonianza, per grazia di Dio, può essere quel debole seme che porterà frutto anche nel cuore di chi ha poca fede. Anche se il mondo attuale ci sembra un masso inamovibile, una montagna impenetrabile, noi non dobbiamo abbatterci. Questa è la promessa del Signore: Tutto è possibile per chi crede".
Il ruolo delle donne. La cerimonia di apertura si è svolta nella prestigiosa sede del "Palau de la Musica Catalana" nel cuore del quartiere vecchio di Barcellona. Ha alternato momenti di musica, interventi e testimonianze forti sul difficile processo di pace in Terra Santa. Ma anche Cipro, Montenegro, la Repubblica di Guinea. In platea c’erano cardinali, pastori e metropoliti, rabbini e personalità del mondo arabo musulmano. C’erano anche presidenti, ministri e rappresentanze diplomatiche (60 gli ambasciatori presenti all’incontro) di molti Paesi europei ed extra-europei. A moderare la cerimonia è stata chiamata Sua Altezza reale Maria Teresa, gran duchessa di Lussemburgo che ad un certo punto si è lasciata andare ad un accorato appello a tutte le donne che "nel mondo piangono i loro figli morti nei conflitti. Chiedo a loro, chiedo a tutte le donne, di farsi la prime educatrici della pace".
La pace fragile. Per motivi di salute, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, non era presente alla cerimonia ed ha affidato la lettura del suo indirizzo di saluto al presidente della Sant’Egidio, Marco Impagliazzo. "Il fatto che in tanti partecipino al dialogo e alla preghiera di questi giorni secondo Riccardi manifesta una volontà: continuare la ricerca della pace nel dialogo spirituale. Abbiamo tutti la coscienza di quanto la pace sia fragile nel mondo contemporaneo. La pace è drammaticamente fragile in tante parti del mondo. Ma non solo. È anche fragile nel cuore, nella coscienza degli uomini. Fragile da un punto di vista spirituale". Poi rivolgendosi ai leader religiosi presenti, Riccardi ha chiesto di non rassegnarsi "alla mediocrità di una vita senza speranza". Ed ha aggiunto: "Senza speranza non sboccia la visione del futuro". "Noi dobbiamo, cari amici, lavorare perché il decennio che si sta per aprire imbocchi un’altra strada rispetto ai primi dieci anni del 2000". "Il mondo è irriducibilmente contrassegnato dalla diversità: multipolare politicamente, ma anche multiculturale e multi religioso". "Perché dialogare? Questi anni ha concluso Riccardi ci hanno convinto che il dialogo è qualcosa senza cui questo mondo sarebbe molto peggiore".
a cura di Maria Chiara Biagioni e Daniele Rocchi
inviati SIR a Barcellona