SFIDA EDUCATIVA
La via indicata da Benedetto XVI
La Chiesa italiana ha deciso di dedicare il prossimo decennio al grande tema dell’educazione, ponendo l’opera educativa alla cima delle sue preoccupazioni pastorali. Esiste un’ispirazione a questa scelta? Quasi certamente i vescovi italiani sono stati sollecitati dai numerosi interventi che, in soli cinque anni di pontificato, Benedetto XVI ha dedicato al tema dell’educazione. Così, in attesa di avere finalmente tra le mani l’attesissimo piano pastorale della Cei, può essere utile rivisitare un poco alcune espressioni del Papa.
Nel 2008 ha scritto una lettera alla diocesi di Roma proprio sul compito urgente dell’educazione. Qui sottolinea l’importanza della formazione delle nuove generazioni; da esse dipende naturalmente il futuro della nostra società. I giovani, formati ed educati correttamente, riescono a discernere il bene dal male e diventano capaci di orientarsi nella vita. Genitori, insegnanti, sacerdoti e tutti coloro che hanno a che fare con la realtà giovanile sanno bene che oggi più che mai è difficile educare; per questo si parla di “emergenza educativa”. Le dimensioni del problema sono offerte da elementi sotto gli occhi di tutti: l’insicurezza da parte dell’adulto nell’atto educativo; la crisi di identità del principale nucleo educativo, la famiglia; l’incertezza legislativa dell’istituzione scolastica; il disconoscimento della valenza educativa della parrocchia e delle realtà ecclesiali.
Pochi, però, si interrogano sulle cause remote del problema; il Papa, al contrario, non teme di indicare la falsa concezione che oggi si ha della persona, della sua storia e del suo destino. Se tutti sono unanimemente d’accordo nel ritenere di dover riconoscere la dignità della persona, non tutti si ritrovano su chi sia la persona. Per questo, al fondo, la questione oggi è di ordine antropologico. “Per educare – dice il Papa – bisogna sapere chi è la persona umana, conoscerne la natura. L’affermarsi di una visione relativistica di tale natura pone seri problemi all’educazione, soprattutto all’educazione morale, pregiudicandone l’estensione a livello universale” (Caritas in Veritate n.61). Sì, le tante immagini di persona danno luogo a molteplici etiche. Il percorso che l’uomo deve compiere è una strada di ri-valutazione della persona umana, un percorso di ri-appropriazione del valore dei contenuti da trasmettere. Prima di interrogarsi sulle strategie comunicative, sulle metodologie di approccio, sul “come dire”, deve esserci lo sforzo di costruire il contenuto del messaggio che si vuole trasmettere! A partire di qui inizia l’opera educativa.
Fondamentale è capire che cosa sia educare; non pochi vivono questo compito accontentandosi di offrire qualche informazione, altri pensano riguardi solo un aspetto, ad esempio lo sport o il lavoro. Benedetto XVI ricorda che “educare è formare le nuove generazioni, perché sappiano entrare in rapporto con il mondo, forti di una memoria significativa che non è solo occasionale, ma accresciuta dal linguaggio di Dio che troviamo nella natura e nella Rivelazione, di un patrimonio interiore condiviso, della vera sapienza che, mentre riconosce il fine trascendente della vita, orienta il pensiero, gli affetti, i giudizi” (Discorso all’assemblea generale della Cei, 27 maggio 2010). Quindi, è ascoltare il linguaggio di Dio, che parla nella natura e nella Rivelazione. Superare la sordità che considera la natura secondo una dimensione puramente meccanica, incapace di contenere in sé alcun imperativo morale, alcun orientamento valoriale. La natura dell’uomo sarebbe la sua biologia, sarebbe quello che si sente portato a fare o meno, in questo ultimo senso solo ciò che è naturale, ciò che è sentito come tale sarebbe autenticamente vero. Nella medesima prospettiva, la divina Rivelazione sarebbe solo un momento dello sviluppo storico dell’umanità, un segmento di una vicenda ben più ampia. Sarebbe da leggersi unicamente in relazione a quel periodo e non costituirebbe alcuna pienezza. Inoltre, per alcuni la divina Rivelazione non comprenderebbe contenuti, ma solo motivazioni. Se la natura e la Rivelazione sono messe a tacere, neanche la storia riesce più a parlare. Anch’essa sarebbe ridotta da maestra di vita ad agglomerato di decisioni culturali, occasionali, arbitrarie, che non valgono per il presente e per il futuro. E come fare educazione a queste condizioni?
Bisogna ritornare al concetto vero della natura come opera di Dio Creatore, che parla all’uomo e gli mostra i valori veri. Analogamente, si deve riscoprire il ruolo della Rivelazione, chiave di lettura del libro della creazione; natura e Rivelazione ispirano la storia religiosa e culturale dei popoli. La riscoperta delle tre fonti dell’educazione realizza, per così dire, un concerto tra creazione decifrata nella Rivelazione, concretizzata nella storia culturale, che sempre va avanti e nella quale l’uomo ritrova sempre più il linguaggio di Dio. Educare diventa, così, adoperarsi per la formazione completa della persona” (Caritas in Veritate n.61).
Marco Doldi