SFIDA EDUCATIVA

Un vocabolario nuovo

Tra le righe della prolusione

Le parrocchie sono cantieri che non chiudono mai, sempre pronti a “osare” nell’accompagnare i giovani nella scoperta di se stessi e a “ricominciare da capo con chiunque incontri sui sentieri della vita”. Non si sofferma esplicitamente sulla sfida educativa il cardinale Bagnasco, aprendo i lavori del Consiglio permanente dei vescovi italiani, se non con queste pennellate iniziali. Ma tutto il suo discorso, in realtà, non fa che ruotare attorno al nucleo degli Orientamenti pastorali del prossimo decennio. Lo riconosce lo stesso presidente della Cei, dopo aver spaziato dalle vicende della Chiesa presente nei diversi continenti fino alle angustie per l’Italia e il suo bene comune: “Nella nostra visione, non c’è traguardo personale o comunitario che non abbia una corrispondente implicanza educativa”.
È questa un’importante chiave di lettura del documento programmatico che verrà licenziato nei prossimi giorni e, più in generale, dell’atteggiamento di fondo che sempre anima la comunità cristiana. Tutto converge qui, nella passione per la persona umana, per una vita autentica e piena, un amore gratuito, una libertà profonda, di cui Dio è il primo garante e mai un concorrente. L’educazione cristiana si caratterizza per l’apertura e la fiducia nella ragione, la meta è la perfezione dell’amore. Non ci sono diverse Chiese: una che assiste i poveri e una che apre oratori per i più giovani, una rapita dalla contemplazione della bellezza di Cristo e una impegnata a far parlare il Vangelo nella storia dei popoli. Unico è il filo dell’amicizia e della condivisione che la lega all’uomo di oggi, a cui vuole “offrire il proprio innamoramento per Dio come il suo unico tesoro”. La scelta dell’educazione per gli Orientamenti pastorali degli anni 2010-2020, vale la pena ricordarlo, non è la scelta di un tema su cui discutere o di un aspetto tra i tanti dell’impegno ecclesiale che si ritiene necessario rinforzare. Per la Chiesa è piuttosto una questione di fedeltà a se stessa.
Spesso, nei mesi scorsi, si è messo l’accento sullo stretto rapporto che intercorre tra la sfida educativa e la questione antropologica: se non si sa più chi è l’uomo o si amputa la persona di dimensioni essenziali, quali la sua vocazione trascendente, cosa resta dell’educazione se non un processo di socializzazione che porta a conformarsi agli stereotipi culturali dominanti? Un caleidoscopio di opinioni e di stimoli emotivi che genera solo una grande indifferenza. Ora il cardinale Bagnasco salda a doppio filo la sfida educativa anche alla questione di Dio. Altro che la paventata pretesa di egemonia nella pubblica piazza: il primo obiettivo della Chiesa è “che il cittadino italiano non accantoni la questione-Dio, non la rimuova ritenendola anti-umana, e lasci affiorare la nostalgia che si nasconde in essa”. Benedetto XVI l’ha chiamato il “cortile dei gentili”: luoghi di incontro e confronto tra credenti e non credenti. Compito, specifica il cardinale Bagnasco, del progetto cultuale nelle diocesi.
Un’altra indicazione schiettamente educativa emerge tra le righe della prolusione del presidente della Cei, là dove racconta di una parrocchia che tiene in considerazione, nelle proprie proposte, i ritmi variegati della società odierna, è attenta a non perdere alcun frammento, fa spazio alla vitalità di ogni germoglio che scopre al suo interno e ovunque. Più che incapsulare la propria azione dentro a definizioni fredde e a programmi rigidi, punta a veicolare un’incandescenza. L’educazione delle nuove generazioni, secondo il cardinale Bagnasco, non può fare a meno di questa “incandescenza”, di una grazia che accende la speranza e la dedizione, e interseca le dimensioni fondamentali della vita, dal lavoro al tempo libero, dalla mobilità agli affetti, sfidandole continuamente con significati inediti, come ha mostrato il Convegno ecclesiale di Verona. Il codice dell’amicizia amabile e discreta indicato dal presidente dei vescovi è il vocabolario con cui sono redatti gli Orientamenti per il cammino ecclesiale comune dei prossimi anni.

Ernesto Diaco