CARD. ANGELO BAGNASCO

Il dialogo irrinunciabile

Educare significa aprire alla vita

Riuscire a mettere in dialogo tra loro "i principali soggetti educativi": giovani, genitori, educatori e docenti. E’ il "sogno del decennio" che il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, ha espresso ieri in occasione dell’apertura dell’Assemblea pastorale della diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno. Nella sua relazione, tenuta nel capoluogo laziale e dedicata al "tema dell’educazione, oggetto degli Orientamenti pastorali che i vescovi italiani hanno scelto per il decennio appena iniziato", il porporato ribadisce che "educare non solo è un dovere impellente ma è possibile anche ai nostri giorni. Soprattutto, è ciò che i ragazzi e i giovani attendono e, in forme magari criptate, ci chiedono".

Sfida urgente e difficile. Per il presidente della Cei si tratta di "una sfida urgente e difficile", soprattutto nell’odierna "torre di Babele". "Educare – spiega – significa aprire alla vita: incontrarla e dialogare con lei" perché accogliere la vita non è "subirla, ma guardarla in volto" così da "far diventare le giornate e gli eventi non un peso che mi capita addosso e che devo subire passivamente, ma qualcosa" che "mi appartiene: la mia storia". Di qui il compito degli adulti chiamati ad accompagnare i giovani "con le parole e a testimoniare con i fatti". Nel sottolineare che l’autorevolezza, indispensabile "per ogni atto educativo, si nutre di competenza e di esperienza, ma si fonda sulla coerenza della propria vita e sul coinvolgimento personale", il porporato invita a guardare a Gesù: "la sua scuola è fatta di parole e di silenzi, di gesti quotidiani e di miracoli, di rimproveri e di tenerezza, di esigenza e di pazienza, di fatica e di preghiera, di compagnia e di solitudine. Sempre di amore e fiducia" verso ogni persona.

Genitori primi educatori dei figli. Purtroppo, secondo il card. Bagnasco, "la cultura contemporanea sembra non aver più nulla da dire né ai giovani né agli adulti, perché pare non credere a nessun valore: la libertà è identificata col capriccio individuale, la felicità con il successo, il piacere, il potere e il denaro; la ragione – come capacità di conoscere la verità delle cose e dei valori morali – è sfiduciata". "E’ la vita concepita come una ‘passerella’ e pur di salirvi e restarvi, si è disposti a tutto! E’ l’affermazione del nulla" e del nichilismo. Eppure, fa notare il porporato, non mancano "i ragazzi e i giovani che vivono un cammino di crescita serio e costante" mentre è diffusa la richiesta di una educazione seria, che apra alla vita". I giovani, infatti, sono "bisognosi di qualcuno" che li accompagni "con amore e rispetto, chiarezza e autorevolezza"; un compito che spetta anzitutto ai genitori, "primi e fondamentali educatori dei figli" cui "nessuno può sostituirsi". Chiesa e Stato, è il monito del presidente Cei, "devono farsi vicini e offrire ogni collaborazione possibile per tale grande e primario compito, ma non possono sostituirsi a questo diritto-dovere insito nella generazione".

Il "sogno del decennio". "I genitori – prosegue – devono aiutare i figli a conoscere se stessi, insegnare a giudicare le cose e le situazioni nella loro verità e nel loro valore morale, e devono insegnare ad essere liberi" perché la libertà non è "fare tutto ciò che si vuole" ma "è autodominio e responsabilità". In tale prospettiva "il Documento dei Vescovi per il decennio potrà essere lo strumento più opportuno per l’approfondimento personale e comunitario". Di qui "il sogno del decennio". Esprimendo "stima e fiducia alla scuola, con il grande servizio dei docenti", il porporato afferma: "In questo decennio, sarebbe un grande obiettivo trovare i modi più opportuni per dialogare e far dialogare tra loro i principali soggetti educativi: dagli adolescenti ai giovani, dai genitori ai docenti, dai catechisti agli educatori associativi, dalle associazioni sportive agli operatori della comunicazione". Definendo la scelta dell’episcopato "una vera opportunità pastorale di evangelizzazione e di servizio non solo alle giovani generazioni, ma alle famiglie e alla società intera" il cardinale si dice convinto che "è dovere di tutti prestare maggiore attenzione e creare sinergie in ordine a questa sfida" e avverte: "Episodi e manifestazioni tristi, e a volte raggelanti, che vedono a volte protagonisti i giovani, certamente non descrivono il mondo giovanile, ma sono un segnale che nessuno deve minimizzare". Secondo il porporato "la reazione non può essere lo sgomento di un giorno, ma deve responsabilmente far sprigionare consapevolezza nuova, energie, esperienza, collaborazioni efficaci che fanno parte del nostro popolo e della nostra storia. La Chiesa c’è con il suo secolare patrimonio: basta fare memoria dei grandi Santi che si sono spesi per l’educazione. Tocca soprattutto a noi adulti – conclude – guardare avanti con fiducia e coraggio, credendo che educare non solo è un dovere impellente ma è possibile anche ai nostri giorni".