LOTTA ALLA POVERTÀ

Stand up!

A New York il Summit Onu per fare il punto sugli Obiettivi del Millennio

A che punto è la realizzazione degli otto Obiettivi del millennio che nel 2000 i leader del mondo si sono dati, entro il 2015, per eliminare la povertà nel mondo, l’Aids, la mortalità infantile e materna, garantire l’istruzione a tutti i bambini, ecc.? Secondo la società civile italiana nonostante alcuni “risultati senza precedenti”, vi sono dei “ritardi inaccettabili” nel raggiungimento di alcuni obiettivi intermedi, soprattutto nell’Africa sub-sahariana. Sui risultati e sugli impegni futuri si stanno confrontando, dal 20 al 22 settembre a New York, i capi di Stato e di governo. Intanto dal 17 al 19 settembre si sono svolte in tutto il mondo le tre giornate di mobilitazione “Stand Up! Take Action!”, in Italia per iniziativa della Campagna del Millennio delle Nazioni Unite, della Coalizione italiana contro la povertà, di Caritas italiana, della Federazione italiana dello scautismo, di Uisp-Sportpertutti. Caritas italiana e molte Caritas diocesane combinano lo “Stand up” con la campagna europea “Zero Poverty”, per cui le iniziative dureranno tutto il mese di ottobre, con eventi, convegni, manifestazioni. Lo scorso anno si sono alzate in piedi contro la povertà 800.820 persone in Italia, 118 milioni nel mondo. Al Summit di New York è presente anche una delegazione della Santa Sede.

Politiche demografiche “miopi e malintenzionate”. “Ogni tentativo di usare gli Obiettivi del Millennio per diffondere ed imporre stili di vita egoistici o, peggio, politiche demografiche per ridurre con mezzi economici il numero dei poveri, sarebbero miopi e malintenzionate”. Lo ha affermato a New York il card. Peter K.A. Turkson, presidente del Pontificio Consiglio per la giustizia e la pace, capo delegazione della Santa Sede. Il riferimento è alla parte del Documento finale in cui si parla di “salute sessuale e riproduttiva” e “pianificazione familiare” che, secondo la Santa Sede, “solleva preoccupazioni profonde”: “Ci sono termini controversi – ha precisato più avanti il card. Turkson -, spesso interpretati come inclusione dell’accesso all’aborto e ai metodi di pianificazione familiare, non consoni alla legge naturale”. Precisando di parlare “non solo come leader religioso, ma come africano e uomo proveniente da una famiglia povera”, il card. Turkson ha invitato la comunità internazionale a “non avere paura dei poveri” e ad usare gli Obiettivi del Millennio “per combattere la povertà, non per eliminare i poveri”. Bisogna dare “ai Paesi poveri – ha detto – un amichevole sostegno finanziario e commerciale e aiutarli a promuovere il buon governo e la partecipazione della società civile”.

Lottare contro corruzione ed evasione fiscale. “Tutti i governi, sia dei Paesi sviluppati sia in via di sviluppo – ha detto il card. Turkson – devono accettare la loro responsabilità nella lotta alla corruzione, contro comportamenti spregiudicati e a volte immorali nell’area degli affari e della finanza”, “nell’evasione fiscale”, per garantire “il rispetto della legge e la promozione di tutti gli aspetti umani dello sviluppo, come l’educazione, la sicurezza sul lavoro, e cure sanitarie di base per tutti”. Inoltre, ha proseguito, “i governi donatori e i riceventi, non dovrebbero interferire nelle caratteristiche particolari e nell’autonomia delle organizzazioni religiose e civili coinvolte in questi ambiti”. Piuttosto, “dovrebbero rispettosamente incoraggiare queste organizzazioni, promuovendole e sostenendole il più possibile”. Infatti, se le società civili locali sembrano diventare “sempre più consapevoli del loro ruolo quali attori dello sviluppo”, ha fatto notare, “sfortunatamente molti ostacoli sono dovuti al malgoverno e alla condotta irresponsabile degli Stati a livello regionale e internazionale”.

Finanza “irresponsabile” tra ostacoli allo sviluppo. Il cardinale Turkson ha puntato il dito contro gli “ostacoli allo sviluppo” quali la “condotta scorretta e irresponsabile della maggior parte degli operatori finanziari”, il “nazionalismo eccessivo e gli interessi corporativi”, le “vecchie e nuove ideologie”, l’istigazione “alle guerre e ai conflitti”, “il traffico illecito di persone, droghe e materie prime legate a situazioni di guerra e povertà estrema, e la mancanza di scrupoli di alcuni operatori economici e sociali delle regioni più sviluppate”. Rilevando i progressi nel raggiungimento di alcuni Obiettivi del Millennio ma anche le lacune, soprattutto nei Paesi dell’Africa sub-sahariana, il presidente del dicastero vaticano ha esortato a “continuare e rafforzare la mobilitazione politica, attraverso una costante solidarietà economica e finanziaria, per garantire la disponibilità delle risorse”. La Santa Sede esorta a rafforzare “una partnership globale per lo sviluppo”, per “il raggiungimento di tutti gli altri Obiettivi” e lo sradicamento del debito estero per “prevenire il ricorso a certe situazioni di usura internazionale che hanno contraddistinto le ultime decadi del 20° secolo”. I Paesi sviluppati e le economie emergenti, ha suggerito, “dovrebbero tenere aperti i loro mercati” per “aiutare i Paesi poveri a crescere verso l’indipendenza economica necessaria allo sviluppo socio-economico”.