retinopera

Perché il Paese rinasca

Un “osservatorio del bene comune” per raccontare il Paese” “

Un "osservatorio del bene comune" per mettere alla portata di tutti i cittadini "il messaggio della Chiesa utilizzando e ponendo in relazione gli strumenti che l’associazionismo cattolico ha a disposizione: dalle università ai centri di ricerca, ai centri-studi". È la proposta lanciata a conclusione del seminario nazionale di Retinopera (aggregazione che comprende 18 movimenti e associazioni del laicato cattolico e che ha come punto fondante la dottrina sociale della Chiesa) tenutosi ad Assisi dal 17 al 19 settembre sul tema "Moralità pubblica e passione civile. La sfida della rigenerazione del Paese". All’ultimo giorno di lavori era presente, tra gli altri, il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, che nell’omelia della celebrazione eucaristica da lui presieduta ha espresso il bisogno di un’"anima spirituale di ogni rinnovamento umano e sociale, di ogni autentica moralità e di ogni efficace passione civile". "Un sistema morale, la sua adozione e attuazione – ha precisato mons. Crociata –, può sussistere solo in dipendenza da una grazia di fede e da un’opzione spirituale. Non basta riconoscere il bene che andrebbe compiuto, ci vuole il desiderio di vederlo, di abbracciarlo, di volerlo fare proprio". Il segretario generale della Cei ha quindi espresso "apprezzamento e incoraggiamento" per l’impegno messo in campo da Retinopera, attraverso le realtà aderenti, "con il proposito di testimoniare che la fecondità sociale deve divenire fermento in una società radicata nel presente che guarda con fiducia e responsabilità verso il futuro".

Un osservatorio per l’associazionismo cattolico. Promozione della persona, famiglia, corpi intermedi, politica e istituzioni sono gli ambiti, "sottolineati in modo molto forte nel Compendio della dottrina sociale", nei quali s’impegnerà l’Osservatorio del bene comune, ha spiegato il coordinatore di Retinopera, Franco Pasquali. "Una rilettura – ha puntualizzato – che rappresenta un’ulteriore sfida per aiutare a creare un elemento di lavoro e di discernimento per l’associazionismo cattolico, perché ognuno si deve sentire impegnato in prima persona a contribuire con un proprio racconto alla società del nostro Paese". Ripercorrendo i contributi del seminario, Pasquali ha illustrato come sia emersa "la sfida di un nuovo stile di vita, di una proposta seria e organica per una rigenerazione del Paese che parta da un esempio e da una vita che devono testimoniare ciò che andiamo a rappresentare". Il coordinatore di Retinopera ha evidenziato l’esigenza di combattere la fotografia dell’Italia vista come "un Paese per vecchi", assumendo la sfida "di dare una risposta a un percorso per i giovani e per le famiglie", "elementi vitali per rigenerare un Paese". Poi il lavoro, con l’esigenza di riscrivere le "relazioni industriali" e "rielaborare lo stesso ruolo della rappresentanza del lavoro di fronte a dinamiche che stanno esplodendo", e il Mezzogiorno. "I problemi del Sud – ha sottolineato – non sono legati alla differenza del Pil tra Nord, Centro e Meridione del Paese. Ciò che sfibra e potrà diventare dirompente è invece la dinamica civile".

Guardare al Sud. Proprio al Sud è stata dedicata un sessione dei lavori nella quale la "moralità pubblica" è stata declinata con "legalità" e "passione civile". "La legalità, ossia il rispetto e la pratica delle leggi, costituisce una condizione fondamentale perché vi siano libertà, giustizia e pace tra gli uomini", ha affermato mons. Michele Pennisi, vescovo di Piazza Armerina, ricordando che "la condizione primaria per uno sviluppo del senso della legalità è la presenza di un vivo senso dell’etica come dimensione fondamentale e irrinunciabile della persona". La lotta all’illegalità e alla criminalità organizzata, dunque, passa attraverso l’educazione ed esempi "convincenti". "In famiglia, a scuola, in parrocchia – ha rimarcato mons. Pennisi – dev’essere possibile accompagnare le parole con l’indicazione di esempi efficaci; bisogna poter additare uomini e donne rappresentanti di una classe dirigente che non si ripiega su se stessa e sui propri interessi, lasciando il popolo al proprio destino, ma condivide davvero i problemi di tutti. Solo così il bene comune cesserà di essere un’elegante astrazione" e "diventerà un valore condiviso anche dalla gente comune". Il problema del Sud, secondo gli economisti Domenico Cersosimo e Giovanni Palladino, è un "deficit di cittadinanza", e se è necessario un "paziente percorso che porti a una seria presa di coscienza" per il rinnovamento della politica, bisogna "avere il coraggio di cambiare la gerarchia delle priorità", ha ammonito il presidente della Fondazione per il Sud, Carlo Borgomeo. No, dunque, alla continua ricerca di "soldi per interventi straordinari", ma piuttosto porre "la lotta alla dispersione scolastica al primo punto" e poi la richiesta di "organici e mezzi uguali in tutto il Paese per quanto riguarda uffici giudiziari e forze di polizia". Altrimenti, ha concluso Borgomeo, "la domanda politica per il Sud rischia di rappresentare sempre la patologia, e non la fisiologia", ciò che non va, e non il Paese reale.