ACLI
Convegno nazionale sull’Unità d’Italia
"Siamo consapevoli che il primo passo per diventare italiani è quello di rimuovere gli ostacoli che impediscono un riconoscimento e una sostanziale espressione dei diritti e doveri di ogni persona a partire dai più deboli". Lo ha detto oggi a Perugia il presidente delle Acli, Andrea Olivero, concludendo il 43° incontro nazionale di studi delle Acli dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia, dal titolo: "Italiani si diventa. Unità, federalismo, solidarietà".
Pensarsi in modo diverso. "L’Italia dovrebbe pensarsi in modo diverso, soprattutto in questo periodo dove s’incontrano più culture e religioni". Questo è l’invito che mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni-Narni-Amelia, ha rivolto agli aclisti. Anche perché, ha aggiunto, l’incapacità a "cogliere la pluralità della società di oggi ha creato danni enormi nel mondo". Di questi "un segno tangibile è l’attentato alle Torri Gemelle di New York esattamente nove anni fa". "Il pluralismo", ha sottolineato mons. Paglia, richiamando l’immagine della Torre di Babele, "è invece parte del disegno di Dio" ed è in questa ottica che tutti gli uomini di buona volontà si devono impegnare per "costruire la famiglia dei popoli, non in maniera conflittuale ma collaborativa". Si tratta di abbandonare "la logica della Torre di Babele improntata sulla costruzione di una pericolosa monocultura per abbracciare la via dell’interculturalità". Il vescovo ha inoltre ricordato che, nel contesto attuale, "la vera laicità è nell’impegno a definire il Paese che si vuole costruire". Questa, ha aggiunto, "è la vera sfida che anche i cattolici hanno di fronte e che devono affrontare riprendendo ovunque il dialogo con tutti gli uomini di buona volontà, anche invadendo le piazze". Occorre, ha concluso, che i cattolici concretizzino il loro impegno "un’Italia unita e plurima".
Ritrovare il territorio. Per Aldo Bonomi, studioso di problematiche territoriali e direttore del Consorzio Aaster, sarebbe opportuno "realizzare una nuova assemblea costituente alla quale affidare il compito di ripensare l’essere italiani all’interno della globalizzazione". In questo contesto, ha aggiunto, "occorre recuperare il grande valore del territorio che è da intendere come una identità aperta, capace di solidarietà, di pensiero politico e di costruzione di una comunità nuova".
Ricucire gli strappi. "Questo è un Paese strappato che si è frammentato come tanti piccoli coriandoli", ha detto Enrico Letta, intervenendo alla fine dei lavori. "In 20 anni il nostro Paese non è riuscito a crescere ha proseguito Letta anzi è riuscito ad aumentare la frattura che da 150 anni divide il Nord da alcuni Sud". Allora la missione dell’Italia di oggi, per Letta, dovrebbe essere quella di "contribuire attivamente alla costruzione dell’Europa" perché solo "se saremo in grado di stare come europei e quindi come italiani dentro il contesto mondiale potremmo crescere, trovando una nuova identità" altrimenti "se ci dovessimo isolare, saremmo destinati a scomparire dal contesto globale". Letta ha anche posto sul tappeto la questione della difficoltà dei giovani trentenni ad entrare a pieno titolo nella realtà economica e sociale del Paese a causa della difficoltà a trovare un lavoro. Si tratta, ha detto al riguardo, di "una questione nazionale di estrema gravità a cui è urgente dare una maggiore attenzione".
Tre passi. Sono tre i passi da compiere che Oliviero ha indicato a conclusione del convegno come leve per "diventare italiani". Sono "la cittadinanza come luogo di crescita della partecipazione alla comunità nazionale, il federalismo da coniugare con la coesione sociale e l’identità nazionale" e, infine, "l’educazione intesa non soltanto come spazio di garanzia per l’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale" ma "come dimensione essenziale per la crescita umana e civica". Olivero ha incoraggiato l’associazione a impegnarsi ancor di più per dare concretezza, insieme con tutte le altre aggregazioni laicali, a quella "agenda della speranza" che si definirà nell’imminente Settimana Sociale.
Le radici su cui tornare a fiorire. La seconda giornata di lavori del convegno Acli (10 settembre) si era conclusa con un’immagine: "L’Italia è un Paese che sta perdendo rami e foglie, ma che grazie alle radici forti su cui poggia può tornare a fiorire". Ecco una sintesi delle riflessioni emerse:
Superare gli interessi di parte. "L’Italia è ancora una Repubblica fondata sul lavoro, ma potrebbe esserlo stata di più, solo se il dettato costituzionale fosse stato attuato in pieno". È quanto ha affermato Carlo Dell’Aringa, economista dell’Università Cattolica di Milano, durante i lavori del convegno. "In questi anni è stato fatto molto ha sottolineato Dell’Aringa ma non sono state create le condizioni per superare i deficit strutturali, impedendo così al Paese di crescere". Si tratta, per l’economista, "di superare quei problemi che sono noti a tutti, manca però la forza politica per realizzare quegli interventi mirati a ridurre l’evasione fiscale, a migliorare la cultura industriale e la giustizia", in buona sostanza "non c’è la voglia di superare gli interessi contrapposti per perseguire il bene comune".
Senza donne e giovani non c’è futuro. "Le donne e i giovani sono componenti essenziali della nostra società, ma non hanno lo spazio che meriterebbero". Questo è l’avvertimento che Alessandro Rosina, demografo dell’Università Cattolica di Milano, ha lanciato dal palco del convegno delle Acli. "L’esperienza degli altri Paesi dimostra che occupazione e fecondità possono crescere assieme se si investe in opportune misure di conciliazione come strutture per l’infanzia, part-time e orario flessibile, congedi parentali, ma in tutto questo l’Italia è fanalino di coda". Per il demografo "favorire l’occupazione femminile consente alle donne di valorizzare le loro capacità, permette alle famiglie di difendersi meglio dal rischio povertà e consente al Paese di produrre maggiore ricchezza". Ma c’è di più, ha sottolineato Rosina, "il nostro Paese cresce poco dal punto di vista demografico ed economico anche a causa della sempre più tarda età alla quale i giovani diventano autonomi, stabilizzano il proprio percorso lavorativo e formano una famiglia". Tutti questi fattori legano l’Italia e la rendono fragile.
Italia: un Paese incapace di fare sistema. "L’Italia di oggi è un Paese ad identità variabile, incapace di fare sistema", ha affermato il politilogo Mario Zucconi, docente all’università di Urbino. "Viviamo però in un contesto internazionale estremamente aperto che impone rapide modifiche del sistema nazione" ha fatto notare Zucconi, ed infatti "il problema maggiore dei nostri tempi è quello di saper affrontare i cambiamenti imposti dalla globalizzazione" ma per farlo "servono fondi per la ricerca scientifica, per la formazione e l’istruzione, proprio perché l’economia globale chiede ai singoli Paesi la capacità di saper mettere in campo persone dotate di elevate competenze tecniche e professionali".
Educare i giovani alla legalità. Un forte richiamo al ripristino della legalità è arrivato dai familiari delle vittime di mafia e terrorismo. "Dobbiamo far ripartire la speranza dei giovani perché è a loro che oggi ci dobbiamo rivolgere con convinzione e determinazione per affermare i valori fondanti della legalità, abbandonando l’individualismo sfrenato", ha detto Rosa Villecco Calipari. Sulla stessa lunghezza d’onda è stata Agnese Moro, la quale ha sottolineato che "sul piano dell’educazione ai temi della legalità esistono molti programmi promossi nelle scuole, ma queste iniziative mancano di un filo conduttore in grado di dare un senso comune" e, infine, Franco La Torre ha avvertito che in Italia "si è superato il livello di guardia" e occorre quindi "impegnarsi di più per riaffermare la legalità".
Avere il coraggio di dire la verità. "Bisogna costruire un cammino di speranza, ma lo si può fare solo se si fa una vera operazione di verità". È l’invito che Edoardo Patriarca, del Comitato scientifico delle Settimane sociali, ha rivolto a tutti i cattolici. "Ho l’impressione ha proseguito Patriarca – che in questo Paese non si dice la verità, invece bisogna cominciare a dirla anche a costo di essere politicamente scorretti". Quindi "bisogna avere il coraggio di dire che in Italia c’è ancora tanta ingiustizia, che il divario tra chi ha tanto e chi ha poco è aumentato e che questo è un Paese che non considera i giovani e penalizza la famiglia". Compiere un’operazione verità è un esercizio bello di virtù cristiana. "La prospettiva", per Patriarca, "è quella dell’amore per la persona e la comunità, come dice la Costituzione" perciò "i cattolici si devono mettere a disposizione affinché l’Italia torni a crescere moralmente, culturalmente ed economicamente".