PASQUA IN MEDIO ORIENTE
Le celebrazioni tra paura e speranza
Come l’anno scorso anche quest’anno i cristiani di tutto il mondo celebreranno la Pasqua insieme. Il calendario giuliano, seguito dalle Chiese ortodosse, e quello gregoriano seguito da quelle occidentali, fissano, infatti, questa solennità entrambi il 24 aprile. Una coincidenza sottolineata dal Patriarcato Latino di Gerusalemme che, nella sua newsletter, ricordando come “il centro della nostra fede sia la Risurrezione” e come “più che mai il mondo ha bisogno di una testimonianza credibile e della proclamazione unica della fede comune”, auspica che venga dato seguito alla proposizione n. 28 del Sinodo per il Medio Oriente che chiede di “lavorare per l’unificazione delle date di Natale e Pasqua”. Al di là dei naturali risvolti ecumenici, questa Pasqua cade in un tempo particolare per molti Paesi del Medio Oriente, segnato da proteste e manifestazioni popolari volte a chiedere più diritti, partecipazione e migliori condizioni di vita al punto che molti analisti parlano di “primavera araba”. Presentiamo una panoramica sulle Chiese dei vari Paesi mediorientali e su come si apprestano a vivere le imminenti festività pasquali.
Chiese cristiane di Gerusalemme. Dopo che Domenica delle Palme sono sfilate, dal monte degli Ulivi alla città vecchia, oltre 10 mila persone, in una processione resa significativa dalla presenza dei cristiani di tutte le Confessioni che hanno camminato fianco a fianco in una sorta di “marcia dell’orgoglio cristiano”, il 19 aprile, i tredici Capi delle Chiese cristiane di Gerusalemme hanno diffuso il loro messaggio pasquale: “I cristiani assistono, in preghiera, agli sviluppi in Medio Oriente. Preghiamo affinché le riforme portino ad una società civile in cui siano rispettate la libertà di espressione, la libertà di religione, i diritti umani, inclusi quelli di coloro che sono considerati, per numero, una minoranza. Invitiamo tutte le persone di fede e di buona volontà a ricercare la pace che non può essere comprata al prezzo del silenzio e della sottomissione alla corruzione e all’ingiustizia”.
“Esortiamo tutti i cristiani – si legge nel testo – a pregare per la riconciliazione tra i popoli della Terra Santa dove la situazione deteriorata sembra allontanare più che mai la pace e la giustizia. Facciamo appello alle Chiese del mondo di sostenerci nel dare voce a coloro che sono nel silenzio, a rompere i muri che ci separano gli uni dagli altri e a costruire ponti di buona volontà tra gli uomini”. I leader religiosi, nel messaggio, chiedono ai “capi delle nazioni e a coloro che manifestano per un cambiamento, di usare saggezza e giudizio per soddisfare i bisogni dei loro popoli e per promuovere soluzioni pacifiche per costruire un avvenire migliore per tutti i figli di Dio”.
Gaza. Il rapimento e l’uccisione di Vittorio Arrigoni, la settimana scorsa, ha gettato un velo di tristezza sulla piccola comunità cattolica della Striscia che conosceva il cooperante italiano che l’aveva visitata almeno due volte. Sarà una Pasqua anche nel suo ricordo. “Celebreremo i riti insieme agli ortodossi ma anticiperemo gli orari per privilegiare la sicurezza dei luoghi e dei fedeli – spiega il parroco della Striscia di Gaza, padre Jorge Hernandez – è un modo prudente per evitare ogni problema. La situazione sociale ed economica a Gaza resta drammatica, viviamo in una prigione a cielo aperto con tutti i rischi che questo comporta. Non ci sono miglioramenti. Tuttavia dobbiamo sperare e lavorare per un futuro migliore, come ci insegna la Pasqua”. Il patriarca latino Fouad Twal sarà in visita a Gaza la prossima settimana.
Iraq. Chiese piene a Baghdad per la Domenica delle Palme che ha segnato l’inizio della Settimana Santa. Chiare le parole del vicario patriarcale caldeo di Baghdad, mons. Shlemon Warduni: “Le chiese erano colme di fedeli che hanno partecipato alla messa. Se la situazione dovesse permanere così, con una relativa calma, potremo vivere una Pasqua tranquilla e ricca di frutti”.
“La maggioranza delle chiese – aggiunge – ha visto un grande afflusso di gente. Ora possiamo guardare ai prossimi riti con più fiducia. L’esercito e la polizia, con i nostri custodi, stanno presidiando in forze le chiese anche se le notizie di autobomba continuano a impensierirci”. I riti risentiranno di orari anticipati di qualche ora rispetto agli anni passati per motivi di sicurezza. “Abbiamo una grande speranza per questa Pasqua, che celebreremo anche con i nostri fratelli ortodossi – conclude mons. Warduni – pregheremo per l’Iraq e per la sua resurrezione”.
Egitto. "La risurrezione di un popolo che era immerso nella paura e nell’incapacità di dire ciò che sente e vede, e ora non è più addormentato ma vive e parla". È il senso della Pasqua che l’Egitto si appresta a celebrare nella sua minoranza cristiana, secondo il patriarca copto-cattolico di Alessandria, card. Antonios Naguib. "Questa Pasqua dichiara al SIR viene in un tempo particolare, ci trova in mezzo a speranze miste a preoccupazioni e ci annuncia serenità e vera Pace. Il nostro Paese vive ancora il clima della rivoluzione del 25 gennaio. Tale rivoluzione è nata e cresciuta nei cuori dei nostri cari giovani. È nata dalla volontà di un cambiamento radicale e del rifiuto dell’ingiustizia e della corruzione. La nostra rivoluzione è nata senza alcuna macchia di sangue e non cercava la distruzione ma il bene di tutti". Perciò, aggiunge il cardinale, "la possiamo considerare come risurrezione di un popolo che era immerso nella profondità della paura, e nell’incapacità di dire quello che sente e quello che vede, e ora non è più addormentato ma vive e parla. Non tace più, ma grida e proclama i suoi desideri e speranze, desideri di una nuova epoca, di un nuovo Paese basato sulla cittadinanza e sul rispetto dei diritti umani, senza alcuna discriminazione. Auguriamo che questo grido sia ascoltato e non venga macchiato da ideologie o correnti che cercano il proprio interesse". Nella Chiesa alessandrina copta, la Pasqua occupa un posto centrale nel ciclo liturgico e spirituale. È preparata con 55 giorni di digiuno e di preghiere, in cui la Parola di Dio è letta, meditata e celebrata, in modo particolare durante la Settimana Santa. "Al mondo intero conclude il porporato auguriamo una Santa Pasqua, ricordando le numerose vittime sacrificate per la libertà, la pace e la giustizia, cosi anche le loro famiglie".
Siria. Sarà una Pasqua nel segno della "vicinanza, della solidarietà e del rispetto" per le vittime e i feriti nelle manifestazioni di piazza, quella che la comunità cristiana si appresta a vivere in Siria. Forte della celebrazione comune, per via della coincidenza di date, con gli ortodossi, la Chiesa si attende "una grande affluenza di fedeli ai riti pasquali". Spiega il patriarca di Antiochia dei greco-melkiti, Gregorio III Laham: "Nel mio messaggio di Pasqua richiamo questa esigenza di celebrare uniti per dare una testimonianza di comunione a tutti secondo le indicazioni del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente dello scorso ottobre". Circa le manifestazioni in corso in questi mesi in molti Paesi del Medio Oriente, tra cui anche la Siria, "è nostra intenzione aggiunge il patriarca tenerle fuori dai riti per evitare ogni commistione. Abbiamo deciso, in segno di vicinanza e di rispetto per le vittime e i feriti delle manifestazioni, di non organizzare processioni e riti all’esterno ma solo nelle chiese. Non per paura ma per rispetto. Pregheremo per la pace, la convivialità e l’unità nazionale". Gregorio III annuncia anche la stesura di una lettera ai capi delle nazioni, Ue e Usa in testa, per dire loro di "non fomentare quanto sta accadendo in Siria ma di aiutare la costruzione della pace e della tolleranza. Chiediamo che l’Ue ci aiuti in questa opera e si prodighi con efficacia nel ricercare una soluzione giusta e duratura al conflitto tra Israele e Palestina. Senza la soluzione di questa guerra, infatti, non ci sarà pace per nessuno in Medio Oriente. L’Europa non ha coscienza di quanto avviene in questo lembo di terra anche perché ha perso la propria identità cristiana".
Libano. Settimana di celebrazioni e di visite alle parrocchie e alle famiglie per il vicario apostolico dei latini di Beirut, mons. Paul Dahdah. I fedeli sono meno di 10 mila, ma stanno aumentando per l’arrivo di immigrati afro-asiatici, molti filippini, etiopi, indiani. "Gli appuntamenti spiega sono quelli tradizionali, a cominciare con la messa crismale Giovedì Santo in cattedrale, concelebrata da circa 50 sacerdoti alla presenza del nunzio apostolico, mons. Gabriele Caccia, per passare alla veglia di Pasqua e alla messa della Domenica. Tutto dovrebbe svolgersi senza problemi grazie anche a una situazione di tranquillità e di calma sociale". A rendere ancora più attesa la festa "è la celebrazione comune della Pasqua con gli ortodossi, per via della coincidenza di date, che piace molto ai fedeli che ne chiedono l’istituzionalizzazione". "Il clima della Pasqua ammette mons. Dahdah quest’anno risente un po’ delle manifestazioni e delle proteste che stanno animando diversi Paesi della Regione, anche quelli vicino a noi come la Siria. Abbiamo paura che nell’eventuale alternarsi di vari regimi i cristiani possano essere messi fuori da qualche deriva di intolleranza estremista e fondamentalista. Per ora la gente si limita a vivere giorno per giorno senza voler guardare troppo in avanti anche se la speranza non manca".
Giordania. "È consuetudine per noi celebrare la Pasqua con gli ortodossi. Insieme pregheremo per il nostro Paese, per il bene del suo popolo, per il re e il governo, affinché assumano le giuste decisioni politiche. Lo facciamo nella speranza che ci dona la Risurrezione di Cristo". Con questo spirito i cristiani di Giordania vivranno la Pasqua imminente. Gli echi delle manifestazioni e delle tensioni interne, secondo il vicario patriarcale di Giordania, mons. Selim Sayegh, "sono lontani e non occupano la maggioranza della popolazione. Le proteste delle settimane scorse sono servite per invocare le misure necessarie per migliorare la vita della povera gente. Le istituzioni stanno mostrando buona volontà per venire incontro alle richieste, preghiamo affinché tutto proceda nella giusta direzione". "È bene ricordare aggiunge il vicario che la Giordania non è ricca, non ha petrolio, ma è un Paese dove la popolazione vive meglio che in altre nazioni. Tuttavia migliorare la condizione è una necessità. Questa Pasqua ci offre la possibilità di pregare con la mente rivolta al bene spirituale e materiale di tutti, nessuno escluso".
Turchia. "Celebreremo insieme ai fratelli ortodossi, sarà un segno di comunione ed una testimonianza per il mondo musulmano. Credo che si debba provare con più convinzione a trovare una data comune per Pasqua e Natale". Padre Domenico Bertogli, dalla sua parrocchia di Antiochia, rilancia l’urgenza di festeggiare le solennità liturgiche insieme agli ortodossi "con i quali ci vedremo per un incontro subito dopo la fine dei riti. E con noi ci saranno anche esponenti musulmani ed ebrei". Tuttavia, ad Antiochia, le celebrazioni rituali sono cominciate già lunedì 18 aprile con la visita di mons. Ruggero Franceschini, arcivescovo di Smirne, nonché amministratore apostolico dell’Anatolia dopo l’assassinio di mons. Luigi Padovese, il 3 giugno dello scorso anno. "Ha celebrato la messa crismale afferma padre Bertogli cui ha fatto seguito un incontro con il Vicariato. Le celebrazioni del Triduo pasquale non subiranno variazioni e avremo tra i fedeli anche molti ortodossi". Continua anche la preghiera "per un nuovo vescovo al posto del compianto mons. Padovese".
Cipro. Sarà una Pasqua "poliglotta" quella che la comunità cattolica locale vivrà a Nicosia dove, dice padre Evenzio Herrera Diaz, vicario patriarcale dell’isola, "accogliamo parrocchiani di 50 nazionalità, e tra le lingue parlate, oltre al greco e all’inglese, abbiamo polacco, francese, spagnolo, indi, tamil e cingalese". Questa polifonia di voci si è avuta già "nella celebrazione del Giovedì Santo, con la lavanda dei piedi che ha visto la presenza di dodici, tra adulti e giovani, di diverse comunità", e si vedrà anche "il Venerdì Santo, con riti presieduti da sacerdoti di origine". Il tutto confluirà "in un’unica voce nella Veglia di Pasqua dove le letture saranno in più idiomi. Quest’anno l’annuncio della Pasqua risuonerà, quindi, in più lingue perché ogni comunità etnica apporterà il proprio contributo alla liturgia. Lo stesso avverrà nella celebrazione della domenica che sarà seguita da una grande festa multietnica". "Ogni comunità etnica aggiunge il vicario ha provveduto a promuovere delle iniziative parallele, i filippini, per esempio, hanno organizzato la Via Crucis vivente, una novità per noi. In questi giorni è stato con noi mons. William Shomali, vescovo ausiliare del patriarcato latino di Gerusalemme, sotto la cui giurisdizione si trova Cipro, che ha incontrato il clero e i religiosi per meditare sulla Pasqua e sul sacerdozio". Ma c’è una cosa che rende felice la comunità cattolica di Nicosia: "La presenza di fedeli provenienti da Kyrenia, città nella zona nord di Cipro, occupata dai turchi. Nel centro c’è fermento grazie a movimenti ecclesiali molto attivi. Hanno chiesto di avere la messa domenicale e così faremo. Per ora la liturgia festiva spiega padre Herrera Diaz sarà garantita dal cappellano della base Onu di Famagosta ma presto andremo noi da Nicosia. Altra bella notizia, che si accompagna alla Pasqua, viene sempre da Kyrenia dove domenica 8 studenti riceveranno i sacramenti dell’iniziazione cristiana: Battesimo, Confermazione e Eucaristia. Uno di loro è turco, gli altri africani".
Kuwait. Altrettanta vivacità di riti e di lingue si registra anche in Kuwait, come racconta al SIR il vescovo locale, mons. Camillo Ballin: "La situazione nel mondo arabo non sta influenzando in nessuna maniera lo spirito di questa Pasqua, segnata da meditazioni in varie lingue offerte ai 400 mila cattolici che vivono qui, da 19 preti, in particolare indiani, filippini, arabi. L’annuncio pasquale risuonerà in 12 lingue e 5 riti, maronita, latino, copto, siro-malabar e siro-malankara".