FINE VITA

Il rischio da evitare

Ddl sulle Dat: non si può ritardare oltre l’esame in Parlamento

"È necessario che il ddl sul fine vita arrivi in Parlamento, in quanto i lavori in Commissione hanno già approfondito, con un dibattito intenso, la tematica". Ad esprimere questo auspicio al SIR – dopo l’ulteriore slittamento dell’esame del ddl sulle Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento) deciso il 19 aprile dalla riunione dei capigruppo della Camera – è Lucio Romano, copresidente nazionale di "Scienza & Vita", ricordando che l’associazione "è a favore delle dichiarazioni anticipate di trattamento, e non a forme surrettizie di eutanasia o accanimento terapeutico che possono trovare posto in un testamento biologico". L’aspetto fondamentale delle Dat, secondo Romano, è "l’assoluta necessità che esse non siano vincolanti per il medico, e che alimentazione e idratazione siano considerate sostegno vitale, non terapia". Quanto alla possibilità che l’attuale ddl possa essere migliorabile, il presidente di "Scienza & Vita" non lo esclude, "ma sempre lungo la linea della tutela del soggetto, e del prosieguo della relazione di cura e dell’alleanza terapeutica tra medico e paziente". "Linea", questa, che del resto "da sempre appartiene" a "Scienza & Vita", come dimostrano i tre manifesti tematici: "Né accanimento né eutanasia", "Liberi per vivere" e "Scienza e cura della vita: educazione alla democrazia", quest’ultimo redatto il mese scorso. La Camera dei deputati aveva iniziato l’esame del disegno di legge "Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento" il 7 marzo scorso: dopo solo due sedute, la discussione è stata spostata al prossimo 27 aprile, fino all’ulteriore rinvio di ieri, 19 aprile, deciso dalla riunione dei capigruppo di Montecitorio. Il testo arrivato in aula ha alle spalle una storia lunga 26 mesi: licenziato dal Senato nel marzo 2009, appena un mese dopo la morte di Eluana Englaro, la proposta di legge è rimasta poi per venti mesi alla Commissione Affari Sociali della Camera. Stando alle ultime notizie, la dilazione potrebbe però essere annullata, per riportare il dibattito sul provvedimento alla fine di aprile, come inizialmente previsto, invece di maggio, in coda al calendario vigente, come stabilito ieri.

Rinvio paradossale. Un rinvio "continuo, veramente paradossale", che sembra orientato a "non fare nessuna legge". È netto il giudizio di Carlo Casini, presidente nazionale del Movimento per la vita, sullo slittamento della calendarizzazione del ddl. L’auspicio espresso al SIR da Casini è che "ci sia un ripensamento", e che dunque il ddl possa approdare alla Camera "al più presto" per la discussione e l’approvazione, perché "il rischio è che questo ulteriore rinvio possa preludere ad una serie di altre vicende che potrebbero ritardare ulteriormente l’iter", non ultime le elezioni amministrative. "Nelle ultime ore di Eluana Englaro – ricorda Casini – si tentò di fare la legge sotto forma di ddl e non si riuscì perché il presidente della Repubblica non ritenne che ci fossero le condizioni necessarie per la firma. Poi si propose di fare la legge in tre giorni e, dopo la sua morte, nel 2009, l’intenzione era quella di riuscirci in due o tre settimane al massimo. Oggi siamo ancora qui: e chissà, intanto, quante altre Eluana sono già morte…". Il "nucleo essenziale" delle Dichiarazioni anticipate di trattamento, sottolinea il presidente del Movimento per la vita, è che "non sono vincolanti, a differenza del testamento biologico: sono uno strumento idoneo a continuare l’alleanza terapeutica tra medico e paziente, qualora il secondo cada in uno stato di incapacità". Oltre alla "non vincolatività" della volontà del paziente, altro "presupposto" delle Dat, rispetto al testamento biologico, è la sua "indisponibilità della vita".

Oltre gli schieramenti. "Per chi, come me, è favorevole alla legge sul fine vita, l’auspicio è che venga approvata il prima possibile, ma la rapidità non deve comunque mettere a rischio il valore meta-partitico di essa". È il commento di Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione giuristi cattolici italiani e già presidente del Comitato nazionale di bioetica, al rinvio dell’esame delle Dat da parte della Camera. Quello del "fine vita", spiega D’Agostino, "è un tema di altissimo rilievo, più ancora simbolico che pratico". Proprio per questo la "posta in gioco" è "molto alta, e deve essere messa al riparo da qualsiasi strumentalizzazione politica". Il rinvio deciso dalla riunione dei capigruppo di Montecitorio, dal punto di vista giuridico, "è legittimo – puntualizza il presidente dei giuristi cattolici – poiché rientra nei poteri del presidente della Camera. La cosa migliore è che la legge, se verrà approvata, abbia il numero maggiore possibile di consensi, senza il rischio che divenga oggetto di strumentalizzazioni partitiche o governative, o che venga etichettata come una legge di una sola parte politica, e in quanto tale soggetta agli attacchi dell’opposizione". Quella sulle Dat, in altre parole – conclude D’Agostino – "non è una legge qualsiasi, perché il fine vita non è né di centro-destra, né di centro-sinistra: non può essere ridotta ad uno dei tanti punti di conflitto politico o partitico".