CARD. GIOVANNI SALDARINI

L’unica parola buona e lieta

Un ricordo nell’omelia di mons. Cesare Nosiglia

“Un grande pastore che ha lasciato nella Chiesa di Torino un ricordo incancellabile di sapienza e guida spirituale e pastorale, i cui frutti sono ancora ben vivi e presenti”. Con queste parole l’arcivescovo Cesare Nosiglia, secondo successore del card. Giovanni Saldarini sulla cattedra di San Massimo, si è rivolto ai numerosi fedeli raccolti oggi in Duomo, a Torino, per i solenni funerali del porporato. Con mons. Nosiglia due cardinali: l’arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, e Severino Poletto, arcivescovo emerito di Torino. Insieme a loro altri 17 vescovi, quasi tutti piemontesi, e oltre duecento tra preti e diaconi delle diocesi ambrosiana e subalpina. E poi autorità e rappresentanti delle istituzioni civili.

Pastore buono. Una folla commossa di fedeli di Torino, Milano, Carate Brianza e Cantù ha accolto in cattedrale la salma del card. Saldarini, pastore della Chiesa torinese dal 1989 al 1999, morto lunedì 18 aprile a Milano all’età di 86 anni. Ricordando il card. Saldarini, mons. Nosiglia ha espresso sentimenti di “riconoscenza al Signore per aver potuto godere del suo ministero” e di “ammirazione per la testimonianza silenziosa e feconda di grazia che ha segnato l’ultimo lungo periodo della sua vita, nel quale giorno per giorno ha sperimentato la croce di una malattia devastante affrontata con coraggio, fede e abbandono fiducioso alla volontà del Signore”. L’immagine del Buon Pastore, ha affermato l’arcivescovo di Torino, “è certamente quella che più si addice al card. Saldarini, che ne ha incarnato lo spirito e il modello, in tanti ambiti del suo ministero apostolico di vescovo”.

Segno per Torino. L’arcivescovo Nosiglia ha ripercorso le tappe del ministero episcopale del card. Saldarini a Torino: la visita pastorale, il Sinodo diocesano (“punto di riferimento tuttora valido e positivo”); l’ostensione della Sindone del ’98, dopo il rogo che la notte tra l’11 e il 12 aprile 1998 devastò la Cappella che la custodiva; l’intervento sui cattolici che non devono limitarsi a essere “infermieri della storia” al Convegno ecclesiale di Palermo nel 1995; le omelie rivolte alla città in occasione della festa del patrono San Giovanni. Il card. Saldarini, ha aggiunto mons. Nosiglia, è stato “un vescovo che ha segnato il cammino diocesano della Chiesa torinese in tempi non facili ma ricchi di speranze e prospettive nuove verso il terzo millennio”: “riappropriarci della sua memoria non è dunque esercizio dovuto, ma stimolo e provocazione per tornare a motivare il nostro impegno di sacerdoti e di fedeli”. “La missione verso tanti uomini e donne di altre confessioni cristiane o credenti di religioni diverse che vivono tra noi, immigrati, rifugiati e stranieri che necessitano di accoglienza e solidarietà”, ha sottolineato mons. Nosiglia, “ha rappresentato la più convinta e forte preoccupazione del card. Saldarini, che ci ha consegnato come eredità e priorità per la nostra Chiesa”.

Servo povero. Mons. Nosiglia ha concluso la sua omelia riportando le parole dello stesso card. Saldarini, tratte dal suo testamento spirituale: “Con tutte le mie forze ho cercato di annunciare il vangelo, unica parola buona e lieta per l’uomo. Mi sono proposto di essere il collaboratore di quella gioia che viene dall’incontro personale e salvifico con il Redentore. Null’altro mi ha attratto e interessato. Non sono che un servo povero che, giunto al declinare della giornata, chiede umilmente al padrone di accoglierlo con sé nella sua casa”. Al termine dei funerali la salma del card. Saldarini è stata tumulata in duomo, accanto alla cappella del beato Pier Giorgio Frassati, la cui beatificazione fu chiesta al Papa proprio dall’arcivescovo Saldarini nel 1990.