GIOVANNI PAOLO II

Una promessa mantenuta

Unitalsi in Polonia: concluso oggi ad Auschwitz il pellegrinaggio dei giovani

Un viaggio nel ricordo e nel segno di Giovanni Paolo II, nei luoghi della sua vita, ma anche una discesa nel baratro della follia umana. Il quinto pellegrinaggio nazionale dei giovani dell’Unitalsi a Wadowice, Cracovia, Czestochowa, e nel santuario di Jasna Gòra (Polonia), si è chiuso oggi, 10 aprile, nel campo di sterminio di Auschwitz. Sono entrati in silenzio, gli oltre mille partecipanti, tra i quali anche cento disabili, provenienti da tutte le regioni di Italia, ed hanno pregato per le vittime di una delle pagine più tragiche scritte dalla follia umana nazista.

Una sofferenza “pacificata”. Ma nella mente dei giovani resterà altrettanto indelebile l’incontro in basilica con il card. Dziwisz, come racconta al SIR Antonio Diella, presidente nazionale Unitalsi, tracciando un bilancio del pellegrinaggio: “è stato un incontro con la storia nostra e con quella di Giovanni Paolo II che ha caratterizzato la vita di molti giovani. E’ stato emozionante anche perché ci ha ricordato in modo impressionante, anche nella voce, papa Wojtyla. Venire con tanti giovani disabili in questi luoghi che hanno visto la formazione del Papa, la sua storia umana ci ha rafforzato e convinto del valore della testimonianza della sofferenza”. Sofferenza non fine a se stessa ma “pacificata che serve a costruire una umanità più grande. I malati sentono che la sofferenza è una possibilità per costruire una felicità, una comunione, un lavoro per gli altri e per il bene”. “Abbiamo l’abitudine di pensare – aggiunge Diella – che chi soffre deve preoccuparsi a sopravvivere, a cercare di arginare il dolore. In questo pellegrinaggio, e non solo, abbiamo avuto l’immagine della sofferenza in positivo, che apre l’uomo alla costruzione della pace”. “Il percorso con la gente normale – sottolinea il presidente – è un cammino di liberazione che sembra stridere con l’attualità, e penso alla legge del fine vita. Certe volte abbiamo la sensazione che si discuta in modo lontano dalle persone che soffrono e non possiamo non farci carico del grande problema che pone la vita di sofferenza. La vita va difesa non solo all’inizio e alla fine ma anche durante”. La testimonianza di Giovanni Paolo II, in questo senso, è stata esemplare poiché “ha mostrato la sua sofferenza al mondo per dare voce a tutti coloro che non hanno voce per ridare forza e dignità ai sofferenti. Senza questa non avremmo certo fatto tanti passi in avanti nell’attenzione della malattia. Il dolore insegna ad amare. Andiamo avanti convinti della testimonianza di vita delle persone che soffrono e della loro dignità e far comprendere che l’umanità delle persone deve mettersi al passo di quelli che restano indietro. L’alternativa è quella di un mondo in cui solo i cosiddetti sani, chi può difendersi vanno avanti. Invece dobbiamo costruire città sulla dignità e sull’umanità di tutti, che è la lezione di Giovanni Paolo II”.

“Le gambe e gli occhi” degli altri. “Vogliamo essere le gambe per chi non le può usare e gli occhi per chi non può vedere”. Gli ha fatto eco Elena Spadaro, consigliere nazionale e presidente dei giovani Unitalsi, evidenziando il servizio che i volontari in casacca blu svolgono verso i malati e i disabili non solo in questo viaggio ma anche in tutti i pellegrinaggi nei vari santuari italiani e d’Europa. “Karol Wojtyla sia da uomo, ma soprattutto da Papa è stato molto vicino alla sofferenza, l’ha toccata con mano, non si è mai nascosto e l’ha fatta vedere con dignità – ha affermato il consigliere Unitalsi -. Così, anche la nostra organizzazione cerca di fare: far raggiungere posti impossibili a coloro che non potrebbero arrivarci da soli, far vedere posti ‘invedibili’ a coloro che, seppur animati da un forte desiderio, si trovano impossibilitati a farlo”. “Un anno fa – spiega Spadaro – deponendo una croce sulla tomba del Papa ci siamo impegnati nel fare questo pellegrinaggio, ora che questo sogno si è realizzato mi sento di dire che glielo dovevamo. È sempre stato molto legato all’Unitalsi e ogni volta che ci siamo incontrati è stato in mezzo a noi ed ha toccato con mano il dolore e la sofferenza, ma anche la gioia e la voglia di vivere che ci anima. Particolare importanza è data dal fatto che nel nostro percorso siamo riusciti a coinvolgere, fra gli altri, numerose persone non credenti, perché aiutare il prossimo e servire l’altro non dipende solo ed esclusivamente dalla fede”.

Un’immagine indelebile. Il pellegrinaggio Unitalsi è servito anche a rinsaldare il legame tra Cracovia e Roma. La presenza del sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, che ha vissuto con i giovani diversi momenti del viaggio, è stata l’occasione, come spiega al SIR, di “invitare i pellegrini polacchi “venire a Roma senza timori per la beatificazione del 1 maggio”. Tra Roma e Cracovia, ricorda Alemanno, “c’è un protocollo siglato nel 2009 nel segno di Giovanni Paolo II, un legame che tiene insieme queste due città amiche care al Pontefice. Inaugureremo due mostre su di lui, a Cracovia il 25 aprile e poi a Roma quattro giorni dopo, che abbiamo potuto realizzare grazie ad uno scambio di foto e materiali storici”. Di Karol Wojtyla Alemanno non dimentica “la sua capacità di trasferire il messaggio spirituale in un messaggio sociale. Egli è stato il vero vincitore del comunismo in Europa e in questa scia ha saputo dire al mercato, alla finanza, al capitalismo che esiste una dimensione sociale dell’uomo dando nuova centralità alla dottrina sociale della Chiesa. Da un punto di vista personale lo ricordo quando venne in Parlamento (nel 2002) dove chiese un gesto di clemenza per i detenuti. Fu molto toccante vedere quest’uomo che si trascinava fino allo scranno più alto di Montecitorio con la forza del suo spirito”.