CARD. BAGNASCO

Una domanda a Francesco

Il presidente della Cei ad Assisi: rimanga unita l’anima del popolo italiano

Due appuntamenti ieri, sabato 9 aprile, per il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Genova, ad Assisi. Il porporato, infatti, ha presieduto i Vespri nella basilica inferiore di san Francesco ad Assisi, in occasione della riapertura della tomba del Poverello dopo i restauri che hanno ridato luce alla cripta, e ha incontrato oltre 250 responsabili della "Branca Lupetti", impegnati nella decima edizione della "Rupe di Assisi", un incontro formativo e spirituale a cadenza triennale organizzato dall’Associazione italiana guide e scouts d’Europa cattolici, il 9 e il 10 aprile, nella città di San Francesco.

Il cuore pulsante del nostro Paese. Con una supplica per l’Italia rivolta al santo patrono, il card. Angelo Bagnasco ha formalmente riaperto al culto dei pellegrini (4,5 milioni di visitatori all’anno) la tomba del Poverello di Assisi rimasta chiusa per restauro negli ultimi due mesi. "Prima dell’Italia, che è stata opportunamente edificata e provvidenzialmente una da 150 anni – ha osservato -, già esisteva il popolo che amava e si identificava con questa meravigliosa terra". "Vogliamo chiedere a Francesco, davanti alla sua tomba rinnovata, che interceda per noi affinché rimanga unita l’anima del nostro popolo, una comune visione della vita dell’uomo, un comune sentire su quei valori fondamentali che nascono dalla fede cristiana e che sono alimentati dalla linfa perenne del Vangelo", ha aggiunto il cardinale. "San Francesco – ha evidenziato il porporato – ha dato particolare voce, forma e bellezza a quell’anima profondamente cristiana che nel corso dei secoli ha costituito il cuore pulsante del nostro Paese e della nostra gente". Il card. Bagnasco è stato accolto al suo arrivo alla basilica di san Francesco dal custode del sacro convento, padre Giuseppe Piemontese, e dal ministro generale dei frati minori conventuali, padre Marco Tasca.

Fede e pensiero. Un invito alla speranza, alla concretezza della scelta di fede, all’approfondimento del circolo virtuoso fra fede e pensiero. Così il card. Bagnasco si è rivolto agli oltre 250 responsabili nazionali della "Branca Lupetti" dell’Associazione italiana guide e scouts d’Europa cattolici. L’incontro con i giovani responsabili è avvenuto nella cattedrale di san Rufino in Assisi. Il cardinale ha subito posto l’accento sul valore formativo dell’incontro: "La prima domanda che un educatore si deve porre è chi sono io?", sottolineando come l’essere educatori nasce dallo spessore della vita cristiana di ognuno e non dal volume di cose che si compiono. Due sono stati i punti fondamentali toccati dalla catechesi del cardinale: il dilagare dell’individualismo nella nostra società e la risposta a questo fenomeno data dall’invito a pensare e credere. Il porporato ha insistito molto sulla grande fede e sulla grande bontà che alberga fra la gente e che ogni sacerdote scopre nella sua missione. Occorre tuttavia prendere atto che questo individualismo che non crea la società è la premessa del cinismo. "Quanto cinismo qua e là – ha ammesso il card. Bagnasco -. Ma nel segreto delle nostre famiglie c’è bontà, altruismo e fede enormi. Dobbiamo essere tuttavia attenti a registrare questo strisciante individualismo premessa del cinismo etico".

Affidarsi a Gesù. L’Associazione italiana guide e scouts d’Europa cattolici ha voluto incontrare il cardinale al termine di una riflessione sugli Orientamenti pastorali della Chiesa italiana che hanno al centro l’istanza educativa. Gli scouts d’Europa volevano comprendere come attuare queste indicazioni nella concretezza della loro vocazione da sempre rivolta all’educazione delle giovani generazioni. Il card. Bagnasco, citando Agostino, Maritain e Pascal, è giunto alla risposta della domanda "cosa dobbiamo fare?". Per il porporato, la risposta è chiara: "Pensare e credere". Il presidente della Cei ha richiamato, quindi, il magistero di Benedetto XVI che esorta a usare bene la ragione: "Dobbiamo usare la ragione per capire il senso delle cose. Dobbiamo ritornare sempre a un passaggio del Vangelo per comprendere questo invito. È la risposta alla domanda di Gesù, ‘Voi chi dite che io sia?’. Credere significa rispondere a questa domanda, tu che cosa dici di me. Gesù vuole una risposta vera. Pietro si mette nelle mani di Cristo". E "questa è la differenza. Non basta dire io credo… È necessario che io mi metta nelle mani di Lui". L’invito fatto agli scouts da parte del card. Bagnasco è stato chiaro: "Cercare di vivere riferiti a Cristo, guardando le cose con gli occhi di Gesù, gli occhi della Pasqua". "Non si può raccontare la strada, bisogna viverla. Così è nella fede, nelle virtù cristiane", ha concluso il presidente della Cei. Al termine dell’incontro il presidente della Federazione scouts d’Europa cattolici ha consegnato al cardinale un fazzolettone scout mentre i giovani rivolgevano al cardinale il tipico saluto scout.