AZIONE CATTOLICA

Giovani idee per il lavoro

Giuseppe Patta, da oggi segretario nazionale del Movimento Lavoratori

È Giuseppe Patta, avvocato di 36 anni della diocesi di Alghero-Bosa, il nuovo segretario nazionale del Movimento lavoratori di Azione cattolica (Mlac), eletto oggi a conclusione del XIV congresso, svoltosi ad Imola dall’8 al 10 aprile. L’equipe nazionale è composta da cinque membri, tre donne e due uomini, provenienti dalla Basilicata, Sicilia, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto. Il segretario uscente, Cristiano Nervegna, subito dopo le votazioni, ha affermato: “Da questo congresso, esce un Mlac completamente rinnovato, con una equipe composta interamente da giovani, che stanno entrando o da poco hanno fatto il loro ingresso nel mondo del lavoro e quindi conoscono bene le problematiche che lo caratterizzano”. Il neo segretario ha invece ricordato che “intende proseguire sulla strada già tracciata” impegnandosi però “per promuovere un ulteriore momento di crescita, facendo dell’equipe una struttura sempre più operativa e progettuale”. Don Giuseppe Masiero, assistente nazionale del Mlac, ha commentato i risultati sottolineando che “ora c’è una squadra, con la novità che l’esperienza dell’Azione cattolica lavoratori si è allargata al centro-nord”. Inoltre, “la prospettiva post congressuale è quella di promuovere con la pastorale giovanile e del lavoro una presenza sempre più capillare nelle comunità cristiane, nei centri parrocchiali e negli oratori, per mettere in piedi un cammino di vicinanza, d’incontro e di accompagnamento dei giovani verso il lavoro, creando una rete di collaborazione fra le varie associazioni, le istituzioni locali, le forze produttive del mondo artigianale e della cooperazione, per costruire uno stile di coesione, che favorisca e faciliti l’inserimento dei giovani al lavoro vincendo la precarietà”.

Vivere in comunione. Nella presentazione di esperienze durante il congresso, Domenico Montoschi, membro del collegio dei sindaci della Clai, azienda agricola e zootecnica di Imola, ha evidenziato che “socialità, amicizia, uguaglianza, sono stati i valori mutuati dalla dottrina sociale della Chiesa, che hanno generato le esperienze delle cooperative”. “La Clai è nata nel 1962 con i primi 47 soci che versarono 20 mila lire ciascuno”, ha proseguito Montoschi, e “oggi è diventata una delle più grandi realtà agroalimentari italiane, occupa 430 persone, 80 agenti, i soci sono 250 e nel 2010 il fatturato era di 200 milioni di euro”. Stefano Bolognesi, presidente della Cooperativa Ceramica d’Imola, ha spiegato che “la vita cooperativa è fatta di consenso e condivisione perché c’è un forte aggancio con il territorio e i valori che rappresenta” ed è grazie a questi solidi punti di riferimento che “durante la crisi abbiamo scelto di ricorrere ai contratti di solidarietà, piuttosto che la solita cassa integrazione, perché tale formula ci ha permesso di non staccare forzatamente nessun lavoratore dalla cooperativa, di non far perdere troppo reddito alle famiglie evitando gravi ricadute sociali”.

Un lavoro più umano. “Il mondo del lavoro ha bisogno di gruppi che contino su Cristo per immettere nel lavoro la forza necessaria per la sua umanizzazione” ha precisato mons. Tommaso Ghirelli, vescovo di Imola. Secondo Giorgio Santini, segretario generale aggiunto della Cisl, “oggi c’è la necessità di migliorare le modalità di accesso all’occupazione perché le forme contrattuali sono troppo fragili ed in alcuni casi rasentano l’illegalità”. Per Santini, la soluzione sta “nell’applicare un contratto di primo lavoro che dia anche un segno di speranza” questo può essere “l’apprendistato, perché ha anche una valenza formativa”. La scommessa, secondo il segretario della Cisl, è quella di puntare su “percorsi dinamici di avviamento al lavoro che siano continuativi e non frammentari e sporadici”.

Segni di speranza. A conclusione del dibattito è intervenuta Marina Orlandini Biagi, che per la prima volta dalla morte del marito, il giuslavorista Marco Biagi, ha accettato di partecipare ad un convegno pubblico, accogliendo l’invito del Mlac. La signora Biagi, presentando il volume “Giovani idee per il Paese” a cura di Cristiano Nervegna e Giuseppe Masiero (edizioni Ave), ha lanciato un messaggio di speranza e di pace, ricordando cosa le aveva detto il marito la sera prima di essere ucciso dalle nuove Brigate Rosse: “Marco, mi disse, che pur sentendosi in pericolo, intendeva andare avanti con il suo impegno per i giovani che non trovano lavoro, per i quarantenni che lo hanno perso, per i ragazzi disabili che lo cercano, per le donne che vivono e hanno vissuto la precarietà”. La moglie del giuslavorista si è soffermata poi “sull’attuale condizione occupazionale dei giovani c’è una precisa responsabilità degli adulti, perché sono più di dodici anni che si conoscono bene i problemi del lavoro e le strade da seguire, ma ancora non è stato fatto molto”.