IL GIARDINO DEI GIUSTI

Testimoni inascoltati

Oggi a Milano la memoria di quanti si opposero ai crimini contro l’umanità

Il 7 aprile in tutto il mondo si "celebra" la Giornata dei Giusti in memoria di quanti hanno sacrificato la vita per denunciare crimini contro l’umanità. Il "Giardino dei Giusti" di Milano ha organizzato la Cerimonia di dedica di cinque nuovi alberi a cinque nuovi Giusti: Romeo Dallaire, Jan Karski, Sophie Scholl, Aleksander Solzenicyn e Armin T.Wegner. Alla cerimonia, giovedì 7 aprile al Monte Stella (piazza Santa Maria Nascente), partecipano il sindaco di Milano Letizia Moratti, Manfredi Palmeri, presidente del Consiglio comunale, Roberto Jarach, presidente della Comunità ebraica di Milano, e Gabriele Nissim, presidente del Comitato "Foresta dei Giusti".
Quest’anno la celebrazione ricorda, con la posa di un pruno e di un cippo, i Testimoni inascoltati che, in modi diversi, hanno denunciato i genocidi, tentando di scuotere l’indifferenza delle società e degli individui. Testimoni di grande coraggio che hanno scelto di gridare la verità senza piegarsi ai totalitarismi. "Una figura – dice Gabriele Nissim – che cerca di scuotere l’indifferenza delle società e degli individui che rimangono passivi di fronte a un male estremo".
Romeo Dallaire è il testimone tragico del genocidio in Rwanda. Capo della missione Onu, avverte il pericolo che incombe sul Paese. Potrebbe usare i caschi blu delle Nazioni Unite per arrestare il corso degli eventi, ma nonostante tutti i tentativi di allertare le potenze occidentali, non gli viene mai concesso di realizzare un’azione militare preventiva.
Jan Karski è il testimone inascoltato della Shoah. Per ben due volte nel 1942 incontra i leader del Bund all’interno del ghetto di Varsavia, che gli mostrano i campi di raccolta in cui gli ebrei vengono radunati e caricati sui treni per Belzen. Lo esortano quindi a girare nel mondo occidentale per chiedere un attacco militare mirato alle strutture della macchina dello sterminio e costringere Hitler a interrompere la deportazione degli ebrei. Per tutta la vita considererà il suo insuccesso personale come il fallimento dell’umanità intera e in una conferenza del 1982 descrive l’indifferenza alla Shoah come il secondo peccato originale dell’uomo.
Sophie Scholl è stata una giovanissima testimone della libertà in pieno regime nazista. Testimone inascoltata ed eliminata. Muore a 21 anni il 22 febbraio 1943. Sul retro dell’imputazione scrive "Libertà". Unica ragazza della "Rosa Bianca". Il piccolo gruppo – composto oltre che da lei, dal fratello Hans, dagli amici Cristoph Probst, Alexander Schmorell, Willy Graf, Heins Leipelt, e dal professor Kurt Huber – fu una delle poche voci che in Germania si levò contro il Terzo Reich. I giovani della "Rosa Bianca", tra il 1942 e il febbraio 1943, tentarono di risvegliare la coscienza di un popolo inebetito dalla dittatura, di rovesciare lo stile di vita nazionalsocialista, di fermare l’assurda guerra in forma non violenta, a mani nude, confidando unicamente sulla forza delle parole (‘Le parole sono le nostre armi’). Distribuirono tra la popolazione alcuni volantini. L’ultimo, il sesto, lo lanciarono nell’atrio dell’università di Monaco e fu la loro fine: li videro, li arrestarono, li eliminarono.
Aleksandr Solzenicyn riuscì con i suoi libri a far conoscere al mondo le terribile realtà dei Gulag staliniani. È stato testimone inascoltato e isolato in Unione Sovietica, fino alla sua espulsione nel 1974. Soltanto con la Perestrojka e la crisi del sistema totalitario ha visto finalmente i suoi testi pubblicati in Russia ed è stato possibile il suo rientro in patria.
Mentre Armin Wegner è stato il testimone inascoltato del genocidio armeno. Il suo è un caso unico nella storia del Novecento Egli, dopo aver assistito alla deportazione in Mesopotamia, è uno dei primi intellettuali tedeschi che intuisce il possibile esito della politica hitleriana. Si prodiga con tutte le forze per documentare la tragedia, scattando clandestinamente centinaia di fotografie nei campi dei deportati e raccogliendo in un diario le informazioni di cui viene a conoscenza. Il genocidio armeno è costato un milione e mezzo di morti.