UOMO E UNIVERSO

La più grande domanda

Domani all’Università Cattolica un convegno sul ”bing bang”

"’In principio…’. Origine e creazione dell’universo": è il titolo del convegno promosso, in questi giorni (5-6 aprile), a Milano, dal Centro pastorale dell’Università Cattolica, con il patrocinio del Servizio Cei per il progetto culturale. Nel corso dell’evento, che rientra tra le iniziative in programma per celebrare il novantesimo anniversario della fondazione dell’Ateneo (1921-2011), si confronteranno accademici, filosofi, biologi e astrofisici per analizzare da diverse angolazioni il tema della creazione, a partire dal racconto biblico. Tra questi il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, il vescovo ausiliare di Milano, mons. Franco Giulio Brambilla, lo psichiatra Alessandro Meluzzi, l’antropologo Fiorenzo Fiacchini, i fisici Piergiorgio Picozza e Ugo Amaldi. Il convegno analizza il tema della creazione in tre diverse sessioni: a conclusione dei lavori, una tavola rotonda dedicata all’uomo e alla cura della terra, coordinata dal giornalista di Avvenire, Roberto Righetto, cui partecipano Roberto Radice ed Evandro Botto. Il SIR ha rivolto alcune domande a mons. Sergio Lanza, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che aprirà domani, 5 aprile, i lavori (per tracciare poi le conclusioni il giorno dopo), insieme con il rettore dell’ateneo, Lorenzo Ornaghi.

Come nasce l’idea di questo convegno?
"Il tema non è casuale: non solo ha fatto da sfondo all’Anno darwiniano, ma ha un carattere fondamentale per l’interpretazione dell’esistenza umana. Come ha detto recentemente il Papa all’ultima assemblea dei vescovi, ci troviamo di fronte a qualcosa che tocca profondamente il senso della vita, sia dal punto di vista esistenziale, sia dal punto di vista intellettuale. Il tema della creazione, infatti, ci mette di fronte sia alle ragioni per cui esiste la persona e ciò che la circonda, sia all’efficacia dell’intelletto, della sua capacità di dare un significato alle cose, alla realtà, al mondo, in una divaricazione radicale tra proposte diffuse di non senso, dominate dalla legge del caso o del caos, e proposte dotate di senso".

Come quella della Bibbia?
"La prospettiva adottata è proprio quella del racconto biblico, che più che rispondere alla domanda su come è nato il mondo, cerca di rispondere al perché la vita umana sulla terra sia così mirabilmente intrecciata di cose belle e buone, e nello stesso tempo si debba misurare con la fragilità, la debolezza, la sofferenza, la cattiveria, il male. Quella biblica è una contemplazione di una realtà stupenda, come quella della creazione dell’universo da parte di Dio, e nel contempo una presa di coscienza della problematicità dell’esistenza umana, attraversata dal male, dal dolore, dalla sofferenza, dalla morte. Libri come la Genesi o l’Esodo rappresentano un campo aperto di riflessione, che trova una sintesi nel paradosso in cui l’abisso del male si ribalta nel vertice di riscatto che viene dalla nuova creazione: attraverso Cristo, l’alba di morte diventa un’alba di vita".

Tra i temi del convegno, il dibattito sempre aperto su evoluzionismo e creazionismo…
"Evoluzionismo e creazionismo incappano in due errori opposti: l’evoluzionismo è una teoria scientifica che deborda in teoria filosofica, e in tal modo usurpa un campo che non gli è proprio, con la sua pretesa di fondare sul dato scientifico l’origine dell’universo. Sul versante opposto, il creazionismo – poco diffuso da noi, ma molto diffuso in Nord America – interpreta non alla lettera, ma ‘materialmente’ il testo biblico, senza capirne il genere letterario, e dunque non avendo una comprensione di ciò che il testo significa. La prospettiva biblica, invece, e la tradizione dei padri della Chiesa offrono una concezione evolutiva, ma non evoluzionistica, della realtà: a differenza delle cosmogonie appartenenti alle antiche sapienze mesopotamiche, nella Bibbia l’uomo è un capolavoro che l’Artista divino ha modellato, ponendolo nell’universo per custodire e coltivare la terra. Solo dopo la ribellione e il peccato originale, emergerà l’aspetto negativo del lavoro, inteso anche come sofferenza".

E il rapporto con il creato?
"Come ha sottolineato anche il Papa nelle sue varie omelie della notte di Pasqua, l’uomo è posto da Dio nell’universo per custodire e coltivare la terra. Nell’evoluzione non può esserci rivoluzione: l’uomo non può non rispettare profondamente il mondo creato, che Dio ha messo nelle mani dell’uomo come custode, responsabile ma non despota o padrone dell’universo, che rimane esclusiva proprietà divina, in quanto vincolato alla propria origine. Non c’è nessuna radice antiecologica nella Bibbia: al contrario, c’è un vincolo dinamico di rispetto dell’origine. Il mondo, per volere di Dio, è kòsmos, cioè realtà ordinata che l’uomo riceve ed è chiamato a sviluppare secondo la sua dimensione originaria, e non per il proprio tornaconto. La creazione non solo non viene dal nulla, ma va contro il nulla, perché viene dall’amore di Dio. È il peccato originale a determinare lo sfruttamento della natura, che è qualcosa di completamente difforme dal comando divino ‘crescete e moltiplicatevi’".