GIORNATA ACQUA
Drammatica in Africa la situazione idrica
"Se per milioni di africani l’acqua pulita è ancora un miraggio, non possiamo lavarcene le mani". Lo sostiene l’Amref (African Medical and Research Foundation#, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, istituita nel 1992 dalle Nazioni Unite e celebrata il 22 marzo, spiegando che "nell’Africa subsahariana l’accesso all’acqua pulita è un diritto umano fondamentale tuttora negato a più del 40% della popolazione".
Acqua, salute e sviluppo. Afferma Tommy Simmons, direttore generale di Amref Italia: "Senz’acqua non c’è salute né sviluppo. I danni all’agricoltura sono incalcolabili, il bestiame muore, le lezioni a scuola non si possono svolgere regolarmente e saltano anche gli equilibri familiari, perché le donne sono costrette ad assentarsi per ore alla ricerca di acqua, lasciando incustoditi i figli". Secondo l’organizzazione umanitaria, la mancanza di acqua pulita e di servizi igienici adeguati costa ogni anno all’Africa Subsahariana il 5% del suo Pil ed è legata, direttamente o indirettamente, all’80% delle malattie. Nella regione più della metà dei posti letto ospedalieri sono occupati da pazienti affetti da malattie diarroiche, causate dall’utilizzo di acqua contaminata e dall’assenza di servizi igienici, con conseguenze fatali soprattutto per i bambini. Quelli con meno di cinque anni nati in un periodo di siccità hanno tra il 36 e il 50% di probabilità di essere malnutriti, mentre l’accesso ad acqua pulita riduce i tassi di mortalità infantile di oltre il 20%.
Il ruolo delle donne. Da oltre cinquant’anni Amref promuove la costruzione di pozzi, cisterne, acquedotti e la protezione delle sorgenti, con la partecipazione attiva delle comunità locali. "Portare acqua in Africa precisa Mario Raffaelli, presidente di Amref Italia significa allargare la base della partecipazione e puntare sulla formazione di comitati di gestione e di tecnici all’interno delle stesse comunità beneficiarie dei progetti. Solo così i pozzi sono vissuti come beni di cui la comunità è responsabile e durano nel tempo". Secondo Raffaelli, tuttavia, il successo degli interventi "passa anche attraverso il rafforzamento del ruolo delle donne nei processi decisionali che riguardano lo sviluppo della comunità. Sono le donne africane, infatti, a pagare il prezzo più alto della mancanza di acqua ed è soltanto attraverso il potenziamento del loro ruolo sociale che il diritto all’acqua può diventare qualcosa di più di una dichiarazione di intenti".
Kenya e Tanzania. Amref Italia, in particolare, ha attivato dei progetti idrici in Kenya e Tanzania. In Kenya, un Paese afflitto da carenza idrica cronica, l’intervento consiste nella costruzione di pozzi nei distretti costieri di Malindi e Kilifi e in quelli di Kajiado, Kitui e Makueni, terre aride o semi-aride le cui fonti d’acqua principali fiumi, dighe e pozzi aperti sono contaminate, quindi inutilizzabili. Dal 1998 a oggi Amref ha costruito nel Paese più di 2.600 pozzi e 85 sistemi di raccolta dell’acqua piovana, di cui hanno beneficiato circa 1,5 milioni di persone. In Tanzania, che occupa la 148ª posizione su un totale di 169 Paesi nella classifica relativa all’indice di sviluppo umano elaborata dall’Undp, Amref dieci anni fa ha avviato un progetto nel distretto di Mkuranga, a sud di Dar es Salaam, grazie al quale sono stati costruiti 132 pozzi di superficie, 45 pozzi di profondità e 25 sistemi di raccolta dell’acqua piovana. Tra il 2000 e il 2006, il numero delle famiglie del distretto con accesso ad acqua pulita è balzato dal 25% fino a oltre l’85%. Sono stati inoltre addestrati almeno tre tecnici per ogni villaggio per assicurare il mantenimento delle fonti idriche. L’obiettivo è garantire l’accesso ad acqua pulita ad almeno 125 mila persone entro la fine di quest’anno.
I numeri dell’acqua. Secondo dati Who #World Health Organization# e Unicef, nel mondo 884 milioni di persone, pari a circa un sesto della popolazione del pianeta, non hanno accesso ad acqua pulita; tra queste otto su dieci vivono in aree rurali. 1,6 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 2,6 miliardi, pari a circa due quinti della popolazione mondiale, non hanno accesso ad adeguate misure igieniche. Ogni anno queste carenze igieniche, insieme all’uso di acqua contaminata, provocano la morte di 1,4 milioni di bambini, uno ogni 20 secondi, per diarrea. Il Wwap #World Water Assessment Programme, Programma di valutazione delle risorse idriche mondiali fondato nel 2000 dalle Nazioni unite# stabilisce che il fabbisogno minimo giornaliero di acqua pulita per bere, cucinare e lavarsi è pari a 20-50 litri per persona, e sottolinea la gravi sperequazioni nell’utilizzo di questa preziosa risorsa. Nei Paesi in via di sviluppo, infatti, ogni persona consuma in media non più di 10 litri di acqua al giorno; valore che in Europa sale a 200 litri e nel Nord America tocca addirittura i 400 litri. E intanto, nel sottolineare che "senza acqua non vi è dignità e possibilità di fuga dalla povertà", Ban Ki-moon, segretario generale Onu, nel suo messaggio per la Giornata invita i governi e la comunità internazionale ad "invertire il declino allarmante degli investimenti nell’acqua e nei servizi igienico-sanitari".