GIOVANI E LAVORO

Scelte di dignità

Oggi a Roma il primo meeting di Forma

Alla presenza di quasi mille giovani, tra i 16 e i 18 anni, giunti a Roma da tutta Italia, si è svolto oggi il primo meeting di "Forma", l’associazione degli enti di formazione professionale che si ispirano alla dottrina sociale della Chiesa (www.formafp.it), sul tema: "Giovani: una impresa chiamata lavoro".

Investire sui mestieri artigiani. "Bisogna dare vita ad un piano nazionale, che partendo dai mestieri artigiani, a rischio estinzione, punti a costruire un percorso educativo e di inserimento lavorativo per migliaia di ragazzi, i quali superando qualche ritrosia, potrebbero trovare in questo ambito produttivo, impieghi soddisfacenti sia sotto il profilo professionale che reddituale". Questo è l’appello che Maurizio Drezzadore, presidente di "Forma", ha rivolto al governo, aprendo il meeting dell’associazione. Per raggiungere tale obiettivo, ha aggiunto Drezzadore, "la piccola impresa e la formazione professionale devono stringere un’alleanza per l’occupazione" ed ha proseguito dicendo che "lo stesso ragionamento si deve fare anche per le professioni che riguardano i servizi di cura alla persona, garantendo maggiore dignità e più adeguati riconoscimenti economici, incoraggiando così i ragazzi a scegliere questa strada lavorativa che è chiamata ad assolvere un compito di grande utilità sociale". Per il presidente di "Forma", "oltre agli incentivi come il credito d’imposta e il rilancio dell’apprendistato è necessario dare un nuovo baricentro alla scuola e rafforzare l’istruzione tecnica e la formazione professionale, che possono essere il vero volano per sconfiggere la disoccupazione giovanile".

Dentro il lavoro c’è l’uomo. "Non c’è dubbio che i giovani si devono preoccupare del lavoro, ma la loro prima impresa è quella d’impegnarsi per costruire loro stessi, non lasciare indietro il loro essere persona, perché dentro il lavoro, ciascun ragazzo e ragazza scrive la sua vocazione a formare la propria dignità umana che è fatta di spiritualità oltre che di relazioni", ha detto nel corso del suo intervento mons. Domenico Sigalini, assistente unitario dell’Azione Cattolica italiana, aggiungendo che "l’essere umano non è una macchina e non deve essere considerato tale, ma ha il suo mondo interiore che deve essere posto in primo piano, in modo tale che possa essere messo in grado di affrontare le difficoltà della vita". Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, rivolgendosi ai presenti ha detto: "Seguite la vostra vocazione, cercate la bellezza di questo tempo, seppur difficile, ma anche con tante opportunità da cogliere, cercatela nel rapporto con gli altri, con i vostri coetanei" perché "se c’è senso della vita, allora c’è anche il senso del lavoro". Il ministro ha poi sottolineato che "la conoscenza è importante perché permette di guidare i cambiamenti in atto verso una evoluzione positiva" ed ha elencato le principali criticità del mercato del lavoro nazionale individuate nelle "fortissime differenze esistenti tra le competenze richieste dalle imprese e quelle disponibili, nella mancanza di figure tecniche come matematici, ingegneri, fisici ed economisti e negli squilibri della durata degli studi, dove si esce troppo prima o troppo tardi". Sacconi ha anche ricordato che "i percorsi di studio si devono contaminare con il mercato del lavoro" e che "non c’è contrapposizione tra conoscenze pratiche e teoriche".

Educare i giovani. "La finalità delle organizzazioni che si sono riunite in ‘Forma’ fin dal 1999 per volontà di don Mario Operti, che ne fu un convinto promotore, è quella di impegnarsi quotidianamente a formare i giovani attraverso la dedizione al lavoro, l’educazione alla socialità e alla cittadinanza, considerato che il 20% dei ragazzi impegnati nella formazione professionale sono migranti", ha detto mons. Angelo Casile, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro. In questo cammino, ha aggiunto mons. Casile, "siamo animati dalla forza del Vangelo che ci sprona ad impegnarci per una civiltà più umana, più giusta e più cristiana". Dalle rilevazioni del centro studi di Confartigianato risulta che, negli ultimi due anni, circa 984 mila ragazzi, sono usciti dal mercato del lavoro e quasi 598 mila diplomati e laureati residenti al Sud, negli ultimi dieci anni, si sono dovuti trasferire al Nord per poter lavorare. Secondo Confartigianato, "ora che l’economia mondiale ha superato la fase più critica, le forme dei contratti flessibili sono quelle che stanno movimentando in positivo la ripresa dell’occupazione". Per Cristiano Nervegna, segretario generale di "Forma", "oggi serve una formazione che avvicini i ragazzi al lavoro e che quindi faccia loro affrontare in modo meno traumatico il nodo del precariato". Si tratta, per Nervegna, "di mettere in moto un nuovo progetto educativo che valorizzi il dialogo tra giovani e adulti".