DISABILITÀ E CHIESA
Benedetta, Simone, Rachele, Angelo Pio, Francesco, Valentina
“Benedetta, Simone, Rachele, Angelo Pio, Francesco, Valentina”: l’arcivescovo della diocesi di Ancona-Osimo, mons. Edoardo Menichelli, ha scandito bene i nomi di tutti e sei cresimandi, cinque adolescenti pluriminorati psicosensoriali e una giovane con ritardo mentale e problemi motori, a cui stamattina, nella Concattedrale di Osimo, dopo aver imposto le mani, ha riservato una carezza di speciale tenerezza. Si è concluso con una celebrazione ricca di emozione e di significato il convegno nazionale “Educare alla vita buona del Vangelo. Il contributo e la presenza delle persone con disabilità nella comunità cristiana”, che si è svolto per tre giorni a Osimo e che costituisce una delle tappe del cammino di avvicinamento al Congresso eucaristico nazionale di settembre ad Ancona. I ragazzi – quattro di loro hanno ricevuto anche la Prima Comunione – frequentano per la maggior parte il centro di riabilitazione Lega del Filo d’oro, una realtà del territorio all’avanguardia, e sono stati preparati ai sacramenti da Rosina Giuseppetti, responsabile del Settore catechesi ai disabili della diocesi anconetana. “Molti di loro ha raccontato hanno problemi di comunicazione e il percorso che gli abbiamo proposto era fatto di cose semplici, come toccare il Bambinello, il Crocefisso o ascoltare particolari canti o musiche; per chi ha frequentato il catechismo con gli altri bambini normodotati è stato molto importante il rapporto con il gruppo”.
Risorsa per loro stessi. Nel fare un bilancio del convegno don Guido Benzi, direttore dell’Ufficio catechistico nazionale (Ucn) della Cei, e Vittorio Scelzo, collaboratore per il Settore catechesi ai disabili del medesimo Ucn, hanno sottolineato che è vero che i disabili sono una “risorsa” per la comunità cristiana. Ma non solo e non tanto per ciò che la loro “presenza” insegna in termini di accettazione del limite e comprensione della debolezza, quanto “per loro stessi”. “I sordi hanno citato come esempio sono i migliori comunicatori del Vangelo ai sordi. Possono svolgere un ruolo attivo nella pastorale, nel servizio alla Chiesa e nella catechesi e sono una risorsa per la preghiera e per la gioia vera che esprimono per la partecipazione liturgica”.
I disabili per i poveri. E nelle testimonianze che si sono succedute ieri e oggi più volte è stato dimostrato che i disabili, anche mentali, sono capaci di grandi cose e sensibili alle condizioni dei più poveri ed emarginati. Lo ha sottolineato Paola Scarcella, della Comunità di Sant’Egidio a Roma, che ha raccontato come “con un gruppo di disabili mentali andiamo tutte le domeniche a trovare gli anziani al Cottolengo di Roma, mentre altri sostengono economicamente i malati di Aids in Africa con la vendita delle loro opere d’arte”; lo ha raccontato anche Matilde Azzolini, dell’arcidiocesi di Napoli, dove da quattro anni il card. Crescenzio Sepe ha voluto una celebrazione/incontro annuale con i disabili, molti adulti, in Cattedrale. La catechesi per molti di loro è stata l’occasione per un incontro gioioso con “l’amico Gesù” e sono diventati a loro volta amici dei senza dimora “per i quali hanno chiesto di aiutare a preparare i pasti”. In Italia ci sono poi diocesi, come quella di Vicenza, in cui l’attenzione ai disabili è presente e strutturata fin dagli anni ’70 e ci “sono parrocchie intere ha affermato Silvia Stefanutti che hanno adottato i disabili; alcuni di questi ultimi vogliono diventare evangelizzatori e frequentano un corso di teologia; dal 2003 c’è una celebrazione per i disabili psichici anche gravi e le loro famiglie nella Cattedrale, che è enorme, ma che non riesce a contenerli tutti”. Particolari anche le esperienze della chiesa di Santa Maria in Trastevere, a Roma, dove tutte le domeniche c’è la catechesi per bambini e ragazzi sordi, aperta comunque a tutti, seguita da una celebrazione fatta anche con il linguaggio dei segni e particolari animazioni. Suor Veronica Amata Donatello ha precisato che “abbiamo fatto un lavoro grande di sensibilizzazione nella parrocchia e diocesi e ora i sordi partecipano alla catechesi e alla vita normale della chiesa”.
Prospettiva rovesciata. A fare il punto sul rinnovamento dell’Iniziazione cristiana, con un occhio rivolto in particolare all’educazione dei disabili, è stato don Carmelo Sciuto, aiutante di studio dell’Ucn, che ha auspicato la “redazione di itinerari di Iniziazione cristiana adattati alle diverse disabilità, pur senza distaccare i disabili dal gruppo dei pari, per avere degli strumenti specifici che aiutino i catechisti nel loro compito”. Don Luca Palazzi, vice-direttore dell’Ucn e responsabile del Settore catechesi ed handicap della diocesi di Modena-Nonantola, ha invece rovesciato la prospettiva e messo in evidenza il contributo della catechesi ai fanciulli disabili ai percorsi di Iniziazione cristiana. Tra di essi “l’attenzione all’unicità della persona contro ogni omologazione di fede”, la “semplificazione dell’annuncio evangelico, che non lo sminuisce, ma lo rende più essenziale e incisivo”, il “formarsi di una mentalità accogliente verso chi vive situazioni di povertà”, il valore del “piccolo gruppo”, l’accoglienza della famiglia in difficoltà e la cura particolare ai momenti celebrativi, “in modo che siano veri ed espressivi e parlare per la loro autenticità”.