SAN GIUSEPPE

Era il 19 marzo 1961

Giovanni XXIII e un padre "mite e amabile"

Ai più stretti collaboratori che gli facevano notare l’impossibilità di aprire il Concilio per il 1963, papa Giovanni rispose: “Allora lo apriremo nel 1962”, aggiungendo poi: “Noi siamo vecchi, non possiamo perdere tempo”.
Si respirava già aria di Concilio a Roma, e non solo, in quel quasi inizio di primavera del 1961 quando Giovanni XXIII, nell’imminenza della festa di san Giuseppe e delle celebrazioni della Settimana santa, sentì il bisogno di indirizzare al mondo la lettera apostolica “Le voci”, nella quale invocava la protezione e affidava a san Giuseppe la buona riuscita del Concilio ecumenico Vaticano II. La complessa macchina organizzativa era stata avviata l’anno prima, ufficialmente il 5 giugno del 1960, con il motu proprio Superno Dei nutu, con il quale il Papa aveva istituito le undici commissioni preparatorie. E i lavori per preparare la grande assemblea erano in alacre svolgimento alla data del 19 marzo 1961, quando appunto Giovanni XXIII firmò la sua terza lettera apostolica di quell’anno.
“Le voci che da tutti i punti della terra arrivano sino a noi, in espressione di lieta attesa e di voti per il felice successo del Concilio ecumenico Vaticano II, sollecitano ognor più il nostro spirito a trar profitto dalla buona disposizione di tanti cuori semplici e sinceri …”. Il Papa, dopo la premessa, iniziava tratteggiando la figura di san Giuseppe, “mite e amabile”, tanto cara all’intimità delle anime più sensibili alla semplicità e alla modestia, rimasta per secoli e secoli “in un suo nascondimento caratteristico”, e passava in rapida rassegna le attenzioni che i pontefici degli ultimi cento anni avevano avuto per il santo sposo di Maria.
A incominciare da Pio IX , il quale l’8 dicembre 1870, nella solennità dell’Immacolata, aveva solennemente e ufficialmente proclamato san Giuseppe patrono della Chiesa universale. Proseguendo con Leone XIII, estensore nel 1889 dell’enciclica Quamquam pluries, “il documento più ampio e copioso che un Papa abbia mai pubblicato ad onore del padre putativo di Gesù, elevato nella sua luce caratteristica di modello dei padri di famiglia e dei lavoratori” . E poi Pio X, Benedetto XV, Pio XI, distintisi per le molteplici espressioni di devozione e di amore nei confronti di san Giuseppe, per averne promosso il culto, per averne confermato il titolo di patrono della Chiesa universale anche alla luce della dottrina teologica. Fino a Pio XII, che nel 1955 istituiva la festa annuale di San Giuseppe artigiano, fissata al 1° maggio.
“È ben naturale – scriveva Giovanni XXIII – che questo richiamo alla voce dei Papi dell’ultimo secolo sia tutto inteso a suscitare la cooperazione del mondo cattolico al buon successo del grande disegno di ordine, di elevazione spirituale e di pace a cui un Concilio ecumenico è chiamato… E se un protettore celeste è indicato ad impetrare dall’alto, nella sua preparazione e nel suo svolgimento, quella virtus divina, per cui esso sembra destinato a segnare un’epoca nella storia della Chiesa contemporanea, a nessuno dei Celesti meglio può essere affidato che a san Giuseppe, capo augusto della Famiglia di Nazaret, e protettore della Santa Chiesa”. Il Papa, dunque, affidava quanto più in quel momento gli stava a cuore all’intercessione di san Giuseppe.
Emergono, dalle parole di Angelo Roncalli, tutta l’ansia e l’aspettativa del pastore buono per il solenne evento che andava pian piano delineandosi, ma anche la fiducia – tipica del carattere giovanneo – che tutto sarebbe proceduto e arrivato a compimento nel migliore dei modi grazie all’aiuto divino. “Dalla parte nostra umana – concludeva Giovanni XXIII rivolto ai confratelli e ai fedeli – il Concilio ecumenico non domanda per il suo compimento, e per il suo successo, che luce di verità e di grazia, disciplina di studio e di silenzio, pace serena di menti e di cuori”. Era il 19 marzo del 1961. La data d’inizio dell’11 ottobre 1962 non era stata ancora fissata, ma l’apertura del Concilio sembrava allora più vicina. (p.i.)