TERREMOTO IN GIAPPONE

Anche la fede è scossa

Per l’esperienza del limite

Venerdì scorso, 11 marzo, il Giappone è stato sconvolto da un terribile terremoto, uno dei più gravi mai registrati. Dopo poche ore è arrivato lo tsunami che ha distrutto quello che si era salvato dal terremoto. Di fronte a queste catastrofi rimaniamo tutti sgomenti e nel cuore di ogni credente si scatenano interrogativi che scuotono violentemente la fede: un terremoto spirituale che si aggiunge a quello materiale. Ciò che ci sconcerta è che noi, persone umane, siamo posti dentro una natura del tutto indifferente nei nostri confronti. Non è una matrigna cattiva che si scaglia contro di noi, semplicemente ci ignora. Segue le sue leggi senza badare alle conseguenze sulla nostra esistenza. Ma noi siamo persone pensanti e coscienti e trovarci dentro a un mondo naturale così fatto ci riempie di angoscia.
Chi ci ha messo dentro a questa situazione? Il caso, dice qualcuno. Le forze cieche dell’evoluzione materiale hanno prodotto questa mostruosa situazione: noi esseri coscienti dentro un mondo incosciente e incurante di noi. Un credente, invece, pensa che il mondo è stato creato da Dio e che noi siamo stati messi dentro a questo mondo da lui. È questo fatto che ci riempie di interrogativi che diventano lancinanti ogni volta che si provoca il corto circuito tra la natura che segue il suo corso e noi che siamo stritolati da esso.
La parola di Dio, in particolare quella di Gesù, ci parla di un padre buono e misericordioso e ci invita a fidarci totalmente di lui anche in queste situazioni che ci sembrano assurde e crudeli. Ci fa intravedere una situazione diversa. Parla di un progetto di Dio che pone l’uomo in un giardino bellissimo in cui tutto è armonia e a servizio dell’uomo. E parla di gesti insensati dell’uomo che rovinano tutto. Continua poi dicendo che in questa rovina non siamo perduti. La vita è diventata difficilissima, ma ci invita ad accettarla senza disperare. Seguendo il cammino tracciato da Gesù possiamo trovare una via d’uscita definitiva da questa situazione. Seguire Gesù e fidarsi del Padre che è nei cieli non vuol dire rimanere passivi. Affrontare la croce di questa vita rovinata e caricarsela sulle spalle vuol dire tentare in tutti i modi di rimettere in sesto la vita. Per questo è venuto Gesù: per ricomporre quel disegno originario di Dio. Un credente è convinto che vale la pena impegnarsi per una vita in positivo nel negativo del mondo. Il positivo è l’amore, la solidarietà contro il negativo delle sofferenze, delle ingiustizie e degli sfruttamenti. Ma anche la sopportazione piena di speranza di ciò che non si può togliere.
Siamo stati ammirati del comportamento dei giapponesi in questa drammatica situazione. La loro compostezza, l’uso di tutte le precauzioni cui sono stati abituati con un meticoloso addestramento. I loro edifici non sono crollati perché costruiti per resistere a scosse di quella magnitudine nella consapevolezza di vivere su una terra ballerina. Se noi avessimo imparato da loro… Così si deve fare. La coscienza ci dice che è doveroso impegnarsi a dare una maggior sicurezza alla nostra vita di fronte a possibili disastri naturali, insieme a tante altre cose che la rendano più vivibile, come creare più giusti rapporti, più rispetto, più amore e sostegno reciproco nel duro cammino. Tutto questo è giusto e doveroso, tuttavia non cambia la nostra assurda situazione. Le forze della natura rimangono alla fin fine da noi incontrollabili e la nostra vita sempre in balia ad esse. Sentiamo il bisogno di dare ai nostri sforzi una finalità diversa dal ripararci provvisoriamente e a malapena dai capricci della natura. Troppo poco scampare momentaneamente da qualche disastro e così tirare avanti ancora un po’ nella nostra esistenza. Se non c’è sbocco per la nostra vita, se resta questa assurda situazione tutto può crollare interiormente, come crollano le città e possono venir meno le ragioni e l’energia per andare avanti. Credere che si possa uscire da questa situazione perché c’è un Padre buono che vuole per noi qualcosa di diverso, non è un’illusione per allontanare l’assurdità della vita, ma un’esigenza insopprimibile come il dovere di impegnarci. Anzi, credere è necessario affinché il dovere insopprimibile di impegnarci a migliorare la vita non svanisca nel nulla.