EGITTO
Intervista con il card. Antonios Naguib
Situazione ancora tesa al Cairo dopo gli scontri dei giorni scorsi che hanno visto contrapposti copti e musulmani, violenze che hanno lasciato una scia di morti e di feriti. La contrapposizione è sia a livello politico sia religioso, e come detto dal missionario comboniano, padre Luciano Verdoscia, "questi incidenti mostrano come tutti i nodi della società egiziana stiano venendo al pettine" e che il pericolo di un inasprimento del fanatismo non è affatto remoto. Il SIR ha chiesto un parere al patriarca di Alessandria di Egitto, il card. Antonios Naguib.
Eminenza, cosa pensa di questi incidenti?
"Siamo molto dispiaciuti per gli incidenti dei giorni passati tra cristiani e musulmani. Vittime e feriti ci sono stati dalle due parti. Da quanto pubblicato, il motivo sarebbe stato un rapporto affettivo tra un cristiano e una ragazza musulmana in un villaggio al sud del Cairo. Parenti di quest’ultima hanno chiesto a suo padre di ucciderla, cosa che il genitore ha rifiutato di fare. Le due parti musulmane si sono combattute e ci sono stati 2 morti. Dopo i funerali, moltissimi musulmani del villaggio, considerando che, secondo loro, i cristiani erano stati la causa di questa disgrazia, si sono diretti verso la chiesa copto ortodossa, l’hanno bruciata, poi alcuni di loro hanno distrutto alcune case di cristiani, e cacciato i proprietari dal villaggio. Saputo questo molti copti hanno manifestato in varie zone del Cairo, bloccando anche una strada principale sulla quale transitava un minibus di servizio che ha forzato il blocco provocando la reazione dei copti. La situazione è degenerata quando l’autista del minibus è tornato con altri suoi colleghi per scontrarsi con i manifestanti. Nel frattempo era stata sparsa la notizia che i cristiani avevano bruciato una moschea, suscitando la furia dei musulmani che hanno cominciato a usare armi da fuoco, a colpire duramente i cristiani, le loro case e botteghe. Molti di questi si sono rifugiati nella chiesa e hanno chiesto l’aiuto delle forze militari, che hanno posto fine agli attacchi".
Tali fatti sono un segnale che gli islamisti stanno prendendo piede e vogliono tenere i cristiani fuori dalla costruzione del nuovo Egitto?
"Non credo che tutto questo sia stato orchestrato dagli islamisti allo scopo di tenere fuori i cristiani. Sono tutte reazioni irrazionali agli eventi. Ancora una volta, un problema personale ha generato una sciagura comunitaria".
Ci sono, però, rischi di islamizzazione in Egitto? Molti imam musulmani sembrano opporsi al cambiamento dell’art. 2 della Costituzione, dove si afferma che la Sharia è fonte di ispirazione per il diritto egiziano…
"Ci sarebbe una corrente fondamentalista che cerca di costruire uno Stato religioso. Ma sembra non sia la scelta della maggioranza degli egiziani. Ad ogni modo è ancora prematuro definire la fisionomia del futuro Stato. Bisogna aspettare i prossimi mesi per vedere meglio la situazione e dove questa ci conduce".
L’Occidente dovrebbe fare pressione sul nuovo governo perché riconosca i valori di uguaglianza presenti nella società egiziana e invocati dalla piazza nelle settimane scorse?
"La pressione esterna potrebbe aiutare ma non penso che sia in grado di cambiare la situazione. Mi rivolgo invece all’interno della nostra società, alle guide influenti: intellettuali, scrittori e capi religiosi, musulmani e cristiani. Questi sì che possono influenzare l’opinione pubblica, e orientare il nuovo governo a tener conto dei valori di cittadinanza e uguaglianza presenti nella società egiziana".
L’uguaglianza tra cristiani e musulmani, come emersa nella rivoluzione, può impedire agli estremisti di imporre la Sharia come fonte del diritto?
"Ciò che impedirà l’instaurazione di uno Stato religioso basato sulla Sharia è la scelta della maggioranza dei cittadini di avere uno Stato civile democratico. È solo la coscienza comune di una nazione e la volontà di un popolo che potranno creare una nazione basata sull’uguaglianza e il rispetto dei diritti. Noi preghiamo che proprio questo prevalga per il bene della nostra cara patria".