Parlamento europeo
Voce comune in difesa dei cristiani perseguitati
Mentre in diversi angoli del mondo proseguono, e in qualche caso si acuiscono, le violenze contro le minoranze religiose, che spesso prendono di mira in modo particolare i cristiani, il Parlamento europeo lancia un segnale fermo e chiaro. Con una risoluzione approvata ieri, 10 marzo, nel corso della sessione plenaria di Strasburgo, gli eurodeputati rendono omaggio alla figura del ministro pakistano Shahbaz Bhatti, ucciso il 2 marzo scorso da uomini armati che hanno aperto il fuoco sull’auto con la quale si recava al lavoro nella capitale Islamabad. Un assassinio "rivendicato dal sedicente gruppo Tehreek-e-Taliban Punjab (Movimento talebano del Punjab), secondo il quale il ministro è stato ucciso per la posizione assunta sulle leggi in materia di blasfemia".
Con l’appoggio di tutti i gruppi politici, l’Europarlamento eleva dunque il sacrificio di Bhatti a simbolo di un impegno per la tutela delle minoranze religiose nel mondo, ne riconosce il coraggio personale e la lucida azione politica, che non si è fermata nemmeno dinanzi alle minacce del terrorismo e all’isolamento in cui si vengono a trovare politici che si schierano dalla parte dei diritti fondamentali e della convivenza pacifica tra le diverse culture, etnie, fedi religiose.
"Shahbaz Bhatti si legge nella risoluzione passati in emiciclo era l’unico membro cristiano del governo pakistano e uno dei pochi esponenti politici di rilievo del Paese che abbia avuto il coraggio di combattere queste leggi e le ingiustizie che esse hanno favorito". Il ministro ha mostrato al mondo "coraggio e comprovato impegno" nei confronti della giustizia, del dialogo interreligioso nonché della libertà di religione e di fede in Pakistan" e si è speso, fino al massimo sacrificio, per salvare Asia Bibi, "cristiana e madre di cinque figli, condannata a morte per blasfemia".
Si ricorda inoltre che l’uccisione è avvenuta a soli due mesi da quella di Salman Taseer, governatore della provincia del Punjab, schieratosi anch’egli contro le stesse leggi. E non si trascura di ricordare che il 1° marzo un terzo difensore pakistano dei diritti dell’uomo, Naeem Sabir Jamaldini, coordinatore della Commissione per i diritti dell’uomo del Paese asiatico, è stato assassinato "in quanto particolarmente attivo nella lotta contro le violazioni dei diritti dell’uomo nella regione del Baluchistan". La prossima vittima ammonisce l’Assemblea Ue potrebbe invece essere Sherry Rehman, ex ministro pakistano, giornalista, esponente politica riformista, più volte minacciata di morte.
Il Parlamento europeo torna a far risuonare la propria voce, con l’autorità politica che l’accompagna, nella difesa esplicita dei cristiani e di coloro che operano nel mondo per la pacificazione, il rispetto delle diversità, ribadendo il valore delle espressioni religiose per la convivenza dei popoli. E occorre notare che l’emiciclo superate inspiegabili timidezze e ingiustificati silenzi del passato si esprime in questa direzione applicando proprio il Trattato sull’Unione europea, il quale sancisce che "la promozione della democrazia e il rispetto dei diritti dell’uomo e le libertà civili sono principi e obiettivi fondamentali dell’Ue", costituendo "una base comune nelle sue relazioni con i paesi terzi". L’Assemblea segnala inoltre, quale criterio per le relazioni esterne, che l’assistenza comunitaria allo sviluppo deve essere "subordinata al rispetto dei diritti dell’uomo e dei diritti delle minoranze".
Da Strasburgo si domandano quindi un’indagine completa ed equilibrata sul caso Bhatti, assicurando alla giustizia, mediante un equo processo, i responsabili di tale crimine. Ma più ancora si incoraggia da una parte il governo del Pakistan a sostenere il ministero delle minoranze e "a proseguire l’opera e la visione di Shahbaz Bhatti per il dialogo a livello nazionale tra i leader religiosi"; dall’altra si invia un segnale forte ai partiti politici, alla società civile e ai media "a rimanere uniti e a lottare contro la violenza estremista".
Sempre gli eurodeputati ricordano alle istituzioni Ue alcune possibili strade per promuovere la tolleranza religiosa nel mondo, anche grazie alle relazioni bilaterali con i Paesi terzi e, più complessivamente, nella sua azione quale "attore globale". L’Ue viene ad esempio invitata a fornire sostegno finanziario alle organizzazioni e ai sostenitori dei diritti dell’uomo e a "esplorare la possibilità di utilizzare lo Strumento europeo per la democrazia e i diritti dell’uomo (Eidhr) al fine di finanziare azioni a sostegno della lotta contro l’intolleranza religiosa, l’estremismo e le leggi discriminatorie a livello mondiale".