SETTIMANA SOCIALE

La speranza va oltre

Le prospettive aperte dal documento conclusivo

Unità, speranza e responsabilità. Sono le tre parole chiave proposte nelle conclusioni della 46ª Settimana Sociale dei cattolici italiani (Reggio Calabria, 14–17 ottobre 2010), al centro del documento conclusivo (testo integrale in *.pdf: clicca qui) diffuso oggi dal Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani. In primo luogo, si legge nel testo, "non va smarrito quel senso di unità nato dalla meraviglia provata quando nei momenti assembleari e nelle sessioni di studio ci siamo reciprocamente testimoniati la dedizione appassionata e le competenze personali, la vitalità delle Chiese locali e il loro faticoso e attivo sperare". Quindi, è importante ricordare che "alla radice della gratitudine vi è l’esperienza di aver condiviso un lungo e ricco cammino di preparazione, durante il quale siamo divenuti più consapevoli della forza della speranza". In terzo luogo, emergono con "chiarezza le grandi responsabilità poste oggi di fronte ai cattolici italiani, con riferimento a ogni ambito della vita della civitas" e durante la Settimana di Reggio Calabria si è visto un "laicato bello, non silente, preparato, capace di dar vita a una nuova stagione del proprio insostituibile apostolato".

Bene comune. Dopo aver ricordato il messaggio inviato da Benedetto XVI e la necessità di "andare alla radice culturale dei problemi, che si manifestano ‘in particolare nella crisi demografica, nella difficoltà a valorizzare appieno il ruolo delle donne, nella fatica di tanti adulti nel concepirsi e porsi come educatori’", il documento riflette sulla prolusione tenuta dal card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana: "Il bene supremo della vita eterna non ostacola il bene materiale dell’individuo e della società, anzi lo promuove annunciando in Cristo la pienezza dell’umanità dell’uomo e il criterio irrinunciabile della sua dignità integrale come misura di ogni progresso e bene immediato. La società non può disattendere la dimensione spirituale e religiosa – sottolinea il testo –, perché l’uomo è un essere religioso e in quanto religioso è sociale. È dunque irragionevole pretendere di confinare la religione nello spazio individuale e privato". In questo momento, "particolarmente in Europa continentale e dunque anche in Italia, la visione prevalente della laicità non di rado afferma e pratica l’esclusione della Chiesa e delle religioni dallo spazio pubblico, discrimina sull’apertura alla vita, misconosce la specificità dell’istituto familiare e a volte giunge a negare o ostacolare la libertà educativa. Nella battaglia tra libertà religiosa e laicismo, dunque, non è in gioco solo la risposta alla domanda sull’uomo, ma la possibilità stessa di porre pubblicamente tale domanda". Al contrario, prosegue il testo, "la responsabilità per il bene comune, a partire dalla ricerca di forme che siano caso per caso il più possibile adeguate alla libertà religiosa, all’apertura alla vita, al riconoscimento dell’istituto familiare e alla libertà educativa, è qualcosa che da sempre la Chiesa e i cristiani hanno assunto in molti modi e che hanno condiviso con gli uomini e le donne di buona volontà". Quattro le ragioni del successo della Settimana Sociale di Reggio Calabria: il fatto di essersi svolta al Sud, la forte rappresentanza giovanile, la speranza come chiave per "cercare di leggere e di ordinare i problemi secondo un’agenda propositiva", la "questione antropologica" al centro di ogni problematica storica e sociale.

Prospettive. Quello delle Settimane Sociali è "un cammino che continua" e, in questa direzione, "l’agenda di Reggio Calabria chiede come i cattolici possano contribuire al bene comune del Paese e come continuare il percorso intrapreso nella pastorale ordinaria intercettando la vita quotidiana". Tra le grandi linee emerse dal confronto, evidenzia il documento, la necessità di "riconoscere come cruciale il ruolo di adulti capaci di essere maestri e testimoni" nonché l’esigenza di "pensare e lavorare a quelle riforme che possono concludere in modo positivo una fin troppo lunga transizione delle istituzioni politiche". In tal senso, "le questioni cruciali riguardano le forme da dare al processo di rafforzamento dell’esecutivo – anche come condizione di più efficaci politiche di solidarietà – e, allo stesso tempo, dell’equilibrio tra i poteri; allo sviluppo di un autentico federalismo unitario, responsabile e solidale; al perfezionamento di un sistema elettorale di tipo maggioritario; alla stabilizzazione dell’assetto bipolare del sistema politico". "L’orizzonte e l’orientamento del nostro cammino – conclude il documento – resta quello della responsabilità per il bene comune come quotidiano e costante impegno a trasformare il vivere sociale in città".