CHIESE D'EUROPA

Con parole giovani

Da Cipro a Madrid: in cammino con le nuove generazioni

(Nicosia – dai corrispondenti SIR Europa) – La “pastorale giovanile” non è un lusso, ma “è qualcosa di decisivo per il futuro della Chiesa, ma anche oserei dire, dell’Europa”. Ne è convinto il presidente del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee), card. Péter Erdő, nel saluto inviato all’incontro delle Conferenze episcopali del Sud-Est Europa che si sta svolgendo a Nicosia proprio sul tema della pastorale giovanile, in vista della prossima Giornata mondiale della Gioventù di Madrid (16-21 agosto 2011). L’appuntamento, promosso dal Consiglio delle conferenze episcopali europee, vede la partecipazione di nove Conferenze episcopali: Albania, Bosnia e Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Grecia, Moldavia, Romania, la Conferenza episcopale internazionale SS. Cirillo e Metodio e la Turchia. Nel corso dell’incontro sono previsti gli interventi dell’arcivescovo ortodosso di Cipro, Crisostomos II, del rappresentante del Patriarcato maronita, mons. Guy Noujaim, e dell’Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, mons. Aldo Giordano. Il card. Erdő ha sottolineato che le Gmg “sono un chiaro segno di speranza” perché esse mostrano giovani “desiderosi di sentire una parola esigente e profonda dal Papa” e di avere “momenti di preghiera” e “di festa” con altri giovani che “condividono con loro la fede”.

Giovani ‘radicati’ in Cristo. Nel suo saluto Youssef Soueif, arcivescovo di Cipro dei maroniti, ha ricordato la visita apostolica di Bendetto XVI dello scorso giugno, la cui “eco è sempre viva nei nostri cuori e nella nostra isola”. Per il prelato i giovani “radicati e fondati in Cristo” sono “portatori, nel loro modo di vita e nella loro parola, della cultura del vangelo”, “che fa costruire nel mondo l’amore” attraverso “la pace, il perdono e l’apertura a tutti gli uomini” e che “rispetta la dignità della persona umana”.

Pronto a un compromesso. I partecipanti all’incontro sono stati ricevuti ufficialmente dal presidente di Cipro, Dimitris Christofias, che ha parlato della situazione dell’isola divisa, dopo l’invasione turca del 1974, tra la parte nord (turco-cipriota) e la parte sud (greco-cipriota), ribadendo l’importanza di “vivere in pace” rispettando le reciproche “differenze di linguaggio e religione”. Il presidente ha affermato che “bisogna trovare una soluzione politica al nostro problema, perché i cittadini che hanno abbandonato le loro terre possano tornare alle loro case e proprietà” e ha aggiunto di essere “pronto a un compromesso”, anche se sarà “doloroso”.

Medio Oriente. Partecipa all’appuntamento anche mons. Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme per i Latini, sotto cui ricadono le diocesi cattoliche di Palestina, Israele, Giordania e Cipro. Mons. Twal ha sottolineato come “oggi, in Medio Oriente, una pastorale tipicamente giovanile è assolutamente indispensabile”. Tra i frutti di questo impegno, il patriarca vede il fatto che “i giovani sono una locomotiva trainante della comunione ecclesiale pastorale di tutta la comunità” in quanto “molte, se non tutte le nostre attività giovanili sono ecumeniche”. Per mons. Twal la “pastorale giovanile è un’ottima risposta al fenomeno dell’emigrazione”: la Chiesa fa molti sforzi per aiutare le famiglie “ma la medicina più potente è culturale, morale e interna”. In questo campo vengono giudicate fondamentali l’azione dell’Università di Betlemme e la prossima apertura, a settembre, dell’Università di Madaba. Positivi i riscontri del lavoro della pastorale giovanile nel campo delle vocazioni.

Bulgaria. L’esarca apostolico e presidente della Conferenza episcopale bulgara, mons. Christo Proykov, ha presentato la situazione di un Paese in cui i cattolici sono l’1% della popolazione e in cui “tanti giovani lasciano il Paese per cercare una vita più normale”. Il vescovo ha aperto uno squarcio sulla storia di una Chiesa che ha molto sofferto, durante il periodo comunista, quando “quasi tutti vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose sono stati in carcere” e alcuni sono “stati condannati a morte”. “Oggi invece – ha sottolineato il vescovo – i ragazzi sono bombardati dai messaggi del mondo materialista”. Per questo la “partecipazione agli incontri internazionali come Madrid, è molto importante”, perché il contatto con tanti altri giovani cristiani “dà loro il coraggio e l’entusiasmo di andare avanti”.

Albania. Nel “Paese più giovane d’Europa” (40% della popolazione al di sotto dei 25 anni, solo il 12% oltre i 65 anni) pesa ancora “l’eredità del vuoto lasciato dalla ideologia marxista che a venti anni dalla caduta del regime caratterizza ancora in parte l’orizzonte delle idee della società albanese in materia religiosa”. È il quadro della situazione offerto da mons. Rrok Mirdita, arcivescovo di Tirana e presidente della Conferenza episcopale albanese. Per il prelato la chiave “più giusta” per entrare nel mondo giovanile è “l’ascolto”. In tal senso “bisogna consegnare ai giovani prima di tutto le ragioni del Vangelo e poi aiutarli a capire le ragioni della Chiesa che è al servizio del Vangelo” ma si è anche soffermato su un aspetto positivo: “se in molti Paesi occidentali la Cresima è il sacramento dell’addio, in Albania molti giovani continuano a frequentare le chiese”.
L’incontro di Cipro è anche l’occasione di conoscere la realtà pastorale dell’isola, in particolare l’azione delle religiose e dei religiosi impegnati nell’educazione e nella formazione dei giovani, nella solidarietà e anche nella presenza nei villaggi a nord dell’isola, da dove quasi tutti i cristiani sono andati via dopo il 1974.