NORD AFRICA

Pronti all’emergenza ” “” “

Decine di migliaia di profughi tra Libia e Tunisia

Il presente e il futuro della Libia sono ancora incerti. È invece certa la presenza, al confine tra Libia e Tunisia, di decine di migliaia di profughi, soprattutto egiziani, che stanno cercando di fare ritorno al loro Paese. Alcune agenzie umanitarie si sono già mobilitate per portare tende e aiuti, soprattutto a Ras Jedir, in Tunisia. Anche il governo italiano sta strutturando una missione. Intanto nei primi due mesi dell’anno a Lampedusa sono arrivate circa 6.000 persone, ma ancora non è chiara la reale entità dell’esodo. Ecco come si sta organizzando Caritas italiana, che è in costante contatto con le Caritas di Tunisia, Egitto e Libia e sta facendo pressione sul governo italiano perché si faccia portavoce, a livello internazionale, della gravità della situazione.

In Libia e Tunisia. In Libia, come richiesto dal vicario apostolico di Tripoli, mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, ci sono 2.000 rifugiati eritrei da salvare. L’Italia ha annunciato di voler accogliere 54 persone. Anche molti africani dell’Africa sub-sahariana “sono costretti a rimanere chiusi in casa per timore di rappresaglie, quindi non si possono spostare verso i confini né riescono a procurarsi il cibo necessario per andare avanti”. Sono in corso contatti con Niger e Nigeria per provvedere anche al rimpatrio di queste persone. La piccola Caritas Tunisia ha inviato tre religiose verso il confine tra Libia e Tunisia, e anche Caritas Egitto ha organizzato una missione. Caritas italiana ha concordato con il vescovo di Tunisi la necessità di un primo impegno a sostegno dei profughi. C’è stato anche un incontro con il capo missione dell’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) che ha individuato la necessità di una task force mista in cui sia presente anche Caritas italiana, oltre all’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) già attiva in loco. Caritas internationalis ha promosso un gruppo di lavoro – di cui fa parte anche Caritas italiana – per affrontare i diversi problemi relativi allo status giuridico dei profughi: accoglienza, rimpatri, allontanamento, reinsediamento, evacuazione, ecc.

In Italia. Sono circa 1.500, soprattutto al sud e in particolare in Sicilia, i posti di cui dispone al momento Caritas italiana per una eventuale accoglienza dei profughi dal Nord Africa. Sono i dati parziali di un monitoraggio che Caritas italiana sta effettuando tra tutte le Caritas diocesane (finora hanno risposto in 40 su 220). In questi giorni è in visita a Lampedusa – dove sono arrivate in 24 ore circa 500 tunisini – l’arcivescovo di Agrigento mons. Francesco Montenegro con il direttore della Caritas di Agrigento Valerio Landri. Caritas invierà un operatore a Lampedusa e altri due operatori nel progetto per i minori stranieri a Pozzallo (Ragusa). Caritas nota “un’accoglienza assolutamente difforme” sul territorio nazionale: alcuni tunisini sono stati trasferiti nei Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo), altri nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione), altri hanno avuto il foglio di via e si sono dispersi. Molti sono riusciti a raggiungere la Francia, ma sono a rischio espulsione.

“Garantire protezione umanitaria temporanea”. “Sarebbe un atto di grande responsabilità garantire la protezione umanitaria temporanea, come previsto dal nostro testo unico sull’immigrazione”, ai profughi in arrivo in Italia dalle coste del Nord Africa. Lo dice al SIR mons. Vittorio Nozza, direttore di Caritas italiana. I nordafricani che sbarcheranno in Italia, osserva, non sono semplici “clandestini”, “quindi non si può pensare di rimpatriarli tout court, dato che gli accordi stipulati con i Paesi d’origine sono oggi assai difficilmente applicabili e comunque i contesti di origine non garantiscono un rientro sicuro. Non si può neanche accordargli incondizionatamente l’asilo in quanto non sussistono i requisiti richiesti dalla Convenzione di Ginevra”. “Su cosa accadrà nei prossimi mesi è difficile fare previsioni – dice -. Senza dubbio, dobbiamo aspettarci un considerevole aumento degli arrivi, soprattutto di richiedenti asilo dal Corno d’Africa e dalla Africa sub sahariana, per anni bloccati in Libia”. Perciò, avverte, “nei prossimi mesi dovremo fare i conti con un piano di accoglienza straordinaria che, probabilmente, coinvolgerà tutto il Paese e non si limiterà, dunque, al solo meridione d’Italia come paventato dal ministro dell’Interno all’inizio di questa crisi”. Il ministero intende trasferire nella ex base Nato di Mineo in provincia di Catania (7.200 posti complessivi) tutti i richiedenti asilo provenienti dai vari Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) per fare posto ai nuovi arrivati sulle nostre coste. Caritas italiana, Unhcr, Oim hanno espresso “contrarietà” al piano, ribadendo la necessità di utilizzare Mineo come Centro di accoglienza. Caritas italiana e le Caritas diocesane, conclude mons. Nozza, auspicano che “tutti gli strumenti diplomatici vengano messi in atto perché il massacro si fermi, e possano affermarsi governi democratici capaci di venire incontro alle legittime aspirazioni delle popolazioni locali di libertà e rispetto dei diritti”. Perciò “si preparano ad affrontare un’emergenza che l’Europa dovrà condividere. Nella consapevolezza che – unendo le forze e condividendo l’esperienza maturata in questi anni – saranno poi chiamate ad un intenso lavoro di ricostruzione in tutto il Nord Africa”.