YARA
Le parole del papà al parroco di Brembate
"Il padre mi ha detto: non dirmi nulla e abbracciami". Così riferisce don Corinno Scotti, il parroco di Brembate Sopra, del suo incontro con il papà di Yara Gambirasio, dopo il ritrovamento del corpo della piccola.
"Non dirmi niente". E davvero c’è poco da dire al papà di Yara, come alla mamma. Le parole, che pure in questi momenti fluiscono, faticano a tradurre emozioni profonde, sentimenti che si accavallano. Faticano, soprattutto, a dire lo sgomento che inevitabilmente prende ciascuno di noi di fronte all’assassinio di una bambina, di una persona innocente. Faticano, ancora, a cercare e a dire conforto, vicinanza e insieme, forse, rabbia, desiderio di giustizia. Anche la speranza cristiana, la certezza come don Corinno ancora ripete che Yara è in Paradiso, è un angelo, non può non interrogarsi sul mistero del dolore, sulla tragedia senza spiegazioni, sulla negazione della stessa umanità che quel corpo senza vita, abbandonato in un campo, lascia immaginare. In realtà si resta ammutoliti.
"Non dirmi niente. E abbracciami". L’abbraccio al papà e alla mamma di Yara è collettivo. In fondo è il modo con cui ciascuno di noi si ribella all’accaduto. Nel gesto dell’abbraccio, della vicinanza, delle lacrime e del dolore partecipato, per quanto insondabile possa essere quello di due genitori, ritroviamo l’umanità perduta, il senso altrimenti negato della vita stessa: condivisione, riconoscimento reciproco, amore.
E dopo il silenzio, dopo l’abbraccio, resta il dovere di cercare una spiegazione. Non alla disumanità, che è mistero, ma all’accaduto. Bisogna cercare e trovare chi ha ucciso, scoprire come. Per questo adesso, una volta di più, è il momento delle indagini, dell’opera minuziosa e preziosa degli investigatori che hanno detto sul luogo del ritrovamento hanno recuperato "cose importantissime". È il momento di elaborare quel percorso della giustizia umana che non è vendetta, ma responsabilità.
Yara è certamente un angelo. Anche lei, siamo certi, è stretta in quell’abbraccio di vita che appartiene a Dio e dà pienezza. Ma le campane a distesa che il parroco ha invocato, se aiutano a guardare in un modo diverso, a dare profondità e prospettiva al mistero della morte, non sono tuttavia consolatorie. Non addormentano. Piuttosto tengono svegli, ricordano la responsabilità di operare per il bene, di fare del proprio meglio per animare, ciascuno secondo quello che può, l’oggi. Così hanno fatto, in questi mesi, le tante persone che hanno cercato Yara e che adesso, instancabili, vanno avanti.
(Sabato 26 febbraio 2011)
Un nodo alla gola
Ritrovato oggi il corpo della ragazza di Brembate
Tutti, come la sua meravigliosa famiglia e la gente di Brembate, hanno sperato fino all’ultimo di rivederla viva.
Il corpo di Yara Gambirasio è stato ritrovato oggi, 26 febbraio, dopo tre mesi dalla scomparsa.
È una di quelle notizie che nessuno vorrebbe mai dare, nessuno vorrebbe mai ascoltare.
Le parole si fermano in gola.
È il momento del silenzio, del raccoglimento, della preghiera.
Il volto di questa ragazza tredicenne piena di voglia di vivere è negli occhi di tutti.
Le domande si affollano nella mente ma oggi un dolore immenso ha bussato alla porta ed è entrato in tutte le case. Ancora una volta il mistero del male mette a dura prova ma non spegne la speranza. (pb)