CARD. ANGELO BAGNASCO

Prima la fedeltà

Una riflessione sulle scelte culturali e morali

La fedeltà è un valore fondamentale per la costruzione dell’essere umano. Lo ha affermato oggi l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, in occasione della cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico regionale ligure. Dal porporato è arrivato un invito a “recuperare la categoria della fedeltà sul piano dell’amore, dell’amicizia, del lavoro, come la categoria che veramente consente, nella ripetizione motivata dei propri doveri, la costruzione dell’uomo”. La fedeltà – ha spiegato il porporato – è un valore “a tutti i livelli” e, riferendosi in particolare alla fedeltà coniugale, ha spiegato che, senza di questa, “il matrimonio non esiste e non si celebra”. “La fedeltà – ha proseguito ancora il porporato – è una categoria oggi, come è ben noto, fuori moda dal punto di vista culturale perché è sinonimo di noia, di ripetizione noiosa delle stesse cose, quasi di prigione della libertà, della spontaneità dei sentimenti, delle azioni e delle esperienze”.

Qualità della vita. Parlando poi del rapporto tra la fedeltà e le possibili esperienze di una persona, il cardinale ha spiegato che queste sono “un arricchimento” solo “in un orizzonte di fedeltà”. La qualità della vita, ha spiegato ancora il cardinale, non dipende, infatti, dal numero e dalla quantità delle esperienze piacevoli e gratificanti cercando di escludere tutto ciò che appare una ripetizione pesante, faticosa e noiosa. “In realtà – ha affermato ancora il porporato – è tutto il contrario” perché “le diverse esperienze sono un arricchimento soltanto all’interno di un orizzonte di fedeltà”. Infatti, “quando una persona è fedele ai propri doveri di matrimonio e di lavoro, a quel punto, anche altre esperienze diventano un arricchimento, ma non diventano assolutamente il criterio della qualità della vita”. Al di fuori della categoria della fedeltà a cominciare da quella verso la famiglia ed i figli – ha spiegato ancora il card. Bagnasco – “tutto diventa friabile”. Inoltre, se la categoria della fedeltà viene sostituita da quella della mutevolezza, della spontaneità, L’invito del cardinale è quindi a reagire ad un mondo ed una società che vorrebbero imporre quale criterio etico l’individualismo ed il soggettivismo. “Il contesto culturale nel quale viviamo e che respiriamo – ha aggiunto il cardinale – pone al centro l’individuo piuttosto che la persona”, “l’individuo, con le sue esigenze, con le sue emozioni, con i suoi desideri che sembrano essere diventati sempre più il criterio di giudizio per la vita concreta sia dell’individuo stesso che della società che ne consegue”. Invece, è la persona che deve essere messa al centro, “la persona, con i suoi impegni verso le scelte assunte e nella sua dimensione essenziale costitutiva di relazionalità, non di auto referenzialità”.

Appuntamento nella norma. A margine dell’incontro, ai cronisti che gli hanno chiesto un commento sull’incontro di ieri tra i vertici dello Stato italiano e quelli della Santa Sede per la ricorrenza della firma dei Patti Lateranensi, il cardinale ha risposto che è stato “un incontro istituzionale, di prassi, che ha il suo valore simbolico e anche contenutistico sostanziale”, un appuntamento “nella norma dell’incontro e del rapporto tra le istituzioni” che si è svolto “come risulta, sostanzialmente bene in maniera tranquilla” quindi, ha concluso, “andiamo avanti”.

Casi e situazioni. In precedenza, nella sua relazione, il vicario giudiziale mons. Paolo Rigon aveva parlato a lungo della fedeltà coniugale, elencando anche numerosi casi nei quali, venendo a mancare il presupposto della fedeltà, un matrimonio può considerarsi nullo. Si tratta, ha spiegato, di “casi e situazioni che precedono il consenso nuziale e sono fonte di nullità perché nello stesso consenso si esclude la voglia o la possibilità di restare fedeli”. Tra queste situazioni, ha spiegato, “la più inverosimile” ma “la più frequente”, è il caso in cui “uno dei due coniugi si sposasse avendo una duplice relazione e non intendendo affatto troncarne una anzi con il proposito di proseguire nella relazione adulterina dopo le nozze”. Un caso che “spesso nasce dopo un lungo, troppo lungo fidanzamento”. Altri casi “molto frequenti” sono quando “ci si sposa volutamente escludendo la fedeltà perché si ritiene di non essere in grado di restar fedeli ad una sola persona, perché lo si ritiene impensabile in molte mentalità, perché c’è un’impostazione di vita contraria alla fedeltà, o perché vi sono problemi che di natura loro portano ad essere infedeli”. Tra le varie cause remote che possono portare all’infedeltà, mons. Rigon, ha citato tra l’altro la “pornografia dilagante ed invadente” ed “il caso drammatico dell’omosessualità, che qualcuno spera di vincere o di mascherare con il matrimonio ma è una illusione” perché in questo caso “non sarà possibile, in concreto, restare fedeli al coniuge”.