EGITTO

Fenomeno meraviglioso” “

Card. Naguib: cresce nel Paese il dialogo cristiani-musulmani

Trent’anni in 18 giorni: le manifestazioni di piazza, pacifiche e unitarie, cominciate il 25 gennaio e culminate, 18 giorni dopo, nella caduta del trentennale regime del presidente Hosni Mubarak, hanno mostrato molto chiaramente che le richieste dei giovani, al di là delle rivendicazioni sociali pure invocate, riguardavano un cambiamento di rotta importante per un Paese musulmano: la distinzione fra religione e politica. Piazza Tahrir ha detto "no" sia alla dittatura militare sia a quella fondamentalista religiosa, per abbracciare un sistema di governo tipico di uno Stato moderno, in cui i diritti fondamentali di libertà, di giustizia e di uguaglianza siano rispettati e garantiti a tutti i cittadini. Come più analisti e politici hanno messo in evidenza, quello che si sta vivendo è, dunque, un momento storico, non solo per l’Egitto, ma probabilmente per tutto il mondo arabo. Soprattutto se l’Egitto riuscirà nel suo intento di darsi uno Stato civile. In questa fase di transizione e anche dopo, che ruolo gioca la minoranza cristiana (circa il 10% della popolazione) e quale contributo potrà dare alla costruzione di un nuovo Stato? Il SIR lo ha chiesto al patriarca copto cattolico di Alessandria, il card. Antonios Naguib.

Quello egiziano è stato un grande esempio di unità: pensa che potrà influenzare anche gli altri Paesi della regione in molti dei quali ci sono proteste in atto?
"Direi che, quello che abbiamo vissuto in Egitto, in questi giorni, è stato una gradevole sorpresa per tutti noi e per il mondo intero. Questa forza giovanile, così pacifica, che è riuscita a cambiare un sistema politico durato dal 1952, e con l’ultimo presidente da più di trent’anni al potere, non è mai stata notata nella storia. Sì, tale modello potrebbe influenzare molto gli altri Paesi della regione che cercano una democrazia piena basata sull’eguaglianza dei diritti, il dialogo e l’accoglienza dell’altro".

Quale messaggio, allora, giunge al mondo arabo dal suo Egitto?
"Uno dei messaggi più importanti è il fatto che la maniera pacifica di cambiare gli eventi vince, e che niente è impossibile davanti alla decisa determinazione dei giovani che cercano la libertà e la verità. Inoltre, è emersa l’unità, attorno ad uno scopo comune, di tutto il popolo: musulmani e cristiani. Il fenomeno meraviglioso in questi eventi è il rafforzamento dei legami tra musulmani e cristiani. Le ‘commissioni popolari’ che facevano la guardia tutti i giorni, durante il tempo del coprifuoco, erano formate da giovani e uomini musulmani e cristiani, che passavano la notte insieme. Inoltre si prega, nelle chiese e nelle moschee, per il ritorno della pace e dell’ordine e il buon esito della fase attuale transitoria. Questo è un aspetto molto positivo scaturito da questi drammatici eventi".

Da questo cambiamento prevede anche nuove e positive prospettive per i cristiani, finalmente considerati cittadini a pieno titolo?
"I cristiani sono cittadini a pieno titolo. I cristiani del Paese, come la maggioranza dei cittadini, hanno gli stessi sentimenti, preoccupazioni e speranze. Alle manifestazioni hanno partecipato molti cristiani. L’esito è stato decisivo: le dimissioni del presidente Mubarak e il cambiamento del vecchio sistema politico. Ora rimane da vedere chi prenderà la successione e quale direzione seguirà. Se lo Stato sarà uno Stato civile, basato sull’uguaglianza, la cittadinanza e la legge, come molti chiedono, sarà un successo storico. Se invece si trasformerà in uno Stato religioso, avremmo perso tutte le conquiste passate, e tutta la popolazione ne soffrirà, cristiani e musulmani".

C’è un ruolo particolare che i cristiani potranno giocare nell’Egitto del futuro e quale contributo potranno dare alla costruzione di un Paese nuovo, laico, giusto, rispettoso della dignità umana e dei diritti dei suoi cittadini?
"Il ruolo dei cristiani è molto importante in questo tempo. I cristiani possono favorire un ambiente di dialogo. Sappiamo tutti che il dialogo è la via più efficace per affrontare la situazione attuale, e per arrivare ad una vera pace basata sulla reciproca comprensione di tutte le parti del Paese. In questo modo possiamo arrivare a un nuovo stile dello Stato, basato sulla cittadinanza e l’uguaglianza tra tutti. I cristiani, anche, tramite la loro partecipazione attiva nella vita sociale e politica possono dare degli esempi concreti di fedeltà e di efficace impegno per il bene comune del Paese".