DONNE E DIGNITÀ

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La testimonianza in piazza di suor Eugenia Bonetti

"Vogliamo un Paese che rispetti le donne tutte". Un grande striscione rosa appeso alla terrazza del Pincio e una piazza del Popolo a Roma stracolma di donne di tutte le età, ma anche uomini e bambini, senza simboli di partito, senza distinzioni. Madri con figlie, donne con mariti o fidanzati, coppie con passeggini. Un milione di persone in 230 città italiane e 30 città straniere. Talmente tanta gente da non riuscire ad entrare dalle vie d’accesso alla piazza, intasate di vita festosa e cartelli con slogan originali, indignati o curiosi: "L’Italia e le donne hanno ben altra dignità", "La donna libera è l’assoluto contrario della donna leggera", "L’Italia non è una Repubblica fondata sul favore (sessuale)". E un significativo flash mob iniziale: un minuto e mezzo di silenzio e un grido dal palco: "Se non ora quando?". La piazza ha risposto a voce sola: "Adesso". Così si è svolta domenica 13 febbraio la manifestazione di piazza del Popolo convocata da un gruppo di donne del mondo della cultura, dello spettacolo, della società civile, per reclamare il rispetto della dignità della donna. Un vento nuovo che ha percorso la penisola da Nord a Sud, ma anche in altre città del mondo, perché le donne italiane – quelle "vere" – sono stanche di come vengono rappresentate dal mondo della politica e dei media e hanno deciso di dire "Basta". Tanti gli interventi delle donne che si sono succeduti sul palco, tra gli applausi scroscianti della piazza. Ne riportiamo uno, tra i tanti: quello – applauditissimo – della missionaria della Consolata suor Eugenia Bonetti, responsabile dell’Ufficio "Tratta donne e minori" dell’Usmi (Unione superiore maggiori d’Italia). Suor Eugenia ha vissuto in Africa per 24 anni, ha lavorato in un centro Caritas di Torino con le donne vittime di tratta e ora coordina centinaia di religiose che operano sulle strade, nei centri ascolto, nei centri di detenzione ed espulsione e nelle case famiglia.

"Basta con questo indegno mercato". "Sono qui per dare voce a chi non ha voce – così ha esordito la missionaria –, alle nuove schiave, vittime della tratta di esseri umani per sfruttamento lavorativo e sessuale, per lanciare un forte appello affinché sia riconosciuta la loro dignità e ripristinata la loro vera immagine di donne, artefici della propria vita e del proprio futuro. A nome loro e nostro diciamo basta a questo indegno e vergognoso mercato del mondo femminile". Suor Eugenia ha fatto notare che "l’immagine che viene trasmessa in tanti modi e forme, dai media, dalla pubblicità e dagli stessi rapporti quotidiani tra uomo-donna è l’immagine del corpo della donna inteso solamente come oggetto o strumento di piacere, di consumo e di guadagno, misconoscendo invece l’essenziale che lo stesso corpo umano racchiude: una bellezza infinita e profonda da scoprire, rispettare, apprezzare e valorizzare".

La donna non è una merce. "Le costanti notizie di cronaca che in queste ultime settimane si susseguono in modo spudorato sui nostri giornali e nelle trasmissioni televisive e radiofoniche – ha sottolineato la religiosa – ci sgomentano e ci portano a pensare che siamo ancora molto lontani dal considerare la donna per ciò che è veramente e non semplicemente un oggetto o una merce da usare. Quale immagine stiamo dando della donna e del suo ruolo nella società e nella famiglia?". Suor Eugenia ha evidenziato soprattutto una grossa contraddizione: "In questi ultimi tempi si è cercato di eliminare la prostituzione di strada perché dava fastidio e disturbava i sedicenti benpensanti. Abbiamo voluto rinchiuderla in luoghi meno visibili, pensando di aver risolto il problema, ma non ci rendiamo conto che una prostituzione del corpo e dell’immagine della donna è diventata ormai parte integrante dei programmi e notizie televisive, della cultura del vivere quotidiano". "Tutto questo – ha sottolineato – purtroppo educa allo sfruttamento, al sopruso, al piacere, al potere, senza alcuna preoccupazione delle dolorose conseguenze sui nostri giovani che vedono modelli da imitare e mete da raggiungere".

Un appello contro l’indifferenza. "Troppo spesso – ha detto suor Eugenia – la donna è considerata solo per la bellezza e l’aspetto esterno del suo corpo e non invece per la ricchezza dei suoi valori veri di intelligenza e di bellezza interiore. Il suo vero successo e il suo avvenire non possono essere basati sul denaro, sulla carriera o sui privilegi dei potenti, ma deve essere fondato sulle sue capacità umane, sulla sua bellezza interiore e sul suo senso di responsabilità". "Non possiamo più rimanere indifferenti di fronte a quanto oggi accade in Italia nei confronti del mondo femminile. Siamo tutti responsabili del disagio umano e sociale che lacera il Paese". Da qui l’appello alle "autorità civili e religiose, al mondo maschile e maschilista che non si mette in discussione, alle agenzie d’informazione e formazione, alla scuola, alle parrocchie, ai gruppi giovanili, alle famiglie e in modo particolare alle donne": riappropriarsi "di quei valori e significati sui quali si basa il bene comune per una convivenza degna di persone umane, per una società più giusta e più libera".