EGITTO

Un popolo in festa

Alle forze armate il compito del gestire la situazione

Un boato, un urlo di gioia, liberatorio, così il milione di persone radunate oggi, 11 febbraio, in piazza Tahrir, per il 18° giorno di protesta, ha accolto la notizia delle dimissioni del Faraone, Hosni Mubarak, colui che per 30 anni ha guidato il Paese. L’annuncio è stato dato in televisione dal vicepresidente, Omar Suleiman che ha affermato che il presidente Hosni Mubarak ha rinunciato al suo mandato e ha incaricato le forze armate di gestire gli affari dello Stato.

Un buon viatico. “La piazza è in festa, possiamo sentire e vedere gente felice che inneggia alla libertà, sventola bandiere, si abbraccia. È un clima incredibile che mostra tutta la bellezza di questo popolo che ha creduto alla sua idea di giustizia e di libertà” racconta al SIR il missionario comboniano padre Luciano Verdoscia. “La nostra casa dista solo poche centinaia di metri da piazza Tahrir e ciò che vediamo è un popolo in festa, l’esultanza è palpabile – prosegue il missionario da oltre 16 anni in Egitto – anche se non sappiamo cosa potrà accadere adesso sul piano politico. Ad un certo momento si era parlato anche di un colpo di Stato ma non è così, soprattutto dopo le dichiarazioni di Suleiman”. In base all’articolo 84 della costituzione egiziana se il presidente si dimette, i poteri vengono temporaneamente assunti dal presidente della Camera. Il nuovo presidente deve essere eletto entro 60 giorni dalla data in cui la carica risulta vacante. Tuttavia non è chiaro se quest’ultimo punto viene applicato anche quando, come in questo caso, il Consiglio superiore dell’esercito è stato incaricato di occuparsi degli affari del Paese. “L’augurio è quello di essere davanti ad un passaggio, ad una transizione verso l’applicazione delle richieste della popolazione ovvero la riforma della Costituzione e il passaggio verso un governo democratico. Le preoccupazioni che possono sorgere a causa della presenza dei Fratelli Musulmani tra le fazioni che hanno animato le proteste vengono sminuite dagli stessi manifestanti che non li accreditano in modo particolare sul piano politico anche se non va taciuto il fatto che sono molto organizzati ed hanno una rete di contatti a vari livelli della popolazione”. Garante di questa transizione pacifica verso la democrazia, per padre Verdoscia, è l’esercito “da sempre molto stimato dal popolo anche perché simbolo della storia recente del Paese. Non è da sottovalutare, in questa fase di passaggio, il forte legame che unisce l’esercito egiziano agli Usa principali finanziatori dello stesso. E gli Usa hanno sempre dichiarato il loro apprezzamento per il passaggio del Paese verso la democrazia nei modi giusti”. “In questi giorni – conclude il comboniano – abbiamo assistito ad una protesta pacifica, composta e dignitosa che depone molto bene per il carattere mostrato da questo popolo e per il suo comportamento che sicuramente sarà da esempio pacifico anche per le masse arabe degli altri Paesi dell’area che in questi giorni stanno levando la voce per chiedere giustizia, libertà e condizioni di vita più dignitose. Credo che tutto ciò sia di buon viatico per il futuro dell’Egitto”.

Grande unità. “È stato eccezionale vedere l’unità di questo popolo”. Nessun commento alle dimissioni di Mubarak, “non spetta a me farle”, da parte del nunzio apostolico in Egitto, mons. Michael Fitzgerald che al SIR, tuttavia, sottolinea, come padre Verdoscia, “la gioia e la festa di questa piazza unita. Le manifestazioni hanno coinvolto tutti gli strati della società, uomini, donne, famiglie, tanti giovani. E’ stato eccezionale vedere la loro unità”. “La speranza – aggiunge – è che adesso vada tutto bene per il popolo, è un momento storico per l’Egitto. Vediamo come il Consiglio dell’esercito applicherà la riforma della Costituzione e come risponderà alle altre domande del popolo. Dobbiamo restare in attesa e vedere il prosieguo degli eventi. Auspichiamo a tale riguardo che possano esserci uomini in grado di rispondere alle istanze sollevate dalla popolazione”.

Reazioni internazionali. Intanto si susseguono le reazioni internazionali: per l’alto rappresentante della diplomazia Ue Catherine Ashton “è stata ascoltata la voce del popolo egiziano”, “coraggiosa e necessaria” così la Francia, per bocca del suo presidente Sarkozy giudica la decisione di dimettersi di Mubarak. Per gli Usa si tratta di “un giorno storico” mentre Israele spera che non ci siano ripercussioni negative sulla pace fra i due Paesi. Dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon giunge l’auspicio che, “in Egitto possa avere luogo una transizione “pacifica e ordinata”. Dal canto suo il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini parla di “sviluppo importante per il popolo egiziano e le sue legittime aspirazioni democratiche”.