UNITÀ D'ITALIA
Mons. Crociata su nazione, questione meridionale, Chiesa
“La questione meridionale accompagna la storia d’Italia dall’unità fino ad oggi; anzi, la questione meridionale nasce, in qualche modo, con l’unità d’Italia” e quest’affermazione “vuole mettere in evidenza il carattere contestuale della questione stessa, senza che l’unità debba, per questo, considerarsi la causa che l’ha generata”. Lo ha detto oggi mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, intervenendo a Conegliano sul tema “L’unità d’Italia e la questione meridionale: il magistero della Chiesa e il compito dei cristiani”, a conclusione della Settimana sociale della diocesi di Vittorio Veneto. Il tema generale della settimana è stato il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e la sua mancata piena realizzazione.
Vigilanza e guida. Dopo un excursus storico delle vicende dell’Italia meridionale, dall’unità a oggi, mons. Crociata ha dedicato la sua attenzione al magistero della Chiesa in rapporto alla questione meridionale. “Esso ha detto – si intreccia con la vita della Chiesa in tutte le sue articolazioni ed esprime la sollecitudine pastorale verso un aspetto peculiare dell’Italia nella sua dimensione sociale e culturale, pur dentro una visione d’insieme dei problemi e in una maturazione storicamente elaborata della coscienza di essi”. Il magistero sociale dei vescovi italiani in costante comunione e ascolto del magistero pontificio diventa così “un esempio significativo di esercizio del discernimento pastorale sulla vita sociale della nazione alla luce dei principi ispiratori della dottrina sociale della Chiesa”. Non solo: “L’essere arrivato gradualmente alla formale presa in carico del problema e l’accelerazione temporale che la sequenza degli interventi denota, testimonia nel magistero un servizio di vigilanza e di guida che domanda di essere accolto, assecondato e accompagnato nell’assunzione da parte dei fedeli tutti della responsabilità a cui il Signore chiama nella storia”.
Missione della Chiesa. È davvero in gioco, innanzitutto “l’identità e la missione della Chiesa”. Infatti, “il contributo proprio della Chiesa, non solo nella sua espressione magisteriale, è in prima battuta sempre conforme alla sua identità sacramentale e alla sua missione spirituale e pastorale. Quando la Chiesa fa questo fornisce l’aiuto più significativo possibile alle questioni anche di ordine sociale proprio in quanto tali. E la parola che essa pronuncia sulle questioni concrete producono tutto il loro effetto in quanto accolte nello spirito e nell’ottica in cui vengono pronunciate e proposte”. Essa guarda sempre “a tutta intera la persona, come singolo e inseparabilmente come comunità, e sa di promuoverne il bene quando ricorda e cerca di assicurare che il bene complessivo di ogni essere umano e di tutti gli esseri umani rimanga l’orizzonte di ogni progetto e di ogni sforzo di riforma e di progresso sociale”.
Raccogliere la sfida. “Già a cavallo tra Ottocento e Novecento ha ricordato il segretario generale della Cei -, non solo il rapporto tra Chiesa e unità d’Italia si è rappacificato”, ma oggi “la coscienza e l’impegno della Chiesa per l’unità della nazione risultano ben più avvertiti e determinati di quelli che si possono riscontrare in istanze pur autorevoli della società nel suo insieme”. È in questa ottica che “viene anche letta la questione meridionale, appunto come questione nazionale”, nel senso che “il Paese intero nel suo insieme deve saper affrontare tutti e singoli i suoi problemi, tanto più quando la loro ricaduta ha una portata generale”. Si tratta di “prendere atto tutti delle responsabilità di ciascuno” per “assumerle onorevolmente e insieme”. In questo senso “la riforma in senso federalista non è una minaccia per il sud, ma è un banco di prova per il Paese di essere un solo Paese, appunto, una nazione e una patria: un mondo coerente e unitario in cui tutti siamo nati e in cui ci sentiamo e vogliamo essere un’unica famiglia. Si tratta di raccogliere la sfida di riconoscerci tutti italiani e di decidere di continuare a volerlo essere”. Insomma, bisogna imparare a tradurre “l’esigenza di coniugare il senso di responsabilità, e quindi di farsi carico dei problemi e degli impegni necessari da parte della classe dirigente meridionale e dell’intera società civile meridionale, e l’esigenza che le istituzioni centrali dello Stato nazionale siano in grado di pretendere come condizione questo impegno dalle regioni meridionali, per poter conferire gli strumenti necessari volti ad assicurare i servizi vitali alla collettività nel suo insieme”.
Il ruolo dei cattolici. “Ai cattolici tutti tocca farci carico di questo impegno là dove siamo posti, con coscienza credente, con competenza etica e professionale, con la capacità di tenere le distanze da tutto ciò che tradisce inseparabilmente la nostra identità e la soluzione dei problemi nel perseguimento del bene comune”, ha chiarito mons. Crociata. “Siamo ad un punto in cui i problemi o si affrontano insieme, oppure non solo non si risolvono, ma si aggravano ha concluso -. Come Chiesa non rinunceremo a dire la nostra parola e a fare la nostra parte, come vescovi e come comunità di credenti”.