MEDIO ORIENTE

Gli occhi sul Cairo

Manifestazioni in Egitto: reazioni diverse nell’area

Occhi puntati sull’Egitto: tutti i Paesi del Medio Oriente guardano interessati e preoccupati al Paese dei Faraoni dove il regime di Hosni Mubarak è alle battute finali, pressato dalle imponenti manifestazioni popolari in atto da oltre una settimana. Il passaggio da un governo filo-occidentale, come quello trentennale di Mubarak, ad uno di transizione, in cui un ruolo particolare spetterà al partito islamico dei Fratelli musulmani, potrebbe nascondere una svolta islamista nella futura politica egiziana. "Il timore esiste – spiega al SIR il comboniano padre Luciano Verdoscia – tuttavia se dopo una transizione a governare saranno forze laiche, allora si potrà sperare in qualcosa di buono, anche per i cristiani. Ma se il potere andasse in mano a forze islamiste per noi cristiani si farebbe dura. La Chiesa cristiana in Egitto è discriminata e marginalizzata e un orientamento islamico sarebbe per noi negativo". Su questo tema il SIR ha sentito alcuni vescovi mediorientali.

Iraq. "La paura c’è, è inutile nasconderlo – spiega al telefono mons. Jean B.Sleiman, arcivescovo di Baghdad dei Latini – l’Islam al potere in Egitto farebbe paura. A preoccuparci adesso è la sua instabilità che potrebbe avere riflessi sul mondo sunnita. Per l’Iraq le conseguenze sarebbero negative, i sunniti, infatti, sono minoranza rispetto agli sciiti e le divisioni si acuirebbero. La corrente islamista è trasversale a tutti i Paesi e non la si può ignorare. La comunità internazionale non faccia l’ipocrita. Sa bene che in questi Paesi ci vuole ordine, prima di tutto. Spero che la transizione avvenga in modo pacifico e che le elezioni siamo organizzate al più presto. In caso di regime radicale a pagare di più ancora una volta saranno i cristiani".

Giordania. Mons. Selim Sayegh, vicario patriarcale latino per la Giordania afferma di "seguire con attenzione l’evolversi della situazione in Egitto" anche se non si dice preoccupato. "Un passaggio del potere in mano islamista non è da scartare, ma sono certo che gli islamisti avranno cura dei loro connazionali cristiani anche per accreditarsi all’opinione pubblica e alla comunità internazionale. C’è da dire che in Egitto non ci sono solo islamisti e che esistono movimenti islamici desiderosi di vivere la loro fede rispettando le altre fedi e idee politiche. Islamista non sempre fa rima con violenza. Cosa potrà accadere in Egitto è presto per dirlo ma la comunità internazionale – conclude – dovrà favorire una transizione priva di violenza".

Libano. "Seguiamo le vicende egiziane con un certo timore ma non tremore", rivela mons. Paul Dahdah, vicario apostolico dei latini di Beirut, per il quale "il rischio di deriva islamista in Egitto esiste nonostante ci sia chi afferma che il problema non è confessionale ma sociopolitico". Tuttavia, puntualizza, "al momento nessuno è in grado di dire dove porteranno queste manifestazioni. Che queste possano poi avere dei riflessi anche in Libano è meno probabile. La nostra situazione interna vive di un equilibrio tra le diverse fazioni politiche e fedi religiose". "Una leadership troppo confessionale – ammette il vicario – rappresenterebbe un problema e speriamo che non accada".

Israele e Palestina. "Non una deriva islamista ma un cambio nella politica con Israele": delle vicende egiziane a preoccupare il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, non sono tanto i riflessi religiosi quanto quelli politici collegati al negoziato per il conflitto israelo-palestinese che vede l’Egitto altamente coinvolto. "In questo momento – dichiara il custode – non credo sia possibile prevedere una svolta radicalista per il post Mubarak. Tra qualche mese forse il panorama sarà più chiaro e potremo fare una valutazione a riguardo. Vedremo allora se con una nuova fase politica le relazioni con Israele subiranno cambiamenti o peggioramenti". Per Pizzaballa, "la sollevazione di popolo egiziana è interessante anche se le prospettive non sono chiare e ciò preoccupa molto. Le perplessità potrebbero venire anche da come evolverà la fazione dei Fratelli musulmani". Un ruolo importante può giocarlo la comunità internazionale che "deve continuare ad investire in Egitto per accompagnarne lo sviluppo economico. L’isolamento, infatti, non farà altro che polarizzare le posizioni con ricadute negative sul popolo".

Siria. "La stabile situazione interna ci mette in qualche modo al riparo dai rischi di islamismo che potrebbe prendere piede se in Egitto dovesse verificarsi una svolta radicalista". Nessun timore per il patriarca greco-melkita di Antiochia, Gregorio III Laham, che al SIR dice di confidare "sull’apertura di vedute che la Siria ha sempre dimostrato e sul suo presidente. Il nostro è un Paese importante per l’avvenire del mondo arabo. La Siria resterà fuori da questa crisi". "Come cristiani – conclude – continuiamo a dare il nostro contributo sotto forma di comunione con tutti e di testimonianza e solidarietà col nostro popolo".