VITA CONSACRATA

Educarsi per educare

Si celebra oggi in tutte le diocesi

Uno sguardo panoramico sulla vita consacrata di oggi permette di cogliere nella Chiesa una presenza variegata di donne e di uomini inseriti nella storia dell’umanità.
Mentre le statistiche evidenziano in Occidente una crisi in atto della vita consacrata, a causa dell’avanzamento dell’età e dell’esiguo numero di ingressi, nello stesso tempo, in realtà, gli stessi dati possono essere interpretati secondo un’accezione particolare: un’occasione propizia per leggere il passaggio di grazia che riqualifica l’esistenza di coloro che, in modo radicale, seguono Gesù Cristo.
La riscoperta della centralità della Parola di Dio ha di fatto favorito, nella vita personale e comunitaria dei consacrati, un salto di qualità. Risignificando le promesse battesimali e riscoprendo il tempo e lo spazio come tempio di Dio, i consacrati si sono sentiti interpellati a testimoniare nel quotidiano e in ogni ambiente, talvolta pagando di persona, che Dio esiste e che Dio è amore. Il confronto con la Parola di Dio, che indica “la persona di Gesù Cristo, eterno Figlio del Padre, fatto uomo” (“Verbum Domini” 7) consente, infatti, ai consacrati di svelare l’esistenza non secondo i parametri attuali che vedono l’individuo da scomporre, da usare, da consumare, ma soprattutto quale luogo di Dio che, nell’oggi di questa storia, pone la sua tenda.
Da un’analisi attenta si evince che gli stessi consacrati oggi non sono esenti dall’influenza della cultura individualistica così diffusa, che sta intaccando la radice dell’esistenza. La tentazione di ritrovare se stessi nelle cose, nella ricerca spasmodica di essere qualcuno, nell’apparire calcando la scena di questo mondo, anche a scapito degli altri, la grandiosità nel credere che la vita appartiene solo all’individuo e che non dipende da nessuno, mal si coniuga con la scelta di essere persone in relazione che vivono costantemente alla presenza di Dio.
Molti sono coloro che nel silenzio e senza platealità donano in ogni parte del mondo, anche in situazioni di estremo disagio, la loro vita, perché l’umanità, dono di Dio, sia liberata e unificata secondo il progetto originale divino.
Il mondo in questo tempo non ha bisogno di dimostrazioni di efficientismo, quanto di persone che, in un contesto di cultura di morte, testimoniano l’amore alla vita, rendendo visibile e credibile che in tutti i modi il Signore non ha mai dimenticato di assistere l’umanità in ogni momento e in ogni luogo (cfr Sap 19,22). Sono coloro che vivono in pienezza la propria esistenza, senza ridurla ad un concetto stereotipato, e che, per questo, riconoscono il valore dell’esistenza dell’altro, dono di Dio, spesso povero di pane o di umanità e lo amano. I consacrati che seguono Gesù Cristo, annunciano con la vita evangelica il valore assoluto del povero, dell’emarginato, la sua dignità umana, sacra, inviolabile e talvolta sfigurata.
Significativa la presenza di donne e di uomini consacrati nei Paesi di frontiera, dove, talvolta, senza manifestare pubblicamente la propria fede per il contesto in cui sono, incrociano il cammino di chi ha bisogno di essere rifocillato, curato, rincuorato, sostenuto, preso per mano. Incontrano ai margini della storia l’umanità abitata da Dio e la servono, veicolando, in questo modo, la tenerezza del Padre che si china sulle ferite degli ultimi e le fascia.
Sono persone che vivono in profondità la vita, mentre tutto spinge a rimanere in superficie, mettendo a repentaglio, a volte, la propria esistenza. Modellano il loro essere su quello di Gesù Cristo, ne seguono le orme, fino a donare, come lui, se stessi fino a morire, solo per amore. Coloro che vivono secondo la profezia del Vangelo scelgono di essere come e con i poveri, in atteggiamento di continua espropriazione.
Oggi i consacrati, soprattutto nei Paesi dell’opulenza, dove molti difendono il proprio orticello, le cose che possiedono, il potere acquisito non vissuto come servizio, il benessere individuale o del proprio gruppo di appartenenza, sono chiamati a dare prova della custodia del bene comune, senza svendere i valori evangelici.
Se in questo tempo si registra una certa indifferenza verso la vita consacrata, è perché, a volte, i consacrati rischiano di perdere la capacità di essere segno profetico nella Chiesa per il mondo.
Oltre alle programmazioni e ai progetti, pur necessari, è urgente ritornare ad incontrare nella relazione il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di Gesù Cristo, il Dio dei nostri Padri e nostro, per essere testimoni di Dio che agisce nella storia con amore. Il vivere in pienezza il Vangelo richiede la cura profonda della vita spirituale che attesti la consegna di sé a Lui in un continuo stato di conversione. Più che intervenire sulle strutture, oggi è importante ripartire dal Vangelo, per poter discernere ciò che facilita o che ostacola la vita secondo Dio.
Educarsi per educare, convertirsi per testimoniare l’amore fedele di Dio è vivere la bellezza dell’esistenza collocata sulla soglia del Mistero, che ha il volto del Padre. È narrare in ogni ambiente, con la propria vita personale e fraterna, che è possibile vivere il Vangelo e che ha senso ancora oggi seguire radicalmente Gesù Cristo. È giocarsi ogni giorno la vita per Dio che è fedele: ciò richiede il coraggio della fede.

(*) sorella povera di S.Chiara – Monastero delle Clarisse di Otranto (Le)