EGITTO
Mons. Mina (Guizeh): è il tempo del dialogo
Giornata di scontri oggi al Cairo tra manifestanti pro e contro Mubarak. I media parlano di morti, feriti e di tensione alle stelle anche se è stato ridotto due ore il coprifuoco e ripristinato, in parte, il web. Dopo la giornata del 1° febbraio che ha visto piazza Tahrir, luogo simbolo della protesta, riempirsi di circa due milioni di persone, oggi in molti sono tornati a manifestare incuranti degli appelli dell’esercito a restare a casa. Questa volta sono scesi in strada anche i sostenitori del presidente, i quali, hanno attaccato la folla che ha reagito. L’atteso discorso alla nazione di Mubarak, in diretta tv, in cui ha annunciato che non si ricandiderà alle elezioni e che lavorerà fino alla scadenza del suo mandato per assicurare una transizione di potere pacifica, non ha convinto né i manifestanti che continuano a chiederne le dimissioni né i capi dell’Opposizione come El Baradei e i Fratelli Musulmani. Questi ultimi hanno chiuso ad ogni possibilità di dialogo con il vicepresidente designato Suleiman, senza le dimissioni del presidente. La tv nazionale ha diffuso la notizia della sospensione dell’attività di Camera e Senato, in attesa che il tribunale del Cairo si pronunci sui ricorsi di alcuni candidati non eletti nelle ultime elezioni politiche.
Trovare un punto di incontro. A ribadire la "grande positività delle manifestazioni per il loro carattere popolare e pacifico" e ad esortare "i politici di governo e opposizione a trovare un punto di incontro evitando di radere al suolo il Paese ma ripartendo da ciò che c’è di buono e cambiare ciò che c’è da cambiare" è oggi mons. Antonios Aziz Mina, vescovo copto-cattolico di Guizeh, che davanti agli scontri odierni e alle tensioni crescenti, ricorda che "questo è il tempo del dialogo". "Mubarak dice al SIR deve tenere in conto la pressione diplomatica estera che giudica legittime le richieste dei manifestanti. La guida spetta al popolo che dopo aver defenestrato il governo non manca di notare che anche nel nuovo ci sono figure del vecchio regime e per questo intende continuare la lotta. All’Egitto non serve la corruzione dei politici ma la trasparenza e il buon governo". La speranza è che le violenze non vanifichino tutto.
Fiducia, prudenza e pazienza. "È la prima volta dichiara il vescovo che in Egitto una protesta viene dal popolo soprattutto dai giovani e non da movimenti e partiti di opposizione. Si tratta di una protesta ragionata, rispettata da tutta la popolazione anche perché priva di connotazioni politiche e religiose. Una protesta che, seppur priva di una guida politica, ha portato in piazza rivendicazioni e domande che da tempo attendevano risposte. La piazza sta ottenendo quello che chiede tenuto conto anche della lentezza della risposta di Mubarak al quale è stato ripetutamente chiesto di lasciare". Mubarak, ricorda il presule, "ha servito, anche in guerra, l’Egitto, stipulando trattati di pace con Israele, governando bene o male per 30 anni. Va detto che intorno a sé ha avuto uno stuolo di persone che si sono arricchite, anche con tangenti, alle spalle dei poveri". Oggi la sua defenestrazione, è il parere di mons. Mina, non "porterebbe ad avere vincitori. Sarebbe più prudente, invece, promuovere il dialogo tra le due parti in vista di una transizione pacifica che porterà all’elezione democratica del successore. Serve pazienza. Distruggere tutto per dover ricominciare da capo non è utile al Paese che rischia di restare al palo".
Il popolo non è stupido. Fiducia alimentata anche dalla posizione assunta in questo frangente dai Fratelli musulmani che "hanno riconosciuto di non avere nessun merito per la nascita di questo movimento popolare di protesta al quale non hanno dato nessuna connotazione religiosa. Nelle piazze non si sono sentiti slogan religiosi ma è stata urlata la voglia di diritti e di libertà. E questo è molto bello. Durante le manifestazioni non sono stati fatti danni a chiese e moschee. Quello egiziano è un popolo pacifico di natura". Tuttavia mons. Mina mette in guardia da quelle "forze che puntano alla destabilizzazione del Paese dando notizie contrastanti. Ci sono canali di news che vanno contro la protesta e media nazionali che danno informazioni parziali. Mandare in onda immagini di due giorni fa facendole passare come proteste al discorso di Mubarak non è corretto. Ma il popolo non è stupido e saprà operare le giuste scelte". Da parte della Chiesa, conclude, "si chiede un passaggio verso la democrazia senza violenze". Un invito ad agire per il bene dell’Egitto giunge anche dal patriarca di Alessandria dei Copti, card. Antonios Naguib: "Siamo ad un bivio che potrebbe portare ad un futuro migliore. Tutte le forze del Paese agiscano nell’interesse comune della nazione e favoriscano un clima di pace".