UNIONE EUROPEA
Il ruolo delle Regioni per lo sviluppo nella solidarietà
La politica di coesione territoriale attuata dall’Unione europea "ha prodotto effetti di rilievo sull’economia, riducendo i divari e promuovendo lo sviluppo in campo ambientale e sociale". Per garantire che i fondi ad essa destinati siano impiegati in modo più produttivo "dobbiamo però rendere tale politica ancora più efficace, facendo sì che produca risultati concreti e misurabili". Johannes Hahn, commissario responsabile per la politica regionale dell’Ue, è certamente un fautore degli interventi attuati dall’Ue27 per "far crescere dal basso" l’Europa comunitaria, secondo i principi della solidarietà e della sussidiarietà. E proprio in questa direzione si orienta la politica regionale, che l’Ue ha inscritto nel suo dna (sin dai Trattati di Roma del 1957) e che ha rafforzato e ammodernato in occasione dell’allargamento ai Paesi dell’Est europeo.
Ogni tre anni l’Ue pubblica una "relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale": l’ultima in ordine di tempo è datata novembre 2010 e intende aprire la strada a una revisione di tale azione comunitaria, in relazione al mutato contesto economico recessivo, alle nuove sfide sul piano dei mercati e dell’occupazione, della demografia (invecchiamento della popolazione, migrazioni…), delle accresciute competenze Ue e del Trattato di Lisbona. La fase di consultazione continentale avviata dalla relazione di novembre si chiude il 31 gennaio 2011. Lo stesso giorno e il successivo è in programma a Bruxelles un Forum europeo della coesione, inteso a "discutere come ha spiegato lo stesso Hahn gli orientamenti per la futura politica di coesione", sui quali l’Esecutivo avanzerà delle proposte legislative la prossima estate.
Il tutto si inserisce nella più ampia riflessione sul budget comunitario e sulle prospettive di bilancio per il nuovo periodo di programmazione finanziaria (2014-2020). In sostanza si tratta di capire se gli interventi attuati dall’Ue, in collaborazione con gli Stati membri e gli enti regionali e locali, sta facendo crescere le regioni più arretrate (nell’Ue si contano circa 270 enti regionali) e aiutando quelle più avanzate a procedere nel campo della competitività, della "convergenza" e della cooperazione. È evidentemente una prospettiva essenziale su scala europea, se si considera che la politica di coesione assorbe oltre un terzo del bilancio di Bruxelles, pari per il periodo 2007/2013 a 350 miliardi di euro.
Con questo ramo della politica comunitaria si possono realizzare infrastrutture (strade, porti, aeroporti), tutelare l’ambiente, promuovere il turismo. Oppure finanziare corsi di formazione professionale o promuovere iniziative per l’inserimento sociale e lavorativo dei disabili. Si può fare cultura e aiutare la ricerca. Anche così, molto concretamente, si può procedere sulla via dell’integrazione europea.