CASO BATTISTI ALL'UE
A Strasburgo i familiari delle vittime del terrorista
"Rivedo tutti i giorni la pozza di sangue in cui ho visto morire mio papà. E avrei voluto sentire in tutti questi anni delle parole di pentimento da parte di Battisti, ma non è stato così": Adriano Sabbadin è figlio di Lino, macellaio di Mestre, ucciso dal killer Diego Giacomini, il 16 febbraio 1979, il quale aveva le spalle coperte da Cesare Battisti, terrorista, condannato all’ergastolo dalla giustizia italiana per quattro omicidi e tuttora detenuto nelle carceri brasiliane in attesa di estradizione. Adriano Sabbadin, assieme ad Alberto Torregiani, Alessandro Santoro e Maurizio Campagna, parenti delle altre vittime di omicidi riconducibili a Battisti, hanno portato la loro testimonianza nella sede dell’Europarlamento, che il 20 gennaio ha votato una risoluzione la quale "auspica che le autorità brasiliane competenti esercitino il loro dovere/diritto di dare seguito alla richiesta del governo italiano di rivedere la decisione di estradare Cesare Battisti".
Battisti deve, secondo gli eurodeputati, scontare la sua pena in Italia. E l’Ue deve far sentire la sua voce per sostenere questa richiesta. "Negli anni scorsi la vicenda giudiziaria di Cesare Battisti ha occupato a lungo le cronache della stampa italiana e non solo. Ora occupa i tavoli della diplomazia internazionale. Cosa abbiamo da dire a riguardo noi, familiari delle vittime?". La testimonianza dei familiari che sono giunti a Strasburgo solo per "chiedere giustizia, non vendetta" ha certamente scosso i deputati dei 27 Stati Ue. "Battisti è stato condannato con sentenze definitive all’ergastolo per una serie di gravissimi reati hanno detto . Banda armata, rapine, detenzione di armi, gambizzazioni. E per quattro omicidi. Battisti sparò materialmente alla testa al maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, a Udine il 6 giugno 1978. Il killer Diego Giacomini poté contare sulla sua copertura armata nell’omicidio di Lino Sabbadin, macellaio, il 16 febbraio 1979, a Mestre. Battisti fu co-ideatore e co-organizzatore dell’attentato che a Milano, il 16 febbraio 1979, costò la vita al gioielliere Pierluigi Torreggiani" e comportò il grave ferimento di Alberto. "Infine Battisti sparò alle spalle dell’agente Andrea Campagna, il 19 aprile 1979 a Milano".
Una ricostruzione da brividi. "Noi, cittadini italiani prima che familiari delle vittime, ricordiamo. E la tenacia di questo ricordo rende impossibile ogni liquidazione morale delle vicende di allora. Lo ribadiamo con forza sul caso Battisti. Il tentativo terroristico di innescare una deriva autoritaria ed antidemocratica, fallì. In tale progetto sta la responsabilità politica e morale del terrorismo italiano. In tale fallimento consiste, storicamente, la sua sconfitta. Il sistema democratico italiano, con i suoi innegabili limiti, resse alla durezza di quegli anni. Resse l’attacco violento di terroristi di ogni colore grazie a una volontà ampia, popolare, di resistenza civile, sostenuta da una magistratura coraggiosa, che pagò a sua volta un prezzo alto nella difesa della democrazia". E ancora: "La nostra richiesta di una giustizia equa, finalmente compiuta, incontra una grande solidarietà in Italia e anche all’estero. Questo ci conforta". E il voto dell’Assemblea Ue è stato accolto con soddisfazione.
Alberto Torregiani afferma: "È assurdo che un assassino, un criminale qualunque come Battisti, riconosciuto colpevole dalla giustizia, non sconti la pena che è stata decisa per lui". Campagna dichiara a SIR Europa: "Non può succedere in alcun Paese che una persona che ha commesso un crimine efferato sfugga alla giustizia che lo ha giudicato". I figli e fratelli degli uccisi faticano a parlare di perdono, eppure la parola affiora sulle loro labbra: "È difficile", ribadiscono. Ma non escludono l’ipotesi. Prima però invocano giustizia, per i loro familiari, per tutti coloro che sono stati vittima della furia terroristica in Italia.
Il caso-Battisti chiede SIR Europa ai quattro testimoni può insegnare qualcosa all’Ue? In fin dei conti nel continente si sono registrate ed esistono altre forme seppur differenti di terrorismo… "Non bisogna confondere casi diversi", risponde deciso Torregiani. "Battisti era ed è un delinquente comune che si nascondeva dietro il terrorismo politico per rubare e ammazzare". Diverse le sfumature di Alessandro Santoro ("in ogni Paese il terrorismo ha assunto forme, significati e simboli diversi") e Maurizio Campagna, che comunque ritengono necessario concertare le azioni di contrasto anche oltre le frontiere. "L’Ue dice Campagna dovrebbe essere unita in questa vicenda". E così è.