UNIONE EUROPEA

Contro ogni intolleranza

A Strasburgo il dibattito sulla libertà religiosa

Un dibattito molto partecipato, con decine e decine di interventi; una risoluzione comune; persino una fiaccolata. Non sono mancati in questi giorni al Parlamento europeo di Strasburgo i segni di attenzione verso il valore della libertà religiosa e nei confronti delle comunità cristiane, sottoposte a discriminazioni, minacce, violenze, atti terroristici in diverse parti del mondo. I casi delle ultime settimane hanno di fatto innescato un atteggiamento nuovo: la libertà di fede e di culto vengono sempre più intese come una componente essenziale dei diritti umani. In qualche caso ne sono la cartina al tornasole. E anche l’atteggiamento della politica e dell’opinione pubblica europea sta gradualmente mostrando maggiore coinvolgimento e responsabilità.
Lo conferma il dibattito svoltosi nell’Assemblea Ue il 19 gennaio alla presenza dell’Alto rappresentante per la politica estera Ue, Catherine Ashton. Tutto l’Europarlamento, senza eccezioni, si è espresso a favore della libertà di religione e per la tutela delle minoranze cristiane, in Europa e nel mondo. La libertà di fede è intesa come "elemento costitutivo ed espressione dei diritti e delle libertà essenziali"; per questo "l’Europa per prima deve mostrarsi esempio di tolleranza e di rispetto per le fedi", sia per la religione cristiana che per le altre religioni presenti nel continente; "occorre intervenire – è stato detto ancora in aula – per tutelare i cristiani ovunque e perché non accadano più violenze e discriminazioni come quelle registrate in Iraq e in Egitto".
La Ashton ha sottolineato "le preoccupazioni che suscitano questi fatti, che ho espresso personalmente all’indomani degli attentati recenti e durante la mia visita alla chiesa della Natività a Betlemme il 6 gennaio". "L’Ue condanna ogni forma di intolleranza religiosa, ma non bisogna cadere nella trappola degli estremisti, che vorrebbero usare la religione per violare i diritti umani" e creare uno scontro tra civiltà. Ashton ha ricordato che il tema verrà trattato nel consiglio affari esteri Ue del 31 gennaio e sarà sollevato dall’Ue in sede Onu a marzo.
In emiciclo sono state poste in evidenza altre facce del problema. "Occorre garantire che in tutti i rapporti economici, commerciali e politici che l’Ue stabilisce con i Paesi terzi la tutela dei diritti umani e della libertà religiosa siano un aspetto decisivo": è l’indicazione emersa da diversi eurodeputati. Altri interventi hanno segnalato il problema "della crescente islamofobia e delle azioni contro gli ebrei in Europa". Quattro deputati hanno ricordato che l’Ue ha prodotto un’agenda per le scuole in cui non si segnalano le feste cristiane. Due rappresentanti ciprioti hanno denunciato il fatto che una messa di Natale è stata interrotta minacciosamente nel loro Paese dalle forze turche.
Elmar Brok (deputato esperto di questioni internazionali) ha segnalato che "il 75% dei casi di violenze per ragioni religiose nel mondo avvengono ai danni dei cristiani"; "nei trattati e negli accordi con gli altri Paesi dobbiamo sollevare – ha ribadito – la questione della libertà religiosa". Hannes Swoboda, dopo aver denunciato gli attacchi contro i cristiani, ha insistito sulla "capacità di far convivere, anche in Europa, le diversità religiose e culturali". Marietje Shaake ha dichiarato: "Non c’è mai un vero legame tra terrorismo e religione. Non ci può essere violenza in nome di Dio".
Carlo Casini, dal canto suo, ha citato Giovanni Paolo II e Giorgio La Pira e si è soffermato sul legame tra fede e libertà fondamentali, ricordando – con una citazione – che "la negazione della libertà religiosa è la negazione dell’uomo stesso". Tra gli altri interventi degli europarlamentari, più volte si è fatto riferimento al fatto che in Medio Oriente i cristiani "rischiano l’estinzione" e che "la religione cristiana è parte della identità storica europea". Anna Zaborska ha sostenuto: "Nel mondo non vengono rispettati i cristiani perché in Europa non ci sono garanzie e tutele sufficienti per i credenti. Basti ricordare la questione della presenza del crocifisso nelle aule scolastiche". Al termine del dibattito Catherine Ashton ha replicato su alcuni argomenti: "La presenza dei cristiani nel mondo e i loro diritti – ha detto – sono al centro delle nostre preoccupazioni". Ma ora si tratta di capire cosa può fare l’Ue, e cosa possono fare concretamente gli Stati membri, per tutelare la libertà di religione entro e oltre i confini d’Europa.