MILITARE UCCISO

Una domanda mai spenta” “

Sale a 36 il numero delle vittime italiane in Afganistan

"C’è uno smarrimento che fa tornare prepotente la domanda se vale la pena. Ma dobbiamo superare questo stato d’animo e andare oltre con il coraggio della preghiera e della fede. Guardiamo al di là di noi stessi e aggrappiamoci con tutte le forze alla speranza che è la guarigione del mondo". Così l’arcivescovo ordinario militare per l’Italia, mons. Vincenzo Pelvi, commenta al SIR la notizia della morte, avvenuta il 18 gennaio a Bala Murghab in Afghanistan, del caporal maggiore scelto Luca Sanna, originario di Oristano. Con lui salgono a 36 le vittime del contingente italiano in Afghanistan.

Modelli di stabilità. "La nostra nazione, che vive in una situazione di grande confusione e in un caos di riferimenti solidi, vede nei militari un modello di stabilità, di futuro e di fiducia – afferma l’arcivescovo – ringraziamo Dio dell’esempio che arriva da questi giovani meravigliosi che non pensano a loro stessi e che rifuggono da stili di vita effimeri e dediti solo all’immagine e all’esteriorità. I nostri militari vivono in fondo una vera umanità poiché vogliono contribuire a guarire il mondo dall’egoismo, dall’odio, dalle ingiustizie e, in questo senso, sono ricchi di umanità poiché fanno crescere nel bene coloro che sono più deboli senza chiedere nulla. Sono umanamente ricchi poiché crescono personalmente nella gratuità".
"Sono proprio questi nostri giovani – aggiunge mons. Pelvi – che stanno realizzando l’unità d’Italia riversando nel cuore dei popoli l’italianità che è offerta, gratuità, accoglienza e solidarietà. Riversando questi nostri valori nel cuore dei popoli in difficoltà, c’è una ricaduta positiva sulla crescita morale e spirituale dell’Italia". Mons. Pelvi invita anche a "superare i tentennamenti che si registrano in situazioni tragiche e sofferte come queste, ritiro o non ritiro", e i relativi "schemi ideologici e politici per dare il primato all’amore".
"La morte di questo soldato – dichiara l’arcivescovo – ribadisce l’autenticità umana del militare. I nostri militari sono dei credenti e l’avvenire in cui progettano la loro vita è sempre quello della bontà di Dio. E penso a Matteo Miotto, l’ultimo nostro caduto, nella sua mimetica è stata trovata l’immagine di un presepe dono ricevuto dal cappellano dopo la confessione fatta per Natale. Un ragazzo morto con il presepe nella mimetica. Come si fa a parlare dei nostri ragazzi come di guerrafondai? Sono persone da ammirare e amare. L’istituzione militare è un punto forte di fiducia del nostro Paese".

Il racconto dei fatti. Intanto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha spiegato che il conflitto a fuoco in cui è rimasto vittima Sanna è avvenuto all’interno della base italiana, in un avamposto della cintura di sicurezza di Bala Murghab dove opera l’VIII reggimento Alpini di Cividale del Friuli. Secondo quanto riferito dal ministro, il militare italiano sarebbe stato ucciso "da un terrorista in uniforme dell’esercito afghano". Altre ipotesi sono comunque al vaglio degli investigatori. L’attacco agli italiani è giunto proprio nel giorno in cui il generale degli alpini Biagio Abrate subentra come nuovo capo di Stato Maggiore della Difesa al generale Vincenzo Camporini che lascia l’incarico dopo quasi 3 anni. Nel suo discorso, secondo quanto riferito al SIR da mons. Pelvi che era presente alla cerimonia, Camporini ha ricordato uno per uno tutti i militari italiani morti in missioni internazionali rammaricandosi di non aver fatto il possibile per evitare la loro morte. "Un discorso toccante quello del capo di Stato Maggiore uscente, che ha tracciato un bilancio non delle cose fatte, ma di quelle non fatte: non sono riuscito a non far morire questi giovani. Non è stato un passaggio di consegne formale, tutt’altro", rivela mons. Pelvi.