FIAT MIRAFIORI

Dopo il “sì”” “” “

La responsabilità di parti sociali, politica e cultura

Dopo un testa a testa nello spoglio notturno passa il referendum che approva l’accordo per la nuova Mirafiori. Nelle prossime settimane si vedrà l’atteggiamento del sindacato che non ha firmato a suo tempo gli accordi, la Cgil, invitata dal Pd ad una adesione "tecnica".
In realtà questa vicenda, come molte altre nel corpo vivo della società italiana, ci avvertono che siamo alle prese con un passaggio storico cruciale, che richiede grande capacità di adattamento e, nello stesso tempo, grande senso di responsabilità. E questo vale per l’industria, come anche per il mondo della pubblica amministrazione e dei servizi, già interessati da importanti processi di ristrutturazione. Quel che conta è il risultato, non nell’immediato, ma nel medio termine, che dovrà tenere conto delle ragioni dell’efficienza e dell’efficacia e della giustizia, senza la quale peraltro sono illusori e provvisori anche i risultati in termini di efficienza ed efficacia.
Occorre insomma muoversi, cioè non restare invischiati in logiche antiche, e nello stesso tempo traguardare una meta credibile. Dopo Pomigliano, frutto dell’industrializzazione di Stato della seconda metà del XX secolo, Mirafiori, che risale agli anni Trenta, frutto dell’iniziativa privata concertata con lo Stato, si sono pronunciate per processi di riforma che hanno come prospettiva uno sviluppo sostenibile, attraverso concessioni significative. I lavoratori insomma hanno fatto la loro parte, hanno aderito ad un impegno, che tutti sono chiamati ad onorare.
In gioco, c’è il sistema-Paese e in concreto il ben-essere comune, che ovviamente non può prescindere, ma anzi si deve fondare su famiglie e lavori dignitosi e produttivi.
Si stanno segnalando infatti nel sistema occidentale avanzato, dopo l’inizio della crisi economica, due tendenze: da un lato, un ulteriore aumento delle disuguaglianze retributive e, dall’altro, lo sviluppo di uno zoccolo di "lavoratori poveri", il cui salario è sotto la soglia minima appunto di "povertà". Sono processi che devono far riflettere, come pure la tendenza all’aumento di coloro che il lavoro neppure lo cercano. Tenere conto responsabilmente di questi dati sottolinea il valore di tutte le iniziative che permettano di contrastarle, per portare nuovo sviluppo.
Tutte le parti sociali, la politica, la cultura, tutti insomma devono giocare un gioco nuovo, complesso sì, ma certamente alla portata delle nostre risorse, delle nostre capacità, delle nostre tradizioni e, dunque, del nostro futuro.