GIORNATA MIGRAZIONI" "

La cellula fondamentale

Famiglia e immigrati nella società di oggi

"Nel dramma della famiglia di Nazareth, la storia vede la dolorosa vicenda di migranti e rifugiati tutti i tempi. Da sempre i poveri conoscono stagioni di precarietà, di insicurezza e di disagio. Oggi, però, si tratta del movimento inarrestabile di ‘un popolo di popoli’, verso condizioni di esistenza più rispettose della dignità e della centralità della persona umana. Sono le famiglie ‘pendolari della terra’, cioè donne, uomini e bambini che lasciano le loro case e varcano i confini di Paesi stranieri". È un passaggio della conferenza che padre Gabriele F. Bentoglio, sottosegretario del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, terrà domani a Roma nella basilica di Santa Pudenziana. L’appuntamento, sul tema "La famiglia migrante. Il ricongiungimento", cade in occasione della celebrazione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. L’evento è organizzato dall’Ufficio diocesano per la pastorale dei migranti e vedrà la partecipazione delle comunità che costituiscono i gruppi di immigrazione più consistenti presenti nella capitale. Secondo padre Bentoglio, tutti questi uomini e donne in cammino sono "allo stesso tempo memoria e profezia": "Memoria del monito biblico che nessuno ha su questa terra stabile dimora; profezia che abbatte i muri dell’egoismo e forza aurore di solidarietà, con la convinzione che le risorse del pianeta sono di tutti e, dove si innalzano frontiere fratricide, si costruiscono società ostili e ribelli".

Meccanismi di difesa. La famiglia resta "la cellula fondamentale della società" e, per i migranti, "essa svolge un ruolo essenziale rispetto all’integrazione, perché assicura un clima di sicurezza e stabilità affettiva ai suoi membri, custodisce e trasmette le tradizioni culturali e garantisce relazioni armoniose tra le generazioni". Nel Paese di arrivo, sottolinea padre Bentoglio, "la persona migrante vuole realizzare un proprio ‘progetto migratorio’, che generalmente consiste nel raggiungere una posizione che le permetta prima di tutto la sopravvivenza e, successivamente, l’indipendenza economica" ma "spesso tale progetto non tiene conto dell’inserimento e dell’integrazione nella società di accoglienza". In tal senso, "la famiglia si trova, allora, a fare i conti con una società in cui conta soltanto il ruolo dell’individuo nella società e la sua capacità produttiva o di successo". Tutto questi fattori generano spesso "conflittualità tra l’immigrato e la società nella quale di fatto si trova a vivere" e quando la famiglia si ricompone adotta alcuni meccanismi di difesa: "riduce le proprie aspirazioni, tentando di realizzare il progetto migratorio "provvisorio" nel più breve tempo possibile"; valorizza "tutto ciò che appartiene alla cultura di origine"; abbandona l’idea del "rientro" che con gli anni "diventa sempre meno realizzabile e si trasforma in un ‘atteggiamento psicologico’, fino a diventare un ‘sogno’"; "i meccanismi di difesa si trasformano a volte in ‘aggressività’ e rifiuto di tutto ciò che propone la società di accoglienza"; "il progetto migratorio iniziale, anche se mantenuto in forma idealizzata, subisce radicali trasformazioni". Inoltre, prosegue il biblista, "bisogna aggiungere che gli sconvolgimenti dei ruoli familiari, dovuti alle attuali richieste del mercato del lavoro, pongono la donna in primo piano, con la sua forza, la determinazione e i sacrifici per la famiglia, prima lontana e poi, pian piano, con un progetto che si realizza con il ricongiungimento familiare".

Prospettive. Nella società di oggi, evidenzia padre Bentoglio, "è ormai incontestabile che gli immigrati e in, particolare, le loro famiglie fanno parte del nuovo volto delle società contemporanee". Per tale ragione, "le politiche migratorie internazionali devono mirare a tutelare il diritto all’unità familiare e a combattere il fenomeno oggi sempre più diffuso dei ‘ricongiungimenti di fatto’, cioè la ricomposizione delle famiglie nella irregolarità, dovuta soprattutto agli ostacoli nel raggiungere i requisiti per la riunificazione legale e per il lungo iter burocratico legato a tale concessione". Di fronte ad una simile realtà, "è urgente superare l’idea che l’immigrazione sia un fenomeno temporaneo e che si debbano concordare direttive soltanto come risposta all’emergenza". Affinché si aprano prospettive e possano concretizzarsi "autentici percorsi di integrazione", spiega il presule, è necessario che "si moltiplichino le iniziative che favoriscono la conoscenza dei mondi e delle culture (in particolare della realtà islamica) da cui provengono gli immigrati" ed "è importante incrementare le esperienze di condivisione per migliorare la convivenza tra ospiti e autoctoni". In questa direzione, conclude padre Bentoglio, "un pericolo da evitare, in proposito, è certamente il dissolversi della cultura dei vari gruppi etnici di immigrati, nonché l’assimilazione delle peggiori manifestazioni dello stile di vita occidentale".