GIOVANNI PAOLO II
La beatificazione come eredità viva per la Chiesa
"La scelta della data è un grande dono. Il primo maggio è la festività della Divina Misericordia, istituita dallo stesso papa Wojtyla dopo la bellissima enciclica ‘Dives in misericordia’ che esalta il concetto della misericordia divina come fondamento della dignità di ogni uomo". Così Gian Franco Svidercoschi, vaticanista e biografo di Giovanni Paolo II, commenta al SIR l’annuncio della beatificazione di papa Wojtyla dato questa mattina dalla sala stampa vaticana. Benedetto XVI ha infatti autorizzato la Congregazione delle cause dei santi a promulgare il decreto sul miracolo attribuito all’intercessione di Giovanni Paolo II. Tra il giugno 2005 e l’aprile 2007 furono celebrate l’inchiesta diocesana e quelle rogatoriali sulla vita, le virtù e la fama di santità e di miracoli di papa Wojtyla e nel giugno 2009, esaminata la relativa "Positio", nove consultori teologi del Dicastero diedero il loro parere positivo in merito all’eroicità delle virtù. La promulgazione del relativo decreto venne autorizzata il 19 dicembre 2009 da Benedetto XVI.
Un primo passo. "Si è finalmente arrivati alla fine di questo primo passo verso la proclamazione definitiva della santità, all’ingresso nell’albo dei Santi. Benedetto XVI ha dimostrato ancora il suo affetto e la sua affinità spirituale con Giovanni Paolo II aggiunge Svidercoschi abbreviando ulteriormente i tempi rispetto alla data prevista per il 16 ottobre, giorno della sua elezione". Inoltre, spiega il vaticanista, "da prassi la cerimonia di beatificazione si tiene nel luogo di origine del beato e il fatto che Benedetto XVI abbia scelto di celebrarla personalmente a Roma è un grande segno di continuità". Infatti, "quella del primo maggio è una data significativa anche per definire Giovanni Paolo II come ‘Papa della misericordia’" e "credo che sia la maniera migliore per riassumere il senso del mistero di questo Papa e della sua eredità". Per Svidercoschi, Wojtyla è stato "il Pontefice che ha introdotto nella Chiesa e nel mondo il concetto della misericordia divina" ed "ha vissuto e ha condiviso con tutti gli uomini l’esperienza di Dio, un Dio della pace e della tolleranza grazie al quale è riuscito ad avvicinare persone che non erano nemmeno cristiane".
Contro le ingiustizie. Rispetto all’appuntamento di maggio, il vaticanista sottolinea come esso riassuma anche "l’attenzione all’uomo, quel suo bellissimo dire ‘L’altro mi appartiene’ che si concretizza in un amore per ogni donna e ogni uomo indipendentemente dall’appartenenza politica, ideologica, religiosa" con "un atteggiamento che ha spalancato le porte del cattolicesimo a tutto il mondo". Nel suo pontificato, durante il quale ha fatto "sette volte il giro del mondo", Giovanni Paolo II è stato "presente in ogni frammento della storia per difendere ogni uomo e ogni popolo dalle ingiustizie". In tal senso, "questa beatificazione assume un grande significato perché in qualche modo riprende e rilancia la sua eredità": "Una eredità mai dimenticata ma che in questi anni, con tutto ciò che è accaduto nella Chiesa, si era forse un po’ scolorita. La sua grande seminagione ha portato ad una Chiesa più spirituale, ecumenica, laicale, aperta al mondo e meno moralistica. Credo che questa immagine di comunità ecclesiale conclude Svidercoschi possa essere d’aiuto ancora oggi alla Chiesa guidata da Benedetto XVI".