GIORNATA PACE 2011

L’esperienza dell’amore” “

Mons. Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio giustizia e pace

"Se il diritto alla libertà religiosa è frainteso, si pone in crisi la stessa democrazia. In effetti, grazie ad una libertà religiosa che consente di costruire una morale sul fondamento dell’amore alla verità e, ultimamente, a Dio, è possibile una condotta retta o virtuosa delle persone e dei popoli". In occasione della Giornata mondiale della pace che si celebra oggi, il SIR ha incontrato il vescovo mons. Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace.

Il messaggio di Benedetto XVI è dedicato quest’anno alla libertà religiosa. Un tema particolarmente importante oggi, se si pensa agli episodi di persecuzione e violenza nel mondo dettati dall’intolleranza religiosa?
"Si tratta di un tema cruciale, anzitutto perché, come ci informano varie fonti, a causa dell’intolleranza e del fanatismo religioso, un numero crescente di persone e di comunità è perseguitato, emarginato o addirittura eliminato per motivi religiosi. Non raramente, poi, la religione è strumentalizzata per mascherare interessi occulti, come ad esempio il sovvertimento dell’ordine costituito, l’accaparramento di risorse o il mantenimento del potere da parte di un gruppo sugli altri. Detto altrimenti, il grande e fondamentale bene della libertà religiosa è minacciato in se stesso, nella sua essenza e nella sua centralità per la vita morale delle persone e della società. Infatti, la libertà religiosa – intesa non solo come immunità dalla coercizione nel regolare il proprio rapporto con Dio, ma soprattutto come capacità di ordinare le proprie scelte secondo il Vero e il Bene sommi – è all’origine della libertà morale e del rispetto reciproco, e inoltre è forza positiva e propulsiva per la costruzione della società civile e politica. Pregiudicando la libertà religiosa, si minacciano dunque l’ordine morale, individuale e comunitario, mettendo in pari tempo a repentaglio i diritti e i doveri delle persone e dei popoli, nonché la giustizia e la pace, le quali si fondano sui primi. La democrazia, come insieme di regole procedurali e di istituzioni, non può esprimere tutte le sue potenzialità a servizio del bene comune, condiviso e realizzato insieme, senza disporre di un ordine etico e del corrispettivo ordine giuridico. Proprio per queste ragioni, il messaggio è importante per il futuro delle nostre democrazie, che una cultura post-moderna vorrebbe fondare sul relativismo etico e sull’emarginazione di Dio dalle istituzioni".

Ecumenismo e dialogo interreligioso sono impegni al centro del pontificato del Santo Padre. L’incontro con le altre religioni e la libertà di professare la propria fede sono davvero una "via alla pace"?
"Lo sono, a condizione che si attuino entro l’alveo di una comune ricerca della verità. Su tale base può essere rigettato tutto ciò che è contro la dignità dell’uomo e della donna; si fa tesoro di ciò che è positivo per la convivenza civile; si trova la convergenza su una misura condivisibile di bene, quale fondamento per la morale di una convivenza giusta e pacifica. Evidentemente, come ha sottolineato Benedetto XVI nella ‘Caritas in veritate’, ciò è fattibile qualora si disponga di una razionalità non imprigionata nei limiti dei pregiudizi e delle ideologie negative, bensì aperta alla Trascendenza, ad un sapere globale. Una tale razionalità sussiste entro quel discernimento che partecipa all’Amore e alla Verità di Dio: sono essi che animano e orientano la comune ricerca del bene personale e comunitario".

Quali sono i nemici della libertà religiosa?
"Sono molteplici. Il messaggio ne segnala alcuni. Tra questi pone il fanatismo, il fondamentalismo e il laicismo. Essi sono tutti criticati, perché ignorano l’essenza della libertà religiosa, che è ricerca – libera e comunitaria – della verità trascendente. Questi ‘ismi’, rammenta Benedetto XVI, sono forme speculari ed estreme di rifiuto del principio di pluralità e di laicità. Le posizioni del fanatismo e del fondamentalismo finiscono per attribuire il diritto alla libertà religiosa solo ad alcuni soggetti e gruppi autoreferenziali e, nel contempo, vorrebbero imporre ad altri le proprie concezioni. Per questa via, negano l’universalità, l’intangibilità e la reciprocità della libertà religiosa. Al lato pratico, rifiutano la verità di un Dio, Padre di tutti, l’uguaglianza di dignità delle persone, la figura di uno Stato laico, aconfessionale, nonché la libertà di pensiero, di coscienza e di religione, peraltro sancita nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Talora, fomentano un atteggiamento di discriminazione, che provoca azioni irrazionali, sino a veri e propri atti di violenza, attentati contro luoghi di culto e abitazioni, persecuzioni e uccisioni. Il laicismo secolaristico, maggiormente presente nei Paesi occidentali, giunge al rifiuto del pluralismo religioso e di una laicità positiva per la via singolare della negazione non solo del cristianesimo, ma di qualsiasi altra religione o tradizione, nel tentativo di promuovere una radicale emancipazione dell’uomo da Dio. Ciò viene fatto mediante un cinismo sconcertante. La marginalizzazione, ad esempio, del Dio cristiano o delle più volte menzionate ‘radici cristiane’ non è espressione di una superiore tolleranza che rispetta in egual modo tutte le religioni, per non privilegiarne alcuna, bensì è l’assolutizzazione di una posizione che si contrappone a ogni credo e cultura religiosi. In taluni casi, purtroppo, si giunge all’estremo del sofisma. L’opposizione ai segni religiosi o, meglio, al cristianesimo, che in ultima analisi è opposizione a Gesù Cristo, può prendere a pretesto il rispetto per i musulmani, i quali però, più che essere feriti nei loro sentimenti religiosi per un’eventuale inserzione delle ‘radici cristiane’ nella Costituzione europea, restano scandalizzati da una cultura secolarizzata che nega le proprie basi".

Dall’Africa arrivano, in questi giorni, notizie drammatiche. Il rispetto della dignità della persona e il diritto alla libertà religiosa non trovano ancora pieno compimento nel continente africano. C’è una responsabilità da parte della Comunità internazionale?
"A proposito dei veri e propri delitti che si compiono in Africa contro le persone e le comunità, vi sono anzitutto responsabilità locali, tribali, lotte per la conquista del potere sociale, economico e politico. Non si può certo ignorare come spesso i conflitti tra le varie parti religiose siano strumentali rispetto al dominio su risorse, commerci e istituzioni. Più raramente, all’origine di genocidi e scontri di etnie, stanno ragioni prettamente religiose. La responsabilità della Comunità internazionale più di una volta appare coinvolta dando il suo appoggio – non escluso quello finanziario – ad una parte rispetto all’altra, magari per tutelare interessi particolari, propri o altrui. Un’azione positiva della Comunità internazionale potrebbe efficacemente concretizzarsi mediante il supporto all’affermazione della legalità, della crescita per tutti, della democrazia partecipativa e di una laicità positiva degli Stati".

Qual è l’impegno della Chiesa a difesa dell’uomo?
"È noto che l’impegno della Chiesa a difesa dell’uomo si dispiega su più piani, a cominciare da quello dell’espletamento della sua missione essenzialmente evangelizzatrice, per giungere a quello più precipuamente educativo delle coscienze, senza dimenticare l’attività sul piano internazionale presso le grandi e meritorie istituzioni della Comunità mondiale. Una delle svariate strade che essa percorre è sicuramente quella della tutela e della promozione, ovviamente da un punto di vista etico-culturale, della libertà religiosa. E ciò, perché la Chiesa vede in questa la sintesi e il vertice di tutte le altre libertà, di tutti gli altri doveri e diritti. Dalla difesa e dall’affermazione della libertà religiosa dipende la salvaguardia della dignità delle persone e dei popoli. È su questo versante che il messaggio di Benedetto XVI ha voluto maggiormente insistere, lasciando un ulteriore segno inequivocabile a favore della difesa dell’uomo in quanto tale. La difesa e la promozione della libertà religiosa sono via per tutelare e affermare la dignità dell’uomo, di ogni uomo, a qualsiasi razza e a qualsiasi religione egli appartenga. La Chiesa vi si impegna, perché ogni giorno vive, mediante l’Eucaristia, l’esperienza dell’amore di Dio per ogni persona e popolo".